Metanizzazione della Sardegna, è scontro sulla dorsale

La giunta regionale la ritiene necessaria, il sottosegretario Crippa (M5s) la boccia. Lai, Pd: inutile è il cavo con la Sicilia. Scanu, Confindustria: non torniamo indietro

SASSARI. Sul tema dell’energia non sono mai andati d’accordo. E anche ora che il calendario cammina veloce e in arrivo ci sono scadenze importanti, la guerra continua. Tre giorni fa le certezze di Anita Pili, assessore regionale all’Industria nominata in quota Sardegna20Venti: «La dorsale del metano è indispensabile per superare il gap energetico, l’opera deve essere fatta senza indugio, non ci sono strade alternative».

Parole anticipate pochi giorni prima dallo stesso governatore Solinas, i cui unici dubbi riguardavano i tempi di realizzazione dell’infrastruttura verso la quale ha detto però di non avere alcun pregiudizio. Ora sulla vicenda piovono come un fulmine le dichiarazioni del sottosegretario al Mise con delega all’Energia Davide Crippa: in una intervista a un quotidiano di settore, riportata ieri dalla Nuova, l’esponente del Movimento 5 stelle ha escluso la realizzazione della dorsale del metano in maniera categorica. Ipotizzando, in previsione dell’uscita dal carbone al 2025, queste tre soluzioni: il cavo di collegamento dalla Sicilia-penisola, piccole centrali a gas e potenziamento delle rinnovabili.

Uno scenario condiviso dal Movimento 5 stelle e che invece è osteggiato sia dal centrodestra che governa la Regione sia dal centrosinistra che governava sino a febbraio. Sull’importante della dorsale l’ex governatore Pigliaru non ha mai avuto dubbi: solo attraverso l’inserimento della linea nella rete del gas nazionale, i sardi potranno pagare tariffe uguali a qualsiasi altro cittadino italiano.

La pensa così anche Alberto Scanu, presidente regionale di Confindustria: «Le dichiarazioni del sottosegretario Crippa mi stupiscono e mi preoccupano. Intanto ci sono almeno tre elementi che non vanno bene: i sistemi alternativi di distribuzione, con i camion che vanno su e giù per l’isola, non sono accettabili; il cavo Sardegna-Sicilia, se mai si farà, non sarà mai pronto per il 2025; infine, la decarbonizzazione richiede tempi più lunghi». Scanu va avanti: «Questi discorsi segnano un passo indietro allarmante, sembra si voglia interrompere un meccanismo virtuoso che porterebbe la Sardegna a superare il gap dei costi dell’energia attraverso l’inserimento della dorsale nella rete del gas nazionale».

Crippa bocciato anche dall’ex senatore del Pd Silvio lai: «il cavo dalla Sicilia serve solo alla Sicilia che deve esportare energia in surplus: il cavo costerebbe 3 miliardi di investimenti che servono solo a Terna ma non alla Sardegna. L’unico modo per risolvere il gap del’energia è il metano. E poi, pensare di chiudere le centrali a carbone e riempire la Sardegna di camion che trasportano gas liquido non è un’idea praticabile dal punto di vista ambientale. Molto meno impattante una centrale a biomasse inizialmente alimentata anche da navi, molto meno inquinanti e impattanti dei camion. Infine – prosegue Lai a proposito della centrale di Fiume Santo – non si mandano a casa 600 lavoratori con la prospettiva di sostituirli con 60 camionisti».

Sulla stessa lunghezza del sottosegretario Crippa è invece il deputato pentastellato Andrea Vallascas che attacca l’assessora all’Industria Pili: «La giunta regionale vuole tenere bloccata la nostra Isola alla preistoria energetica. La Sardegna deve guardare al futuro. A fronte di una desertificazione industriale sempre più evidente, la priorità della Giunta, come si evince dalle parole dell'assessore, è quella della dorsale: opera inutile e costosa».

Vallascas, capogruppo in commissione Attività produttive della Camera, sggiunge che «la realizzazione dell'opera è del tutto ingiustificata visto il fabbisogno energetico attuale dell'isola e viste le previsioni future, in un contesto, tra l'altro, in cui si va verso l'uscita graduale delle fonti fossili dal nostro sistema energetico. Abbiamo sempre affermato di essere favorevoli all'utilizzo del gnl, perché sarebbe in grado di sostenere il graduale cambio delle tecnologie necessario per il passaggio dalle fonti fossili a quelle rinnovabili. In questo senso, però, in Sardegna, sarebbero più che sufficienti piccoli depositi costieri, dimensionati e dislocati in base al reale fabbisogno».

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