Marinaia torturata, un ufficiale è stato trasferito

La Maddalena, primo provvedimento per il caso dell’anello sfilato in caserma con metodi brutali

LA MADDALENA. Lo scandalo ha varcato i confini delle caserme e ha spalancato le porte dei tribunali. Non sono soltanto la Marina e la Procura militare a indagare sul caso della marinaia che ha denunciato di essere stata torturata alla scuola sottufficiali della Maddalena. Ora è anche la magistratura ordinaria ad essersi messa in moto. La Procura di Tempio ha aperto un fascicolo. Al momento non ci sono indagati. Gli inquirenti stanno valutando le posizioni delle varie persone che sarebbero rimaste coinvolte nella vicenda e non è escluso che nelle prossime ore possano arrivare i primi iscritti nel registro degli indagati.

Gli investigatori sono al lavoro per venire a capo di una vicenda che negli ultimi giorni ha messo in serie difficoltà la Marina militare. Un sottocapo, una donna 28enne di Bari che al momento si trova imbarcata sulla nave scuola Amerigo Vespucci, ha infatti denunciato di essere stata torturata alla scuola della Maddalena mentre i colleghi (tra loro anche un capitano di corvetta) cercavano di sfilarle un anello dal dito. Il suo racconto è finito nero su bianco in un rapporto di servizio molto dettagliato che è rimasto sepolto nei cassetti della Marina per un po’ di tempo. Dettagli inquietanti, quasi da film horror, con tronchesine e seghetto affilato che viaggiavano pericolosamente sulle sue dita. E ancora, nastro isolante, fascette da elettricista e altro ancora per cercare di rompere un anello che non voleva saperne di sfilarsi dal dito della giovane. Il calvario sarebbe durato circa tre ore.

Il capitano di corvetta è stato destinato in fretta e furia a un nuovo incarico. E la donna protagonista è finita sul Nave Vespucci, dove sembra trovarsi bene. Ma i trasferimenti non sono serviti a tenere confinato il polverone, che si è sollevato dalla scuola della Maddalena per fare il giro di tutta Italia.

«La Marina militare agirà in maniera ferma, rigorosa e severa nell’accertamento delle responsabilità – ha fatto sapere venerdì il Capo di stato maggiore, l’ammiraglio Valter Girardelli – prendendo gli adeguati provvedimenti nei confronti degli interessati». Oltre alla censura pubblica, arrivata dai vertici della Marina militare, la brutta vicenda ha fatto scomodare anche i piani alti della politica romana. Sul caso è infatti intervenuta la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, che ha parlato di «episodio molto grave» ed espresso vicinanza alla marinaia. Quanto basta per dire che quello piombato sulla testa della Marina militare italiana è uno scandalo a tutti gli effetti.



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