Anci, appello al Consiglio: subito le Province elettive

Deiana: «Serve una riforma della Regione che punti sul federalismo interno Gli enti intermedi svolgono delle funzioni che sono fondamentali per i cittadini» 

SASSARI. Le Province riaccendono il dibattito politico. Un progetto per renderle di nuovo elettive ha mandato in subbuglio i partiti. Con la Lega e il Movimento 5 stelle, anche in questo caso, su sponde opposte. Anche se, a onore del vero, l’accordo di cui ha parlato il Sole 24 Ore vedrebbe i due partiti di governo uniti nel ritorno al passato con presidenti e consigli eletti dal popolo. Ma il vicepremier Luigi Di Maio si è subito smarcato. «Non è riesumando un vecchio carrozzone che si danno più servizi ai cittadini». Su questo la pensa allo stesso modo dell’ex premier Matteo Renzi. La Lega di Matteo Salvini, invece è di parere opposto e da sempre è schierata per il ripristino delle Province elettive. Il dibattito nazionale, ovviamente, ha una sua eco anche a livello regionale. Con l’Anci, da sempre e non solo da oggi, che chiede a gran voce un ritorno al passato. «Sul dibattito in corso, a livello statale, sul riordino delle province e delle città metropolitane Anci Sardegna ha una posizione piuttosto decisa – dice il presidente Emiliano Deiana –. Il 4 dicembre 2016 i cittadini italiani hanno bocciato il referendum costituzionale che, fra le altre cose, conteneva la soppressione delle province. Così hanno deciso gli italiani e ogni volta che il popolo si esprime bisogna averne rispetto».

Per Deiana, dunque, le Province trovano il loro fondamento in quel no alla riforma Renzi-Boschi che ha lasciato immutata la Carta. «Poiché le province sono nella Costituzione - e nello Statuto della Sardegna - non si capisce perché gli amministratori di questi enti non li debba scegliere, a suffragio universale, il popolo – dice ancora –. Le province, lo ricordiamo, svolgono funzioni fondamentali, e spesso oscure, per i cittadini: ambiente, strade, scuole, sviluppo locale, programmazione strategica. Appare assolutamente corretto che gli amministratori di questi enti siano eletti direttamente dai cittadini e, non come oggi - ma non in Sardegna dove ci sorbiamo da anni gestioni commissariali a-democratiche - dai soli amministratori comunali».

Il numero uno dei sindaci sardi si appella al nuovo Consiglio regionale affinché giochi d’anticipo e faccia resuscitare le Province nell’isola. «Il Consiglio col supporto fondamentale di Anci Sardegna, può anticipare la riforma statale – sostiene il presidente Emiliano Deiana –. Lo può fare perché ne ha la competenza e perché non serve partire dalla “geografia” - quali e quante province: quello sarà il popolo, secondo l’articolo 43 dello Statuto a deciderlo - ma da chi fa che cosa. Serve una radicale riforma della Regione che, attraverso il federalismo interno, dia i poteri necessari ai territori non solo sulle materie attualmente governate dalle province, ma anche su acqua, rifiuti, reti tecnologiche. Nel riformare le province, inoltre, occorre lavorare perché queste non assumano i connotati di “poltronifici”, ma devono essere disegnate senza consigli numericamente spropositati e con giunte adeguate alle funzioni, al territorio da amministrare e al numero di abitanti, con indennità che non offendano l’intelligenza delle persone». (al.pi.)

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