«No ai tagli, giù le mani dalle scuole»

In quattrocento a Cagliari per dire no all’eliminazione delle pluriclassi. La richiesta dei sindaci: rinvio di un anno

CAGLIARI. Una sola parola d'ordine: «La scuola non si tocca». A scandirla, al suono di fischietti e trombe, ieri mattina, davanti alla sede della Regione, 400 manifestanti: genitori, amministratori comunali, insegnanti. In prima fila i sindaci di 15 comuni che subiranno il taglio delle pluriclassi, previsto dalla Regione. In tutta la Sardegna, il provvedimento interesserà 29 paesi. Gli amministratori chiedono alla Regione un passo indietro, una moratoria di un anno del provvedimento e un quadro chiaro all’interno del quale i Comuni possano distribuire le risorse esistenti sul territorio.

«Siamo discriminati». «Subiamo un trattamento discriminatorio – dice Pietro Carbini, sindaco di Santa Maria Coghinas –. Su 169 pluriclassi, solo 29, riteniamo scelte a caso, verranno soppresse. Lo stesso assessore ha ammesso che nelle conferenze provinciali qualcosa non ha funzionato, ma non fa un passo indietro per verificare cosa è successo. La Regione ha voluto mostrare i muscoli, compiere un atto di arroganza. Dopo l'incontro di oggi – assicura il sindaco – non ce ne saranno altri, perché le nostre istanze si sposteranno nelle aule dei tribunali. Fermeremo gli avvocati solo se avremo una risposta entro il 16 marzo».

«Sindaci scavalcati». Una scelta, quella della Regione, secondo i sindaci, calata dall'alto, contraddittoria e che non ha tenuto conto del parere delle amministrazioni locali. L'assessore alle Politiche giovanili di Nughedu San Nicolò, Hansel Fresu, parla di una “gestione vergognosa”. «I sindaci – dice – non sono mai stati sentiti e l'assessore Firino ha ammesso, candidamente, di aver già acquistato 60 pullman per il trasporto degli alunni. Una spesa, compresi gli autisti e gli accompagnatori di 4 milioni di euro. Abbiamo a che fare con una politica che considera la scuola alla stregua di un supermercato, che applica alla cultura i calcoli ragionieristici dei centri commerciali: chiusure e accorpamenti». Sottolinea un paradosso, il sindaco di Piscinas, Mariano Cogotti: «Non abbiamo neanche finito di rendicontare la spesa di 70mila euro di fondi regionali per la ristrutturazione, che dopo una settimana hanno deciso di chiudere la scuola».

Incubo spopolamento. Chiusura delle scuole e spopolamento sono temi che si intrecciano nelle parole degli amministratori: «Chiuderà il plesso di Brunella e i bambini dovranno trasferirsi a Budoni – spiega Lara Vesco, vicesindaco di Torpè, dove la scuola elementare è aperta dal 1935 –. È una decisione che non tiene conto delle singole realtà. Chiudere una scuola vuol dire accelerare il processo di spopolamento dei piccoli centri». Una riforma sbagliata e costosa per il sindaco di Tramatza, Stefano Pala: «Uno spreco di denaro pubblico, chiudere una scuola come la nostra, che in questi anni è costata 500mila euro di manutenzioni e ristrutturazioni. Sprechi anche nella gestione: un pullmino, l'autista e l'accompagnatore costeranno almeno 100mila euro l'anno per ogni Comune».

Proposta di sospensione. Denuncia la mancata comunicazione tra Regione e Comuni, Giuseppina Sanna, assessore alla Pubblica istruzione di Ozieri: «Abbiamo cercato un confronto – assicura –, chiediamo la deroga per quest’anno, visto che siamo prossimi alla nuova legge di riordino degli enti locali , nell’ambito della quale sarà possibile istituire i poli scolastici territoriali». Rivendica la sospensione per un anno anche il sindaco di Codrongianos, Luciano Betza: «Quest’anno le pluriclassi devono continuare a funzionare. Senza scuola i piccoli centri rischiano di morire». Regole certe chiede anche Milena Onano, consigliere di Belvì: «La nostra scuola ha gli stessi requisiti di altre del Nuorese che non sono state chiuse. Abbiamo investito in strutture e tecnologia ma ora tutto sarà inutile».

Sì al confronto. In tarda mattinata la delegazione dei sindaci viene ricevuta dal capo di Gabinetto della Presidenza della Regione, Filippo Spanu, accompagnato dal capo di Gabinetto dell’Assessorato alla Pubblica istruzione, Giuseppe Dessena, che assicura ai sindaci la “massima attenzione del presidente Pigliaru e dell’assessore Claudia Firino, sottolineando che la programmazione territoriale è alla base del rilancio degli enti locali, ed occorre un dialogo tra Comuni confinanti per trovare soluzioni condivise”. L’assessore Firino, che aveva già incontrato i sindaci in precedenti occasioni, sottolinea che «il Piano di dimensionamento non chiude le scuole ma le organizza per offrire un’istruzione di qualità. Mettiamo le scuole al centro del territorio, in un’ottica pluricomunale. Sappiamo che solo elevando il livello della scuola potremo creare lavoro e agire sullo spopolamento. Le pluriclassi saranno dunque gradualmente abolite, secondo criteri condivisi e con la creazione di alternative di qualità. Ci rendiamo conto che abbiamo fatto una scelta coraggiosa, sulla via del cambiamento. Ma la scuola sarda, ultima nelle graduatorie nazionali ed europee, richiede un intervento importante per porre rimedio alla situazione disastrosa che abbiamo trovato».

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