La legge sugli ecoreati non cancella l’airgun: esplode la polemica

La zona industriale di Porto Torres, uno dei siti più inquinati

Sarà ancora possibile usare i cannoni sottomarini. Parlamentari e ambientalisti sardi contestano alcuni passaggi del provvedimento

SASSARI. Pericoli e falle: non cessa lo stato di paura sui rischi per l'ambiente. Suscita già reazioni nell’isola la nuova legge sugli ecoreati. Ci sono difensori del patrimonio naturale e parlamentari che individuano buchi, crepe, carenze. Non su tutto il testo, certo, giudicato perlopiù positivo, ma su una serie di punti.

Si va dal caso delle cannonate sottomarine per cercare petrolio e altri idrocarburi - rimasto aperto e senza protezioni normative - alla segnalata possibilità di prescrizioni dei crimini e maggiori patteggiamenti per mancate bonifiche. Con riferimento sia alle aree ex industriali sia alle zone dei poligoni militari.

Gli interventi. Più controversa, invece, la questione delle valutazioni sui processi penali legati all'inquinamento da amianto o eternit. In questa circostanza non tutte le posizioni politiche collimano. C’è chi vede gravi criticità. E chi invece le considera tutte superate grazie alla nuova legge. A ogni modo, in questa fase, la speranza di molti osservatori è che sul piano di attuazione delle norme possano venire apportate migliorie. Soprattutto per quel che riguarda i temi al centro delle contestazioni.

Centro democratico. Dice infatti Roberto Capelli, deputato di Cd: «L’airgun, ossia il sistema d’indagine subacquea con le cannonate, andava vietato: non si capisce perché dall’oggi al domani alla Camera si sia cambiata idea. Noi in Sardegna sappiamo bene quanto sia deleterio, per l’ecosistema, per la pesca e per la stessa economia: l’abbiamo già sperimentato. Il gioco non vale la candela nemmeno sul piano del ritorno economico perché i costi sono sostenibili solo con giacimenti grandissimi, che in Italia non esistono».

«Ecco perché non possiamo arretrare, anzi servono pene durissime: chi colpisce l’ambiente colpisce l’uomo», conclude Capelli, ricordando come su quest’aspetto e su altri «la maggioranza di governo ha commesso errori imbarazzanti».

Tutele. Quello della salvaguardia naturalistica del resto non è problema da poco. I progetti per risanare alcune aree industriali, portuali o sottoposte in passato a un rischio-veleni in Sardegna restano largamente sulla carta. Come dimostrano le vaste regioni ancora inquinate da fanghi rossi e da lavorazioni minerarie nel Sulcis Iglesiente, gli scandali per l’inquinamento a Porto Torres, gli allarmi ricorrenti a Portovesme. Tutto questo senza dimenticare le difficoltà registrate ciclicamente in altre zone come Sarroch, Macchiareddu, Arbatax.

Assicurazioni. Così non convince molti nell’isola la posizione del ministro Gian Luca Galletti. Il quale, intervenendo sulla norma che non vieta più le ricerche petrolifere in mare con le cannonate sottomarine, ha detto: «È stato importante scongiurare il rischio di applicare in ambito nazionale direttive più restrittive di quanto imponga l’Ue. E c’è poi una difformità di regole tra Paesi confinanti che - si prenda per esempio proprio l’airgun -possono procurare i medesimi danni».

Riserve e critiche. Se perciò il titolare del ministero per l’Ambiente si batterà per omogeneizzare le disposizioni su scala europea, nella maggioranza che ha detto sì alla legge e visto schierati insieme M5S, Sel e Pd, parecchi non sono del tutto soddisfatti. Non solo in Sardegna.

È il caso della senatrice Loredana De Petris, capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà e presidente del gruppo misto a Palazzo Madama. Che ha spiegato: «Consapevoli dei limiti che ci sono nella nuova norma, oggi siamo decisi a superarli. Il divieto di disastrose perforazioni esplosive resta per noi obiettivo irrinunciabile». Una posizione, questa, che vede in prima fila i rappresentanti sardi di Sel in parlamento, Michele Piras e Luciano Uras. E che ha spinto il deputato nuorese a dichiarare: «Tra tanti aspetti positivi, resta la macchia del caso airgun: ci batteremo per eliminarla».

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