Dalla tutela delle foreste il rilancio del sughero

Tempio: Confindustria convoca produttori, associazioni e l’agenzia Agris Aggiornato il protocollo del 2013. Scampuddu (Molinas): «La politica ci aiuti»

TEMPIO. «La prima regola è non perdere, la seconda è non scordare la prima». La famosa massima del mago della finanza Warren Buffett potrebbe applicarsi al mercato del sughero. Storico fiore all’occhiello dell’economia sarda, con la Gallura in testa, che ha conosciuto una profonda crisi legata ai mutamenti del mercato e delle consuetudini legate alla globalizzazione. In uno dei Paesi al mondo in cui si esporta più vino, se ogni bottiglia avesse mantenuto un tappo in sughero non si parlerebbe di trovare il modo per non perdere. Ma le abitudini cambiano, muta il mercato e servono contromisure. Per questo ieri mattina la Confindustria del Nord Sardegna, con i rappresentanti del settore del sughero, si è riunita a Tempio, proprio nella sede di Agris, l’ex Stazione sperimentale del sughero, per trovare soluzioni e formule per dare slancio alle aziende. Un aggiornamento del Protocollo siglato nel marzo 2013 insieme con Agris Sardegna, Cna e Confartigianato. Un lungo documento che traccia una strada precisa, che in via preliminare però pone richieste urgenti alla politica, sintetizzate da Nino Scampuddu, rappresentante dell’azienda sugheriera della famiglia Molinas, uno dei big del comparto. «Dobbiamo riuscire a farci ascoltare dalla politica, serve un cambio di gestione delle foreste, dal punto di vista finanziario e legislativo – spiega Scampuddu –. Noi chiediamo che si intervenga con il recupero e la manutenzione delle foreste di sughere esistenti. Parliamo di centinaia di ettari di sugherete abbandonate. Sarebbe sufficiente recuperarle e rilanciarle per dare slancio all’intero settore».

I numeri. Recuperare il valore, dato dalla quantità e soprattutto dalla qualità, della materia prima. Un principio base del semplice mercantilismo, partendo dal principio che non si deve più perdere. Né fatturato, né quote di mercato. Al 31 dicembre del 2018 le aziende attive erano 21, con un totale di 582 dipendenti, più o meno in continuità con il 2017. Ma urgono contromisure per una sofferenza che rischia di assumere tratti strutturali, non più solo congiunturali. Può una bottiglia di vino italiano non avere un tappo di sughero? Forse l’esigenza di dare una risposta non di circostanza favorirebbe un comparto in cui la Sardegna risulta essere la prima regione conferitrice, con circa l’85% della produzione di sughero in Italia e salvaguardando i 150 mila ettari di sugherete nell’isola, più altri 80 mila a forte vocazione sughericola. E serve il dialogo, con una cabina di regia con la Regione.

I problemi. Le principali problematiche, trascritte nel documento finale redatto da Confindustria, riguardano proprio l’abbandono gestionale delle sugherete, accompagnato da un decadimento della qualità del sughero. Con il supporto di Agris è necessario individuare le aree che presentino le maggiori problematiche sotto questi aspetti allo scopo di ricercarne le cause. Nonostante il deprezzamento del sughero sardo, in questi ultimi anni si è registrato un continuo aumento dell’esportazione di sughero grezzo verso Spagna e Portogallo. Per approfondire i problemi legati agli inquinanti nei boschi, è stata avanzata una richiesta per lo stanziamento di risorse dedicate. Lo studio dovrà approfondire le cause dell’inquinamento delle sugherete e la sua eventuale correlazione con i modelli di gestione.

La trasformazione. Una delle questioni più urgenti, sotto l’aspetto industriale, è il miglioramento dei processi di trasformazione. C’è la necessità di effettuare i controlli sulla materia prima e aumentare il numero di prove sul prodotto finito. Agris potrebbe garantire un sostegno fondamentale, non solo alle aziende più strutturate ma, in particolare, a quelle più piccole. «Il tempo di attivazione delle varie misure non può essere una variabile dipendente da fattori esterni – recita il documento di Confindustria –. Bisogna fare in fretta perché tra pochi anni non ci sarà più il comparto del sughero. Rimarranno in piedi non più di 10 aziende. Bisogna dare un’accelerazione perché le nostre aziende, che devono affrontare i problemi della continuità territoriale, del costo del lavoro, dei difetti del sughero, non riescono a stare sul mercato». Prima regola non perdere. Per farlo serve la mano pubblica.

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