«Le autonomie al Nord non penalizzeranno l’isola»

Il presidente della Lombardia: la specialità della Sardegna ne uscirà rafforzata E sulle elezioni: il voto darà una valutazione positiva sull’operato della Lega 

ORISTANO. In Sardegna infuria la battaglia del latte, nei palazzi della politica quella della riforma delle autonomie regionali. Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, ha le idee chiare su entrambi gli argomenti. Anche sulla guerra del latte combattuta dai pastori sardi.

«Credo che per troppo tempo i problemi dell’agricoltura siano stati accantonati, mai affrontati con la dovuta attenzione. Magari, in ambito europeo, i problemi italiani sono stati messi anche in secondo piano rispetto a quelli di Germania e Francia. Ma siccome i prodotti italiani puntano sulla grande qualità meritano attenzione. Interi comparti sono stati attraversati da crisi analoghe. Penso ad esempio a quello del riso. Crisi che hanno portato addirittura a degli abbandoni. Il problema del latte lo abbiamo vissuto anche da noi. Massima solidarietà ai pastori sardi: se il prezzo non copre neanche le spese è chiaro che c’è qualcosa che non va. Bisogna agire per superare l’emergenza con misure immediate, ma bisogna anche guardare in prospettiva con misure strutturali».

Il secondo tema d’attualità è quel del cosiddetto regionalismo differenziato. Qualche problema in maggioranza, qualche malumore. Il progetto ha subito una battuta d’arresto?

«Al contrario, sono stati fatti almeno due passi importanti. Il primo: c’è finalmente un documento sul quale lavorare e discutere. Un testo in gran parte condiviso, anche se non nego che su alcuni punti l’accordo è da perfezionare. Il secondo aspetto positivo è che è stata trovata la modalità per il finanziamento delle competenze in capo alle Regioni».

Se Regioni ricche come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna rafforzeranno la propria autonomia, questo non comporterà allo stesso tempo un indebolimento delle prerogative di Regioni a statuto speciale come la Sardegna?

«Credo che invece che le specificità della Sardegna ne usciranno rafforzate. Avrete ancora più strumenti per far valere le vostre ragioni».

La Sardegna è impegnata da anni nella cosiddetta vertenza entrate: crede che un quadro normativo come quello a cui state delineando avrebbe dato all’isola più possibilità nella trattativa con lo Stato?

«Sicuramente non avrebbe trovato quegli ostacoli che il centralismo dello Stato italiano frappone alle istanze autonomistiche delle Regioni. Centralismo che si è rafforzato con i governi Renzi e Gentiloni».

Eppure molti presidenti di Regione sostengono che la riforma rischia di fare più ricche le Regioni ricche e più povere quelle che già lo sono. Lei ha parlato di “terrorismo mediatico” replicando a queste obiezioni...

«È inaccettabile che si usino slogan vuoti di contenuti per spaventare la gente. Si continuano a prefigurare conseguenze negative che non c’entrano con la riforma. Una riforma che premierà il merito delle Regioni che saranno capaci di utilizzare al meglio le risorse disponibili. Ci sarà necessariamente un efficentamento della macchina organizzativa. E chi si oppone ha paura proprio di questo: di essere messo alla prova. Ma poi, mi scusi, se la paura è quella che chi chiede più soldi li ottenga, perché non li chiedono anche gli altri?»

Veniamo alle elezioni regionali sarde: crede che un eventuale successo della vostra coalizione possa dare uno scossone al governo nazionale Lega-Movimento 5Stelle?

«Non credo e comunque non sono analisi che competono me. Credo che il voto darà una valutazione sull’operato della Lega e dimostrerà che ancora una volta che gli elettori stanno valutando positivamente questo operato. La visione di futuro che stiamo proponendo convince gli elettori».

A proposito di convincere gli elettori: solo cinque anni fa sarebbe stato impensabile trovare in Sardegna un terreno così accogliente per la Lega. Merito solo di Salvini o anche di quella visione di futuro che state proponendo?

«Credo si tratti di una combinazione di fattori. Dobbiamo molto al nostro segretario Matteo Salvini, ma i principi che portiamo avanti sono quelli che la Lega ha sempre sostenuto. Forse prima sbagliavamo nella comunicazione e Salvini in questo è stato importante. Sa, io dicevo sempre, in tempi non sospetti, che la Lega sarebbe dovuta nascere al sud e non al nord. Perché il nord, tutto sommato, non sta male. È il sud che sta peggio ed è al sud che la gente avrebbe le ragioni, mi passi l’espressione, per essere incazzata».

In Sardegna il dibattito è acceso anche sulla dorsale del gas. Nel Governo nazionale ci sono pareri discordanti. Lei che ne pensa?

«Penso che la dorsale del gas vada fatta, sono favorevole. Il gas naturale è una risorsa importante e meno inquinante di altre fonti energetiche fossili. Al nord ha prodotto un buon modello di sviluppo. In Sardegna, un’isola bellissima con pochi problemi di inquinamento, affidarsi a una risorsa di questo tipo è la scelta giusta».

@Petretto. @RIPRODUZIONE RISERVATA



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