Continuità territoriale, decisione rimandata: Olbia resta in stand by

Regione e Alitalia prendono tempo sulla proposta di Air Italy

SASSARI. Ventiquattro ore di riflessione non sono bastate per mettere la parola fine a una telenovela che va avanti da settimane. La continuità territoriale aerea da Olbia resta in stand by, appesa al filo della mediazione tra proposte e controproposte. Ieri la soluzione sembrava a portata di mano, dopo il passo avanti di Air Italy. Invece no, il via libera ancora non c’è. Il governatore Christian Solinas è da venerdì impegnato nella ricerca di una mediazione che vada incontro alle esigenze dei vettori – Air Italy e Alitalia – ma che soprattutto tuteli i dipendenti della base olbiese e garantisca servizi e collegamento adeguati verso la Penisola.

Stand by. Venerdì mattina Air Italy aveva rotto gli indugi accettando con riserva la proposta formulata dalla Regione, d’intesa con Alitalia. Il piano era questo: ad assicurare i voli da Olbia in continuità territoriale verso Roma Fiumicino e Milano Linate sarebbe stata la compagnia sardo-qatariota con eccezione di un unico collegamento giornaliero per entrambe le destinazioni assegnato ad Alitalia. Pronta a lasciare lo scalo gallurese al termine della stagione estiva. Air Italy ha riposto nì: ha chiesto infatti il raddoppio dei voli per Alitalia, non uno ma due, vincolando all’accettazione di questa richiesta il via libera definitivo alla proposta delle Regione. La motivazione è legata alle difficoltà da parte della compagnia di garantire tutti i collegamenti giornalieri previsti dal nuovo schema di Ct1 – fino a 4 per Milano e fino a 3 per Roma – per il numero insufficiente di aerei a disposizione per fare fronte alle richieste: Air Italy erediterebbe all’improvviso un carico di 70mila prenotazioni cedute da Alitalia. Nella nota con cui il Cda di Air Italy fa il punto della situazione, viene evidenziato l’obiettivo primario della compagnia: tutelare i circa 500 dipendenti della base di Olbia e le loro famiglie e non gettare alle ortiche gli importanti investimenti fatti in molti anni in Sardegna. Parole molto apprezzate dai lavoratori, sino a poche ore prima riuniti in assemblea, che avevano sollecitato i vertici della compagnia ad accettare la proposta della Regione. Un no si sarebbe tradotto nella chiusura della storica base al Costa Smeralda e nell’addio da parte del vettore alla Sardegna, con conseguente obbligo di trasferimento per i dipendenti, probabilmente a Milano-Malpensa.

La trattativa. Dal primo pomeriggio di venerdì è iniziata la nuova fase di confronto e mediazione tra proposte e richieste di aggiustamenti. È chiaro che la richiesta di raddoppio dei voli a carico di Alitalia da parte di Air Italy ha riaperto la discussione. E anche se il sì sembra ancora l’ipotesi più probabile, sarà necessario fare un lavoro di incastro e ricucitura. I collegamenti dovranno essere assegnati in maniera definitiva sino alla fine della stagione, chi prenota un volo in aereo da o per Olbia da Roma o Milano deve conoscere con certezza la compagnia con cui viaggerà. Le sorprese, in questa vicenda che si trascina già da troppo tempo, non sono ammesse. Non ce ne saranno sicuramente per quanto riguarda le tariffe: sono quelle previste dal bando per la Continuità territoriale, con Alitalia e Air Italy che hanno accettato di volare senza ricevere le compensazioni economiche previste. A differenza di quanto accade negli altri due scali di Cagliari e Alghero: qui la Ct1 in vigore è quella del 2013 e ad assicurare i voli è Alitalia che riceve le compensazioni.

Le reazioni. L’apertura manifestata da Air Italy verso la proposta della Regione aveva fatto tirare un sospiro di sollievo ai lavoratori e rasserenato i sindacati. A porre alcuni dubbi era stato il segretario generale della Filt Cgil Arnaldo Boeddu, restio a cantare vittoria prima dell’assenso di Alitalia e della Regione. «C’è bisogno di concretezza e non di risposte fumose, è necessario chiudere la partita e dare certezze ai passeggeri che hanno diritto di potersi spostare liberamente». Ora, in assenza di una risposta definitiva, i toni di Boeddu si fanno ancora più duri: «È tempo di porre l’aut aut riproponendo l’intervento dei due ministri dei Trasporti e dello Sviluppo economico. È necessario che convochino le due compagnie per lavorare ininterrottamente sino al raggiungimento di una intesa. È impensabile riuscire a tollerare una simile situazione anche per un solo ulteriore giorno in più». (si. sa.)

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