Uranio nei poligoni militari Scanu incontra la Trenta

La ministra a un convegno sulla commissione d’inchiesta guidata dall’ex deputato Leggiero (Osservatorio): «La titolare della Difesa vuole trovare una soluzione»

SASSARI. Un anno fa terminava i lavori la commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito. Una lunga relazione dettagliata in cui l’organismo guidato da Gian Piero Scanu per la prima volta metteva nero su bianco il nesso tra l’uso dell’uranio impoverito e le morti dei militari colpiti da tumori. Nessuna differenza tra l’esposizione all’uranio in uno scenario di guerra o in uno dei poligoni della Sardegna. Un atto d’accusa nei confronti della Difesa, che ha sempre cercato di negare il collegamento. Ma la commissione Scanu è andata oltre. Ha presentato una proposta di legge dettagliata per rendere più “trasparenti” i poligoni. Un altro tentativo di rivoluzionare la Difesa che però è sempre stato osteggiato da quegli stessi ambienti. A un anno dalla relazione finale Gian Piero Scanu, che nel frattempo non è più deputato perché non ricandidato dal Pd, sarà protagonista di un convegno alla Camera. Un evento dei tanti, si dirà. Ma non è così. Perché per la prima volta a confrontarsi con tutte le parti ci sarà anche un ministro della Difesa. Per l’esattezza la ministra Elisabetta Trenta, del Movimento 5 stelle, che ha accolto l’invito di Domenico Leggiero, dell’Osservatorio militare, da anni in prima linea per fare luce sulle morti dei militari per uranio impoverito. In questa battaglia l’Osservatorio sembra avere trovato ascolto nella ministra, che è apparsa più attenta dei suoi predecessori alla questione. «La ministra mostra determinazione ad arrivare ad una soluzione della questione per ridare speranza e fiducia nel personale – dice Leggiero –. Da anni tante promesse e pochi fatti, questa volta potrebbe essere la volta buona».

Al convegno del 4 aprile, oltre Scanu e Trenta, saranno presenti, moderati dal giornalista Paolo Di Giannantonio, la ministra della Salute, Giulia Grillo, il presidente della commissione Difesa, Gianluca Rizzo, l’avvocato Angelo Fiore Tartaglia, e il magistrato Raffaele Guariniello, esperto di sicurezza sui posti di lavoro. «Per la prima volta un ministro della Difesa – dice Leggiero – parlerà dell’argomento alla presenza delle parti interessate. La commissione Scanu ha aperto uno spiraglio di luce sulla vicenda proponendo un disegno di legge ancora bloccato dagli artigli invisibili di una parte della politica che viaggia a braccetto con alcuni vertici della Difesa. I teatri operativi e i poligoni sono da considerarsi pericolosi allo stesso modo e il problema va visto e inquadrato nei due aspetti in modo globale e scevro da condizionamenti e interessi economici». Leggiero cita una recente sentenza del Tar di Cagliari che ha condannato il ministero della Difesa a riconoscere le patologie tumorali di un militare conseguenti alla esposizione senza precauzione all’uranio impoverito. Una pronuncia che mette sullo stesso piano l’inquinamento bellico sui teatri operativi e quello nei poligoni internazionali sardi dove il militare ha operato. «Questa sentenza non è la prima, non sarà l’ultima – dice ancora Leggiero – ma rappresenta un punto importante dell’intera discussione».

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