Province, legge affondata: e in aula scoppia il caos

Giuseppe Meloni (Pd) e Giuseppe Fasolino (Forza Italia)

Si era lavorato sull’ipotesi di un referendum per farle rinascere tutte e otto. Le faide interne affossano il testo. Al momento del voto manca il numero legale

CAGLIARI. Niente Provincia del Nord-Est subito, dall’oggi al domani, ma nemmeno le altre saranno resuscitate nei prossimi mesi. Con in coda anche lo schianto della possibile Città metropolitana di Sassari. Tutto si è dissolto. Almeno per ora non ci sarà nulla di nulla, con il rinvio dell’intero pacchetto alla prossima legislatura. Perché, nel caos più assoluto, sotto un coro di buffoni e vigliacchi, gridato da un banco all’altro e dagli spalti affollati dai sindaci del Nord-Est, il Consiglio regionale alla fine non ha votato la legge trasversale presentata dei galluresi.

È quella che avrebbe restituito immediatamente, ad Olbia e Tempio, la Provincia spazzata via dal referendum del 2012, ma nel frattempo sfruttata come grimaldello da altre ex Province per far passare anche le loro. Di fronte a un sempre più probabile terremoto in avvicinamento, la maggioranza di centrosinistra non ha retto. A sgretolarsi è stato soprattutto il Partito democratico, travolto dalle faide interne fra i consiglieri e che non è riuscito a ver fuori dal tunnel in cui s’era cacciato.

La bolgia. Così, quando per la seconda volta di seguito, è mancato il numero legale, in aula, la seduta è stata sciolta dal presidente del Consiglio Gianfranco Ganau. Il definitivo rompete le righe s’è consumato in un clima da battaglia. Giuseppe Fasolino, gallurese di Forza Italia, ha gridato: «Vigliacchi», rivolto al Pd, fino a rischiare d’essere espulso per troppa foga. Giuseppe Meloni, gallurese del Partito democratico, ha acchiappato con rabbia fogli e cappotto, lanciando poi uno sguardo di fuoco contro i «compagni traditori». Con gli stessi compagni che, in diretta, hanno replicato allo stesso modo: «Te le avevamo detto, o tutte le Province o non sarebbe passata nessuna».

Neanche una è stata votata sui titoli di coda della legislatura. Che si è chiusa anche con un giornalista, Mauro Orrù della testata web Olbianova, portato via di peso dai commessi: voleva riprendere nonostante la seduta fosse sospesa. Non si può, è vietato dal regolamento, ma ci sono modi e modi. La verità è che, nello scontro finale, a perdere la testa sono stati purtroppo in molti. La bolgia è continuata nei corridoi con nuovi scambi di accuse e altri battibecchi feroci fra favorevoli e contrari a questa o quella Provincia. Col consigliere regionale ogliastrino Franco Sabatini del Pd che ha continuato a riproporre l’irrisolto problema dei problemi. Questo: «La proposta di istituire la Provincia del Nord-Est Sardegna è legittima, giustificata e fondata. Non si può essere certo contro. Ma lo stesso percorso non può essere negato alle altre regioni storiche della nostra terra». Però nessuno ha portato qualcosa a casa.

L’ultima inutile strategia. È stata quella proposta dai capigruppo del Pd, Pietro Cocco, e di Forza Italia, Alessandra Zedda, che comunque poco prima aveva denunciato: «Voi del centrosinistra siete gli unici colpevole di questa scandalosa figuraccia», ottenendo in cambio: «Voi del centrodestra avete avvelenato i pozzi». Nonostante lo scontro, i due partiti hanno presentato insieme un maxi emendamento che avrebbe restituito a sindaci e cittadini, non più al Consiglio, il voto sul ritorno delle Province. In sostanza, se riesumazione doveva esserci, sarebbe dovuta passare attraverso nuovi referendum «in quei territori che avevano la legittima aspirazione di riavere le rispettive Province». Per essere ancora più chiari: visto che, sette anni fa, «gli enti intermedi regionali sono stati aboliti con un referendum, per ritornare al passato bisognerà ripercorre quella stessa strada».

L’emendamento salvezza è stato scritto e riscritto più volte fino a essere accettato, seppure a denti stretti, dai consiglieri galluresi: Fasolino e Meloni, più Pierfranco Zanchetta dell’Upc e il sardista Giovanni Satta, cioè i quattro che avevano firmato insieme la proposta di legge per la Provincia del Nord-Est. A quel punto la strada d’uscita sembrava essere stata trovata, nonostante le protese di Michele Cossa dei Riformatori, il movimento anti-Province del 2012. «Questo è uno schifo – ha detto – I sardi hanno cancellato le Province tanti anni fa e ora ecco saltare fuori dal cilindro l’ipotesi di un nuovo e immotivato voto popolare». Con Luca Pizzuto, sulcitano di Mdp, che gli ha ribattuto: «Quel referendum era solo una truffa». Insomma, l’illusione della pace in extremis è svanito all’istante.

Un pessimo gran finale. C’è stato quando, al momento del voto sul maxi emendamento, l’aula s’è svuotata, e nel foglio delle presenze sono stati contati solo ventidue consiglieri su sessanta: troppo pochi. Perché, nel frattempo, tutti i contrari del Pd e del centrosinistra alla «rinascita della sola a Gallura» erano usciti in fretta e furia per far mancare il numero legale. Fatta l’ultima e decisiva conta, l’esito è stato questo: il vuoto assoluto. (ua)
 

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