La chimica verde perde pezzi, appello al governo

Eni sposta da Porto Torres a Milano la centrale d’acquisto. Il senatore Lai e il governatore Pigliaru scrivono al ministro

SASSARI. Gli operai che manifestano davanti ai cancelli dell’ex Petrolchimico per chiedere il rispetto degli impegni, l’Eni che continua a essere sempre più lontana (anche con la testa) dalla Sardegna, le bonifiche che non decollano in maniera seria. E ora la decisione (forse già presa?) di spostare anche il procurement di Matrìca da Porto Torres a Milano. La situazione continua a peggiorare con il passare delle ore e il senatore del Pd Silvio Lai si è rivolto al presidente della commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti che proprio di recente aveva audito l’amministratore delegato dell’Eni Claudio De Scalzi.

E in serata, il presidente della Regione Francesco Pigliaru ha scritto proprio a De Scalzi e al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. «Se fosse confermata la decisione del trasferimento a Milano dell’attività aziendale che si occupa di prodotti, materiali e servizi necessari ai cicli di produzione della chimica verde – ha sottolineato Pigliaru – rappresenterebbe un arretramento non accettabile in un momento di delicate interlocuzioni tra Regione, Governo ed Eni».

Il senatore Silvio Lai ha rimarcato l’importanza del sito di Porto Torres, nel quale hanno lavorato migliaia di persone, «tante quante nell’Ilva di Taranto, ridotte oggi a qualche centinaio. Nel 2011 con la firma del Protocollo della chimica verde, Eni ha chiuso gli ultimi impianti per sostenere l’avventura di Matrìca e voglio rammentare che in commissione Industria l’ad De Scalzi aveva narrato come la nuova Eni da lui guidata avrebbe costruito un rapporto diverso con il territorio, più sensibile e attento alle esigenze locali. Se la decisione è quella di trasferire il procurement a Milano, vuol dire che l’obiettivo è spogliare l’economia locale di milioni di euro, affidandoli così ad aziende che (per dimensione) non saranno raggiungibili dalle imprese sarde, obbligate a operare in un mercato chiuso». Lai denuncia che «tutto ciò accade mentre Eni comunica il suo disimpegno dal Protocollo della chimica verde e a una buona fetta di investimenti previsti. Non si può accettare l’ennesima umiliazione senza che ne paghi la credibilità della multinazionale italiana. Ma neanche Matrìca può accettare una simile cosa se vuole salvare la propria reputazione».

Il presidente della Regione Francesco Pigliaru ha, invece, chiesto a De Scalzi e al Governo una forte accelerazione sulle bonifiche e gli investimenti, ma anche un forte impegno «per consentire il maggior coinvolgimento possibile delle imprese locali». Una situazione delicata, che vede l’area del nord Sardegna indietro rispetto ad altre realtà - come Venezia, Livorno e Piombino - che con il piano dell’Area di crisi complessa stanno inglobando risorse e soluzioni per le bonifiche e nuovo sviluppo. Anche senza l’Eni.

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