Nuova legge edilizia, serve un lifting

Oggi il testo all’esame della direzione Pd convocata da Soru. In arrivo maglie più strette nei centri storici e zone agricole

SASSARI. Appeal vicino allo zero. Bocciata dall’opposizione, rimandata dalla stessa maggioranza. Con il Pd diviso che oggi proverà a fare quadrato. La legge edilizia, o nuovo Piano casa, sarà protagonista a Oristano. C’è la direzione del Partito Democratico, convocata dal segretario regionale Renato Soru. Gli aumenti volumetrici, la possibilità di edificare anche vicino al mare, là dove insistono i vincoli imposti dal Piano paesaggistico – la creatura di Soru – saranno oggetto di lunga discussione. Il Pd cercherà di fare sintesi, individuando una linea comune da declinare in altrettanti emendamenti da portare in aula. E la sensazione è che ad essere sotto esame oggi non sia soltanto la legge sull’edilizia, ma anche le alleanze all’interno dei Democratici e la stessa maggioranza. La certezza è che la legge mercoledì ritornerà in aula per l’inizio della discussione, dopo la presentazione generale avvenuta due giorni fa.

I punti controversi. Il disegno di legge licenziato dalla quarta commissione presieduta da Antonio Solinas (Pd) fa discutere in particolare per quanto riguarda la possibilità di incrementi volumetrici nelle zone A (centri storici), l’edificabilità nelle zone E (agricole) e le aperture al cemento nelle zone turistiche di fronte al mare (zone F). In sottofondo, il rischio che la nuova normativa possa fare resuscitare le cosiddette lottizzazioni in sonno, bloccate dal Ppr nel 2006. Un punto sul quale qualche giorno fa ha posto il veto il governatore Francesco Pigliaru.

Le differenze. Salvatore Demontis, consigliere Pd e componente della commissione Urbanistica, dice che la legge edilizia ha bisogno di alcuni ritocchi. Una premessa: «Non ha niente a che vedere con il vecchio Piano casa. La differenza è fondamentale: mentre la legge 4 del 2009 derogava tutti gli strumenti urbanistici, la legge edilizia rispetta la pianificazione territoriale. Infatti, per quanto riguarda la possibilità di incrementi volumetrici del 20 per cento nelle zone A – centri storici – gli stessi sono subordinati alla presenza di un piano particolareggiato adeguato al Ppr, che stabilisce nel dettaglio che cosa è possibile fare e cosa invece è vietato. I Comuni che non si sono dotati di piano particolareggiato potrebbero essere incentivati a farlo. Dove il piano non c’è, le zone A restano intoccabili».

Le proposte. Demontis, espressione dell’area soriana, non esclude comunque che l’aggiunta del 20% nei centri storici possa essere cancellata dalla legge, «su questo punto la discussione è aperta». Maglie più strette in arrivo anche per le zone agricole, dove potrebbe lievitare sino a 10 ettari la misura del lotto minimo in cui sarà possibile edificare «eliminando però la distinzione tra imprenditore agricolo a titolo principale e non». Attualmente il limite è 3 ettari: «L’aumento nasce dalla necessità di evitare eccessivi frazionamenti della campagna, che non deve perdere la sua funzione principale». E alla cancellazione sembra destinato anche il comma 3 dell’articolo 30 sulla disciplina transitoria. Si tratta del punto probabilmente più contestato: a proposito dei piani di lottizzazione, la legge edilizia conferma il blocco prima imposto dal Ppr nel 2006 e poi eliminato dal Piano casa, ma apre uno spiraglio per i piani di lottizzazione approvati entro il 30 novembre 2014. Per evitare brutte sorprese, cioè la ripartenza di quei progetti in sonno stoppati perché ad alto impatto ambientale in zone costiere, la soluzione potrebbe essere l’eliminazione del comma 3: via la disciplina transitoria, tutto ritornerebbe come nel 2006.

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