La Regione: «L'imprenditore Cualbu restituisca 78 milioni»

Partita l’ingiunzione per il recupero dell’indennizzo sul colle di Tuvixeddu cancellato dai giudici di Roma

CAGLIARI. Ci sono 77 milioni e 827 mila euro che ballano: la Regione li ha versati sul conto della Nuova Iniziative Coimpresa il 23 aprile 2013, quando la società immobiliare di Gualtiero Cualbu ha vinto l’arbitrato su Tuvixeddu. Adesso l’amministrazione di viale Trento li rivuole indietro perché il 10 aprile dell’anno scorso la Corte d’Appello civile di Roma ha ribaltato il lodo arbitrale cancellando quasi tutto l’indennizzo che il costruttore pretendeva e aveva incassato. L’ingiunzione è partita dall’ufficio legale della Regione, la risposta è stata un atto di opposizione che ne contesta il contenuto in attesa del giudizio definitivo sulla vertenza, quello della Corte di Cassazione. Fra inspiegabili ritardi e scambi di carte bollate è passato quasi un anno prima che gli uffici regionali avviassero il recupero del credito. Così la considerevole somma di denaro pubblico è rimasta senza alcun titolo nelle tasche dell’imprenditore che voleva affiancare alla più grande necropoli punico-romana del Mediterraneo un complesso edilizio residenziale che avrebbe stravolto il paesaggio storico dei colli cagliaritani, violando - secondo la tesi dell’amministrazione Soru, confermata dai giudici - le norme del Codice Urbani. Difficile sapere se i quasi 78 milioni - da rivalutare secondo i parametri di legge e da cui si dovrà detrarre il milione e 205 mila euro riconosciuto come indennizzo dai giudici romani - siano ancora sul conto dell’impresa o siano stati spesi o investiti in altre iniziative alternative a Tuvixeddu. La sola certezza è che il braccio di ferro per riportarli nella tesoreria regionale sarà tutt’altro che breve.

La vicenda, altamente complessa, si può riassumere così. Fu l’amministrazione Soru, nel 2008, a bloccare il piano Coimpresa su Tuvixeddu rivendicando il notevole interesse pubblico del sito storico-archeologico. La battaglia giudiziaria seguita allo stop si chiuse nel 2011, quando il Consiglio di Stato diede ragione all’amministrazione e alle associazioni Italia Nostra e Legambiente, mettendo un veto definitivo all’avanzata del cemento sul colle punico. Nel 2013 però un collegio arbitrale decise per un risarcimento milionario - subito versato dalla Regione - che avrebbe dovuto compensare la mancata realizzazione del piano immobiliare, autorizzato nel 2000 e oggetto di due accordi di programma sottoscritti da Regione, Comune di Cagliari e Coimpresa. Cinque anni più tardi però è arrivata la sentenza della Corte d’Appello di Roma a rimettere tutto in discussione: per i giudici civili del secondo grado non c’era stato alcun danno economico all'impresa perché non c’era alcun atto illegittimo e comunque il bene-paesaggio viene prima degli interessi imprenditoriali. In altre parole: quando l'amministrazione regionale guidata da Renato Soru ha bloccato la costruzione di decine di edifici attorno alla necropoli punico-romana di Tuvixeddu non ha fatto altro che applicare le norme del piano paesaggistico, che prevedevano tutele rigorose su compendi storico-archeologici come quello di Cagliari in linea con il Codice Urbani. Insomma, la Regione ha tutelato l’interesse pubblico a conservare l’integrità di un bene storico-archeologico di valore inestimabile.

Una cosa è certa: dopo vent’anni di scontri, la vicenda non è ancora arrivata alla conclusione. L’ultima parola spetta ai giudici della Cassazione.



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