Veleni di Quirra, la strana amnesia dei generali

Il processo a Lanusei: testimonianza di due ex capi di stato maggiore tra “non so” e “non ricordo”

LANUSEI. Ex capi di stato maggiore della Difesa sul banco dei testimoni al processo sui veleni di Quirra: innumerevoli i “non ricordo” e altrettanti i “non so”. L’esame di due alti ufficiali, Rolando Mosca Moschin e Vincenzo Camporini, al di là di questioni riguardanti il funzionamento degli organi militari e le direttive generali sul Poligono sperimentale interforze del salto di Quirra, è stato caratterizzato da innumerevoli incertezze su quanto accadeva nella base militare. Di certo, invece, è emerso che la sicurezza, anche quella relativa all’ambiente, all’interno della struttura cavallo tra Sarrabus e Ogliastra era ( ed è) in capo al comandante del Pisq. «Il comandante – è stata la dichiarazione univoca dei due generali in pensione – è tenuto a far rispettare la sicurezza del Poligono a 360 gradi». Nell’udienza di ieri il generale in pensione Rolando Mosca Moschin, ai vertici delle forze armate italiane dal 2001 al 2004 e attualmente componente del Consiglio supremo di difesa, citato dalle parti civili, ha ribadito che molte delle questioni sollevate nel corso del procedimento a carico di otto ex comandanti della base (Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi, Paolo Ricci, Gianfranco Fois, Fulvio Ragazzon) non erano di sua pertinenza. Di fronte al giudice monocratico di Lanusei, Nicole Serra, e incalzato dalle domande dei legali di parte civile, Gianfranco Sollai e Bachisio Mele, il generale ha di fatto opposto una luna serie di “non so”. Ha dichiarato, ad esempio, di non sapere se le schede tecniche dei sistemi d’arma sperimentati a Quirra venissero validate da enti terzi. «Lei ricorda sino a quando sia stato utilizzato il missile Milan?» ha chiesto Sollai. «Non ricordo con certezza», la sua risposta. L’avvocato Mele ha chiesto se fosse a conoscenza delle problematiche rilevate a livello internazionale sul sistema missilistico francese. «Non mi risulta che avesse palesato problemi di questo tipo» ha detto ancora Mosca Moschin. L’ex capo di stato ha detto che l’aspetto tecnico amministrativo, e quindi anche l’ordinanza tecnica che serviva a garantire l’utilizzo in sicurezza dei missili e che prevedeva l’uso di occhiali di protezione, guanti di pelle e materiale ignifugo, era materia del segretario generale della Difesa, organo indipendente dalla Stato maggiore. Nulla ha detto di sapere della sospensione, poi revocata, sull’utilizzo del Milan. «Come è possibile che non sia stato informato di una problematica così importante?» la domanda dell’avvocato. «Il capo di stato maggiore non è a conoscenza di tutte le tematiche», la sua risposta. «Era al corrente che a Perdas si brillava munizionamento obsoleto?» «Non ricordo». La testimonianza di Vincenzo Camporini, capo di stato maggiore dell’Aeronautica dal 2006 al 2008 e poi sino al 2011 della Difesa si è svolta sulla falsariga di quella precedente. «Ho visitato il Pisq in una sola occasione – ha detto – ma ho appreso delle problematiche ambientali solo di recente dai giornali». Ha anche ribadito che spettava al comandante del poligono fare in modo che non ci fossero problemi legati alla sicurezza. E proprio sugli otto ex altri ufficiali pende l’accusa di omissione aggravata di cautela contro infortuni e disastri, accusa che tradotta dal gergo giuridico ha un significato molto semplice: gli otto sono accusati dalla Procura di Lanusei (ieri in aula c’erano i pm Biagio Mazzeo e Daniele Loi) di non aver sistemato le recinzioni nelle aree delle esercitazioni militari, di non aver interdetto l’area alla popolazione locale, di aver autorizzato o comunque non impedito, anche attraverso cartelli e segnalazioni adeguate, la presenza dei pastori e del bestiame nelle aree dove si svolgevano i test.

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