«Non sono terroristi» assolti otto pakistani

Nessuna strage. Immigrazione clandestina, cinque condanne

SASSARI. A Olbia non c’era una cellula terroristica e in Sardegna non esisteva una base di Al Qaeda che pianificava attentati.

Dopo una settimana esatta in camera di consiglio, la corte d’assise di Sassari presieduta da Pietro Fanile (a latere Teresa Castagna) ieri sera ha letto il verdetto che scagiona quattro imputati dal reato di strage – per non aver commesso il fatto – e ne assolve in tutto otto dall’accusa di aver promosso, costituito, organizzato e diretto un’associazione transnazionale che aveva l’obiettivo di compiere attentati all’estero, perché i fatti non sussistono. Caduta anche la contestazione della partecipazione a questo presunto gruppo terroristico.

Sono le 20 in punto quando la corte, che per sette lunghi giorni è rimasta chiusa in una struttura segreta, arriva nell’aula bunker del carcere di Bancali dove si è celebrato il processo contro undici persone accusate a vario titolo di far parte di una cellula di Al Qaeda che avrebbe avuto base a Olbia. Tutti erano stati rinviati a giudizio a conclusione dell’inchiesta condotta dalla Digos di Sassari e coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Cagliari Danilo Tronci.

La corte ha invece emesso cinque condanne per reati legati all’immigrazione clandestina nei confronti di Sultan Wali Khan (10 anni), Imitias Khan (8 anni), Ul Haq Zaher (7 anni) e Siyar Khan e Ghani Sher (entrambi a 4 anni). Avrebbero cioè – come sosteneva la Dda – procurato l’ingresso illegale in Italia di numerosi cittadini pakistani e afgani. Per tre di loro è stata disposta – dopo l’espiazione della pena – l’espulsione dal territorio italiano.

La corte d’assise ha anche emesso un’ordinanza con la quale vengono restituiti gli atti al pubblico ministero perché proceda a eventuali indagini a carico dell’imam Muhammad Hafiz Zulkifal, di Muhammad Siddique e di Zubair Alì. I giudici, infatti, pur ritenendo che l’istruttoria dibattimentale non abbia confermato la presenza di una struttura organizzativa unitaria che coinvolgeva tutti gli imputati, non ha escluso che l’imam Zulkifal e gli altri due imputati possano aver avuto collegamenti con separati gruppi armati operanti all’estero. E per questo ha disposto la separazione dei procedimenti relativi a questi tre pakistani.

In aula, ieri, tutto il collegio difensivo ha accolto con favore la sentenza di assoluzione per il reato più grave che veniva contestato a quattro imputati. Ossia quello della strage al mercato Meena Bazar di Peshawar (in Pakistan) avvenuta il 28 ottobre del 2009 e dove morirono oltre cento persone, tra cui molti bambini.

Gli imputati accusati di far parte di una cellula terroristica finirono in carcere nell’aprile del 2015. I negozi e le abitazioni di Olbia, Sassari e Alghero di Sultan Wali Khan, stando alle tesi accusatorie, servivano per sostenere la raccolta di collette tra i musulmani dell’isola e la comunità mediorientale, denaro destinato al finanziamento delle scuole coraniche in Pakistan. L’accusa più grave era però quella di aver ideato e pianificato azioni terroristiche concorrendo (solo alcuni degli imputati) nell’organizzazione di diversi altri attentati in Pakistan, oltre a quello del mercato di Peshawar: sabotaggio di linee elettriche, attentato a una scuola pubblica, sequestro e omicidio di quattro membri dell’apparato di sicurezza pakistana, un ordigno contro un’auto della polizia.

Disposto anche il risarcimento alla Presidenza del Consiglio dei ministri che si è costituita parte civile con l’avvocatura dello Stato rappresentata dall’avvocato Ivan Cermelli.

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