Pompìa, agrume multiuso dai canditi ai cosmetici

Figlio del cedro e dell’arancia amara, il frutto della Baronia sorprende ancora. Una spin-off dell’Università di Sassari punta a individuare nuovi utilizzi

SINISCOLA. Citrus limon var. pompia Camarda var. nova. Ossia Sa pompìa baroniesa, uno tra i più caratteristici agrumi sardi, una specie che esiste soltanto nell’isola e quasi esclusivamente in Baronia. Giallo come un limone e somigliante al cedro (ma più largo e il più delle volte bitorzoluto rispetto al cugino), questo frutto lo troviamo su numerosi alberelli della zona costiera orientale tra Torpè e Orosei. Piante sempreverdi, generalmente alte due o tre metri e con fioritura tra marzo e maggio.

Scoperti i genitori. Sa pompìa, la cui capitale riconosciuta è Siniscola (partner ufficiale del progetto transfrontaliero “Mare di agrumi”), è stata chiamata fino a poco tempo fa con l’improprio termine Citrus monstruosa per via delle sue particolarità estetiche. Ora il nome ufficiale contiene il cognome del docente di botanica dell’Ateneo turritano, Ignazio Camarda, appunto. Con il suo impegno Sa pompìa ha avuto una sua classificazione ben precisa. Ora però si sa qualcosa di nuovo: grazie a recentissimi studi, che hanno anche visto la partecipazione dell’esperta Grazia Viglietti, dottoranda dell’università di Sassari, si può affermare che l’agrume locale sia figlio del cedro e dell’arancio amaro. Suo fratellastro è il limone ma, a differenza di questo, la pompìa condivide un maggior numero di caratteristiche con la “madre”, l’arancio amaro.

Da lucidante a candito. Oggi questo frutto, presidio Slow food e oggetto di tesi di laurea (come quella di Claudio Secchi) e progetti imprenditoriali sorti nelle scuole (come il “Golden citrus” della quinta liceo nell’anno scolastico 2015/16), rappresenta una realtà sulla quale investire tempo, risorse e sogni innestando al soggetto-gusto altre due gemme: la tutela della biodiversità e le scommesse in campo scientifico. E pensare che nel passato tale agrume non aveva il valore che ha oggi: lo si usava originariamente per lucidare il rame e l’ottone e solo in seguito si è iniziato a candirlo con il miele locale prodotto dai mojaresos, coloro che, appunto, utilizzavano “su moju”, l’arnia costruita con la corteccia delle sughere. Sa pompìa intrea, il frutto candito, è il prodotto trasformato che non può mancare nelle case baroniesi.

Frutto poliedrico. Al suo fianco troviamo S’arantzata thiniscolesa che, a dispetto del nome, ha sempre a che fare con il frutto endemico. Ma nel tempo si sono sviluppate altre realizzazioni: liquori e marmellate, ad esempio. Quest’ultima, dal colore oro brillante e dal retrogusto amaro, la si realizza anche nei laboratori dell’Istituto agrario di San Narciso (facente parte del liceo “Pira” diretto da Concetta Cimmino) con macchinari di ultima generazione acquistati grazie alla partecipazione al programma “Made in Italy”, il “Piano nazionale per la promozione della cultura” del Miur. Nei locali dell’Ipsasr è infatti presente un banco multifunzione capace di attivare procedimenti sottovuoto che impediscono l'ossidazione e la proliferazione della massa batterica. Ma non sono le uniche bontà prodotte a San Narciso: i ragazzi coadiuvati da Piercarlo Ferralis, chef e tecnico di laboratorio, e da Peppino Piquereddu, responsabile dell’ufficio tecnico, hanno conquistato altri centri della rete “Mare di Agrumi” (come Livorno e la città capofila Savona) proponendo cioccolatini, sali aromatizzati, tè con i tipici flavedi, seadas con formaggi erborinati, bevande energizzanti. Tutto a base di pompìa.

Occasione di sviluppo. E le iniziative non mancano nemmeno nella comunità locale e nei centri vicini: pensiamo rispettivamente ai “Pretziosos” di Graziella Frau, dolci decorati ad arte contenenti farcia alla pompia; oppure alla fruit beer “Sexy Pompia” prodotta dal birrificio agricolo Marduk di Irgoli. Oggi i vari attori della filiera puntano sulla convergenza tra enti locali e realtà scolastiche e universitarie. L’ateneo sassarese, che collabora con il Comune di Siniscola già dalle scorse legislature, offre il suo sostegno in tal senso: «Lavoriamo insieme per un progetto di sviluppo locale prendendo esempio da quanto ha fatto Savona con il chinotto», ha affermato il docente ordinario Gianni Nieddu.

Biodiversità. E attraverso la spin-off dell'università di Sassari, la Phareco Srl guidata dalla docente associata Grazia Fenu, nuovi prodotti si aggiungeranno alla linea cosmetica realizzata grazie agli oli essenziali ricavati dalla scorza: «La parte bianca del frutto – spiega Fenu – contiene quantità elevate di pectine favorevoli alla regolazione del transito intestinale». Indispensabile il supporto di Laore per la tutela della biodiversità. L’agrumeto che sarà inaugurato presso i terreni della scuola agraria conterrà duecento piante con dieci biotipi diversi: «Questi biotipi – afferma Tonino Costa dell'agenzia regionale, coordinatore dell'unità operativa biodiversità – li abbiamo prelevati dalle piante più anziane presenti nei cortili, nei giardini e nella campagne di Siniscola». A conferma che le radici di questo agrume sono ben piantate nel territorio baroniese.

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