Il voto in Sardegna: un altro test per il governo giallo-verde

Sette candidati presidente. Una campagna elettorale con big e senza. Lo spettro delle elezioni anticipate

CAGLIARI. Governo gialloverde all'ennesima prova di tenuta con le elezioni di domani 24 febbraio in Sardegna, dove Matteo Salvini punta a stravincere - come in Abruzzo dove la Lega è stata determinante per la vittoria del centrodestra - il M5s teme un nuovo flop ed il centrosinistra ripone ogni speranza nel candidato governatore Zedda. Anche nell'isola come in Abruzzo M5s e Lega - alle prese con le tensioni nel governo - si presentano da avversari.

M5S e Lega. Il Movimento di Luigi Di Maio il 4 marzo di un anno fa trionfò in Sardegna con una percentuale del 42%. Erano le politiche e ora il M5s si presenta per la prima volta alle regionali nell'isola puntando a conquistare la sua prima Regione d'Italia. Ma il vento sembra cambiato e il risultato non appare così scontato. Anzi, il candidato governatore Francesco Desogus (subentrato in corsa all'uomo forte del Movimento in Sardegna, l'ex sindaco di Assemini Mario Puddu, che ha rinunciato dopo la condanna in primo grado per abuso d'ufficio) deve vedersela con quelli che i primi sondaggi davano per favoriti: Christian Solinas, senatore di Lega-Psd'Az per il centrodestra, e Massimo Zedda, sindaco di Cagliari che guida la coalizione di centrosinistra e che, al contrario dei suoi avversari, non ha voluto l'arrivo in campagna elettorale dei big nazionali.

Test. Con l'agenzia Fitch che lancia un allarme su possibili elezioni anticipate dopo le europee, l'esito del voto in Sardegna potrebbe già aprire nuovi scenari anche se lo stesso Di Maio oggi sottolinea che «ogni politica che stiamo portando avanti ha una prospettiva di cinque anni, non sono quindi d'accordo con Fitch: non ci saranno le elezioni in Italia dopo quelle europee». Anche il collega vicepremier e leader del Carroccio Matteo Salvini, «di casa» in Sardegna nell'ultima settimana, ha ribadito più volte che comunque andranno le elezioni in Sardegna il governo andrà avanti; mentre per Silvio Berlusconi, che a Cagliari si è detto sicuro della vittoria del centrodestra, «le elezioni in Sardegna confermeranno che il centrodestra è la maggioranza naturale degli italiani ed è sicuro che le cose dovranno cambiare».

Niente ballottaggio. Per l'elezione del successore di Francesco Pigliaru (centrosinistra), docente universitario sassarese che non si è ricandidato, sono in lizza oltre a Solinas, Zedda e Desogus altri quattro aspiranti governatori: Mauro Pili (Sardi liberi), Andrea Murgia (Autodeterminazione), Paolo Maninchedda (Partito dei Sardi), Vindice Lecis (Sinistra sarda). Si vota solo domenica, dalle 6.30 alle 22, mentre lo scrutinio dei voti inizierà lunedì alle 7. Non è previsto il ballottaggio: la legge elettorale regionale, infatti, prevede che venga eletto presidente il candidato che ottiene la maggioranza dei voti.

Doppia preferenza di genere. È prevista, per la prima volta, la doppia preferenza di genere: si potranno indicare nella scheda due nomi di candidati, un uomo e una donna della stessa lista.

Campagna elettorale chiusa. Chiusa una lunga campagna elettorale - segnata anche dalla clamorosa protesta dei pastori che per giorni sono saliti alla ribalta delle cronache con le loro iniziative caratterizzate dal gesto simbolico dello sversamento sulle strade del latte - oggi è stata la giornata del silenzio. Silenzio interrotto però suscitando polemiche dall'ex premier Gentiloni, che ha lanciato la volata a Zedda («Domani per il futuro della Sardegna la scelta è tra Massimo Zedda e Salvini. Un giovane e brillante amministratore sardo contro l'uomo mascherato», ha twittato), e dallo stesso Salvini, che a Verona ha detto: «Conto che le elezioni daranno un'ennesima batosta alla sinistra, che sta perdendo ovunque si presenti». (Andrea Frigo/Ansa)

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