Balena spiaggiata a Sorso, esclusa la facoltà di Veterinaria: «Siamo gli unici esperti»

Il direttore del dipartimento Sanna Passino: ne avevamo già recuperato una 35 anni fa con costi irrisori

SASSARI. Per la prima conferenza di servizi erano partiti 17 inviti. E in quella prevista dopo l’Epifania se ne aggiungeranno altri tre: l’ente parco dell’Asinara, un geologo e un archeologo. In questa storia della balenottera spiaggiata a Platamona, il Comune di Sorso ha chiesto aiuto praticamente all’intero apparato burocratico regionale e nazionale. C’è giusto un ente che non è stato ancora invitato, l’unico che un cetaceo l’ha recupero per davvero: il dipartimento di Medicina veterinaria dell’università di Sassari. 35 anni fa la vecchia facoltà si rese protagonista di un recupero straordinario in tutti i sensi: quaranta tonnellate di balena incagliate nel bulbo di una nave di linea a Porto Torres. Il mammifero venne ripescato dal mare e spolpato. Oggi è esposto in un’aula del dipartimento: l’Aula della balena.



Il dipartimento. «Non dico che il dipartimento dovesse rientrare tra i primi tre enti – spiega il direttore, Eraldo Sanna Passino, che all’epoca del recupero era ancora uno studente – ma non c’è neanche tra i famosi 17. Va bene la presenza della Assl e l’istituto zooprofilattico, capisco meno Padova: non mi risulta che ci sia il mare. Evidentemente non siamo graditi o comunque non siamo ritenuti competenti per occuparci di queste tematiche».

Il precedente. Il recupero della balena di Porto Torres avvenne nel 1983, dotto la guida dall’allora preside della facoltà di Veterinaria, Giovanni Manunta. «Una gru del porto – racconta Pier Paolo Pintus, uno dei pochi della squadra ed essere ancora in forza al dipartimento – la caricò su un pianale che la portò in facoltà, dove fu scaricata con l’aiuto dei vigili del fuoco». A quel punto docenti, studenti e tecnici lavorarono due anni per recuperare lo scheletro. Aprirono l’addome per spolpare il corpo – portandosi i coltelli da casa – è una volta estratti ed esaminati gli organi interni, sotterrarono le tonnellate di carne rimanenti. Il lavoro finale, quello di ricostruzione dello scheletro, durò circa tre mesi.



Costi irrisori. I costi sostenuti dall’università furono nell’ordine di centinaia di migliaia di lire e servirono a pagare la benzina del camion e dell’escavatore. Noccioline in confronto al preventivo astronomico, 100mila euro, sventolato dal Comune di Sorso alla Regione per ottenerne i 35mila stanziati nei giorni scorsi. Senza dimenticare che l’operazione scattò in un mondo più lento, senza computer né internet, quando si comunicava al telefono e via posta ordinaria.

Platamona invasa dai curiosi per la balena in decomposizione



Il personale. «Le informazioni arrivarono via posta da Londra e Montecarlo – aggiunge Piero Paolo Pintus – e tutto fu fatto dal personale della facoltà senza percepire una sola lira per un lavoro certamente fuori dal normale. Fummo semplicemente orgogliosi di farlo». Quello dell’università di Sassari è l’unico dipartimento di Medicina veterinaria nell’isola. Si occupa da anni delle problematiche legate ai cetacei anche attraverso progetti di formazione come Sardegna nord cetacei. Percorsi nei quali gli studenti si sono imbarcati sui catamarani per seguire la rotta delle balene facendo rilevazioni e studi approfonditi.



Il progetto Pelagos. «Tra l’altro – riprende il direttore del dipartimento – proprio 26 agosto scorso ho firmato a nome dell’università un progetto Pelagos che coinvolge tutti i comuni del Nord dell’isola proprio su queste problematiche». Il dipartimento annovera fior di professionisti che si occupano dei pareri tecnici sugli animali anche per conto del tribunale. «Non possiamo fare altro che rappresentare il lavoro che è stato che abbiamo fatto in questi anni – aggiunge Eraldo Sanna Passino – come dimostrano le notizie sulla stampa e gli archivi dell’università. Tra l’altro abbiamo ricevuto finanziamenti dalla Fondazione Sardegna per queste tematiche. Non saprei che dire, rimaniamo sopresi da questo atteggiamento». Troppo tardi per rimediare? «Niente è impossibile – conclude il direttore – soprattutto se tutte le istituzioni si mettono a lavorare insieme. Qualora ci dovessero chiamare, non faremo mancare il nostro contributo».
 

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