Vertenza Sardegna, Pigliaru presenta il conto a Renzi: 1,1 miliardi

Da sinistra Francesco Pigliaru, Matteo Renzi e il ministro Graziano Delrio

Il presidente della Regione ha consegnato al premier un dossier con i costi dell’insularità e della mancata metanizzazione. «Su trasporti ed energia serve una compensazione del governo»

CAGLIARI. Un miliardo e cento milioni all’anno. Faccia o non faccia, resti o meno inchiodata alla crisi ma sarebbe meglio che azzardasse di più da sola per uscire dal tunnel, è questo il prezzo pesante, un miliardo e più, che la Sardegna paga da sempre a causa di uno status geografico immutabile: è e resterà un’isola.

Per la prima volta, ognuno di noi sa quanto gli costa vivere ogni giorno lontano dalla terra ferma, o peggio ancora essere dimenticato mattina e sera da chi dovrebbe provare almeno a ridurre l’evidente ed enorme distanza via mare e via cielo. Prima di spiegare il perché la Sardegna è sempre e comunque sotto di un miliardo e cento milioni rispetto al resto del mondo, va detto che nelle stesse ore il conto è stato presentato a Olbia e a Cagliari.

A Olbia dal presidente della Regione Francesco Pigliaru al ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio, nominato sul campo da Renzi plenipotenziario per risolvere (o provare a farlo dopo settembre) l’emergenza Sardegna. A Cagliari a tirar fuori la montagna di banconote che non ci sono da una vita è stato il «Centro studi ricerche Nord Sud».

Nel presentare il ventiduesimo rapporto annuale sullo stato dell’economia, il Crenos ha detto: «Bisogna abbattere in fretta l’handicap di partenza, altrimenti sarà impossibile persino provare a salire sull’ancora incerto treno della ripresa». Anzi, c’è un rischio in più: la Sardegna potrebbe neanche accorgersi che fra un anno o al massimo due qualcosa forse cambierà in meglio.

L’insularità. Il calcolo economico in rosso, leggi un miliardo e cento milioni all’anno, è presto fatto. Olbia è il porto commerciale della Sardegna più vicino a Civitavecchia, primo approdo del Continente, e la distanza fra le due sponde è certificata: 230 chilometri. Il tempo di percorrenza in nave della tratta è in media nove ore e 22 minuti. Ebbene, è lo stesso tempo che un camion ci metterebbe a percorrere 553 chilometri in autostrada.

Il che vuol dire: la distanza economica fra Olbia e Civitavecchia è nei fatti quasi tre volte superiore a quella calcolata su qualsiasi mappa. Sono 323 chilometri in più e sarebbe come se la Sardegna non fosse posizionata nel Mediterraneo in linea con la Corsica e lungo lo stesso meridiano del golfo di Genova, ma molto oltre: addirittura sotto Marsiglia.

L'arrivo di Renzi a Olbia per inaugurare il Mater

Il Crenos ha scritto: «La percezione reale della distanza, 553 chilometri, è lo svantaggio di cui la Sardegna soffre da sempre rispetto a qualsiasi altro territorio». È il peso dell’insularità che finora ai sardi non è stato riconosciuto dallo Stato e neanche dall’Europa. Da solo pesa 600-660 milioni all’anno. Una mazzata per qualunque economia persino la più florida, figuriamoci per una disastrata come lo è quella sarda.

A quantificare la cifra del danno è stato, nell’aula cagliaritana del Crenos, l’assessore alla Programmazione Raffaele Paci, mentre è spettato al presidente Pigliaru comunicarlo al ministro Delrio nel vertice di Olbia sulle infrastrutture. Sulle infrastrutture che non ci sono e a quell’incontro hanno partecipato anche gli assessori a Trasporti e ai Lavori pubblici, Massimo Deiana e Paolo Maninchedda.

Ma il conto del risarcimento non è finito: la Sardegna è anche l’unica regione in Italia a non avere il metano e questo secondo peccato ha a sua volta un costo: 400-450 milioni in più nel calcolo della bolletta energetica. Dunque: se per colpa della distanza le esportazioni partono già zoppe rispetto alla concorrenza, con l’energia più cara anche la lenta produzione interna è penalizzata sin da subito.

A questo punto basta sommare 650 milioni (svantaggio nei trasporti) e 450 milioni (svantaggio energetico) per ottenere quello che per gli economisti, e confermata anche da quelli prestati alla politica, è il costo reale dell’insularità. Un miliardo e cento milioni e con questo carico pazzesco addosso, peggio di una condanna a vita, la Sardegna non può farcela certo a risollevarsi da sola.

Il vertice. Dal conto miliardario in poi, è tutto scritto nel dossier che Pigliaru ha consegnato giovedì al presidente del Consiglio, nel pranzo all’aeroporto di Olbia, e ventiquattr’ore dopo studiato nei particolari col ministro Delrio. Da una ventina di pagine, sono saltati fuori tutti i problemi che la Sardegna si porta dietro per colpa del suo status geografico e di una continuità territoriale ancora inespressa per i passeggeri e soprattutto le merci.

Il tutto, aggravato dal ritardo ugualmente storico nelle infrastrutture interne: strade pessime, zero ferrovie efficienti, porti e aeroporti neanche collegati fra loro per fare sistema. «La Sardegna non può più aspettare», ha detto il governatore al ministro e quell’indennizzo prima poi dovrà essere riconosciuto alla Sardegna dallo Stato e dall’Unione Europea. Per poi far sapere, con un comunicato, che «nel dettaglio del vertice, oltre alla questione insularità, sono stati affrontati e discussi anche gli altri gap nelle infrastrutture.

Dal ministro è arrivato un forte impegno per superare davvero e in fretta ogni singolo problema». Nelle prossime settimane – è scritto ancora nella nota della Regione – col Governo saranno «definite le singole schede tecniche e le coperture finanziarie per ognuno degli interventi previsti».

La chiusura del percorso sarà in autunno ed è stato questo l’impegno preso da Renzi alla fine della sua missione lampo di giovedì a Olbia. A settembre Palazzo Chigi vuole passare dalle promesse ai fatti. La speranza è che nel frattempo, in estate, l’isola riesca almeno a sopravvivere.

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