Retromarcia su sigilli-tris in Costa

Il procuratore Fiordalisi annuncia e poi revoca il nuovo sequestro degli hotel

PORTO CERVO. Il sequestro, il terzo in poco meno di un anno, è stato annunciato e poi revocato, nel giro di poche ore, dal capo della procura della Repubblica di tempio, Domenico Fiordalisi. Ad avere gli ingressi sbarrati, a stagione turistica avviata, sarebbero state le suite e gli appartamenti extralusso degli hotel pentastellati del Romazzino, Cervo e Pitrizza, il meglio della Costa Smeralda. Un provvedimento, quello annullato nel giro di poche ore, che era stato preso dal capo della Procura di Tempio dopo l’annullamento, da parte della Corte di Cassazione, del provvedimento che cancellava il sequestro preventivo deciso dal gip nel febbraio di quest’anno su 38 immobili – tra appartamenti, ville monofamiliari, suite presidenziali e diverse infrastrutture di intrattenimento a uso comune negli alberghi a cinque stelle, tra le quali barbecue all’aperto, terrazze, porticati, verande e una decina di piscine – che una indagine avviata dalla procura della Repubblica vuole siano stati realizzati abusivamente, in barba alle leggi vigenti. Un provvedimento di sequestro cassato pochi giorni e che ora resta sub judice in quanto i giudici della suprema Corte, nell’annullare la decisione del tribunale del Riesame di Tempio, hanno rinviato al tribunale il giudizio di merito. «Attendo che il provvedimento sarà esaminato dal tribunale» ha spiegato ieri il capo della Procura Domenico Fiordalisi.

Gli avvocati della Costa Smeralda Antonella Cuccureddu e Filippo Dinacci, che in questa lunga querelle giudiziaria rappresentano Sardegna Resort (la cassaforte della holding qatariota che racchiude le proprietà immobiliari, compresi gli alberghi della Luxury Collection, gli hotel e resorts della Starwood), non hanno rilasciato alcuna dichiarazione in merito alla nuova iniziativa giudiziaria, subito ritirata.

Il provvedimento prevedeva la chiusura ai turisti delle 17 ville dell’Hotel Pitrizza, delle tre suite realizzate all’hotel Cervo e le sei villette monofalimiari dell’Hotel Romazzino. Restavano fuori dal provvedimento i ristoranti con veranda del Romazzino, l’area comune della piscina grande, le sette piscine attigue alle villette monofamiliari, le cucine e la hall del Pitrizza e diverse zone comuni dell’hotel Cervo. Questo per non pregiudicare ulteriormente la stazione turistica.Un ulteriore accorgimento era stato disposto dal capo della Procura, e prevedeva l’assenza delle fettucce biancorosse nelle aree sottoposte a sequestro giudiziario, questo per evitare imbarazzo tra la clientela. Il sindaco di Arzachena, Alberto Ragnedda, informato dell’accaduto, ha espresso il suo plauso per la decisione di non sottopporre ad ulteriori “stress giudiziari” le strutture alberghiere della Costa, prestigioso biglietto da visita del turismo isolano. «Questo nel massimo rispetto per l’attività della magistratura», ha detto il sindaco di Arzachena.

L’iniziativa giudiziaria portata avanti dal capo della Procura è stata dunque soltanto rinviata di qualche settimana, il tempo necessario al relatore della corte di Cassazione di depositare le motivazioni che hanno portato all’annullamento del sequestro e alla nuova fissazione di udienza, davanti al tribunale di Tempio (che potrà essere composto dagli stessi magistrati che hanno espresso il primo parere, non essendovi incompatibilità) e quindi decidere per la seconda volta sul provvedimento di sequestro ordinato dal gip. Nel frattempo, come dispongono diverse sentenze della Cassazione, i beni sottoposti alla misura cautelare reale (come il sequestro preventivo) restano dissequestrati, e soltanto alla decisione del riesame, se favorevole, il provvedimento potrà essere nuovamente applicato.

L’intera vicenda prese avvio nell’ottobre dello scorso anno, quando Domenico Fiordalisi dispose, a stagione ultimata, un primo sequestro delle sei suite realizzate su un’area attigua al complesso alberghiero del Hotel Romazzino, tra il mare e la strada. Un nuovo resort che venne contestato dai vicini, una immobiliare gestita da un commercialista olbiese il quale, a tacitazione della sua denuncia all’ufficio tecnico di Arzachena, si accordò con la Sardegna Resort ottenendo in comodato d’uso, per il mese di agosto, una delle suite. Anche questo strano modo di concludere affari fu sottoposto alle verifiche della Procura, che contestò diversi reati all’ex capo dell’ufficio tecnico, al progettista degli immobili e ai due amministratori (l’attuale e l’ex) della società immobiliare smeraldina, la Sardegna Resort.

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