Coltivazione del bambù, il botanico Brundu: «Attenzione alle varietà»

I promotori: ne usiamo una selezionata. La promessa: «Presto nell’isola un laboratorio per i germogli»

SASSARI. «Non bisogna essere né estremisti né disinteressati riguardo alle problematiche dell’introduzione del bambù»: a dirlo è Giuseppe Brundu, botanico del dipartimento di agraria dell’università di Sassari, esperto in piante infestanti. «Parlare di bambù in maniera generica è sbagliato, ne esistono centinaia di tipi diversi, e la stessa varietà può dare o meno problemi a seconda di come viene trattata. In linea di massima tutte le piante sono sicure se si adottano determinate cautele. Occorre capire se dietro i progetti che riguardano queste coltivazioni c’è una valutazione sul rischio, legata all’ambiente in cui sono introdotte e alle finalità».

E attenzione alla vicinanza con ambienti sensibili, come zone umide o di interesse ambientale. Quelli del Consorzio Bambù Italia e di OnlyMoso garantiscono però «un tipo ben preciso di bambù gigante, selezionato in Cina e adatto alle caratteristiche dell’isola» dice Gianni Solinas di OnlyMoso,e si riferisce al Phyllostachys edulis (o pubescent) – Chiaro che nel terreno scelto non sono ammesse colture di altro tipo, a parte il fico d’india sulla recinzione. Per Brundu la soluzione dei solchi da scavare intorno al bambuseto può essere valida, «ma ci sono specie che crescono sino a 15-20 metri di altezza e altre a 2-3 e quindi con apparati radicali più o meno vigorosi».

Solinas specifica che la pianta madre viene posizionata a 30 centimetri e che i rizomi del Phyllostachys edulis si espandono in orizzontale. Altro interrogativo critico: e se si cambia idea e non si vuole più coltivare il bambù? «È un problema estirpare il bambuseto – dice Brundu – perché, se anche tagli la parte aerea, nel terreno resta un fitto intreccio di apparati radicali, per alcune specie molto robusti, che continuano a riprodursi e che è difficile eliminare».

Ma sotto questo profilo gli esperti del business sono così convinti della bontà dell’operazione, con piante che durano almeno 100 anni, da non pensare possibile che qualcuno voglia tornare indietro. Solinas, da sardo di Oliena, sa bene «quanto sia diffusa la mentalità del non fidarsi di nessuno e voler fare da soli. Ma con l’individualismo non si va da nessuna parte. Quello che sogno è creare una filiera per la trasformazione dei germogli. C’è già un progetto per un laboratorio in Sardegna». (a.palm.)

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