L'allerta del Gruppo di intervento giuridico: facciamo attenzione alle piantagioni di bambù

Per gli ambientalisti è una pianta infestante: «Verifiche per prevenire pasticci»

SASSARI. Cresce l’attenzione nei confronti del bambù gigante, da molti considerato una sorta di “oro verde”, ma c’è chi si pone degli interrogativi sulla praticabilità di questo business. Come il Gruppo di intervento giuridico, che si chiede: nessuna controindicazione? «A parte il potenziale stravolgimento di vaste aree del paesaggio agrario sardo – avvisa il responsabile Stefano Deliperi – il bambù è una pianta infestante. E forse – dice – potrebbe non bastare la realizzazione di uno scavo perimetrale attorno all’ettaro della coltivazione, da dove estirpare i rizomi infestanti, come consigliano i promotori». Il bambù è infatti è una pianta “dura a morire” – avverte il Grig – anche per il fatto che non ha parassiti naturali e non ha bisogno di agrofarmaci, ma la sua resistenza lo rende difficile da estirpare. «I rizomi gettano polloni e tendono a espandersi nei terreni vicini, per contenere la crescita si scava un fosso intorno al campo, ma se dopo qualche anno si decidesse di cambiare coltura bisognerebbe ingaggiare una dura lotta». E gli ambientalisti ricordano la necessità di grandi quantitativi d’acqua nei primi 3-4 anni di vita, circa 4-500 metri cubi d’acqua per ettaro all’anno – calcolano – non poco in una regione come la Sardegna alle prese con la siccità Realizzati i primi bambuseti a Nule, Mamoiada e Sorgono, altri ancora stanno per partire: «Sarebbe il caso che la Regione facesse le sue verifiche preventive e desse le sue indicazioni al settore agricolo, prima che capitino eventuali malaugurati pasticci». E ricordano cosa accadde agli allevamenti di nutrie, che hanno poi invaso numerosi territori creando danni all’ambiente.

WsStaticBoxes

Necrologie

WsStaticBoxes