Ma quale mirto, ora in Sardegna si fa il liquore di cannabis

L’idea di un agricoltore-imprenditore di Marrubiu: «Siamo in regola, a prova di sentenza della Cassazione»

SASSARI. A volte l’intuizione è frutto del caso. Prima, però, servono le fondamenta su cui costruire. E quelle edificate da Stefano Scanu, agricoltore di Marrubiu, hanno basi che partono dall’ Olanda e raggiungono la sua nuova azienda, la “Hemp Coast Sardinia”. È nel paese dei mulini a vento e della cannabis legale che inizia l’avventura del 39enne campidanese che adesso produce liquori a base di canapa ed è uno dei tre “distillatori” attivi in tutta Italia in questo particolare campo: «Lavoravo nelle serre dove si coltiva la cannabis e ho avuto modo di imparare come gestire una piantagione di questo tipo».

Mentre Stefano lavorava e imparava il mestiere, l’Italia iniziava un percorso di avvicinamento alla legalizzazione della cannabis, peraltro clamorosamente bloccato proprio in questi giorni dopo una sentenza della Corte di Cassazione che vieta la vendita dei prodotti derivati dalla cannabis Sativa. Stefano, però, non aveva la sfera di cristallo da consultare e, come tanti, tempo fa ha deciso di importare le sue conoscenze in Sardegna mettendole a servizio di un piccola azienda di famiglia creata proprio per sviluppare il business della cannabis. Un’idea che hanno avuto in tanti: «È proprio così – spiega il coltivatore di Marrubiu – infatti secondo me adesso il mercato è saturo e c’è poco spazio per la vendita della cannabis light, ovvero quella con una bassissima percentuale di Thc (tetraidrocannabinolo), il principio attivo che rende “drogante” le foglie e le infiorescenze della cannabis». I motivi sono semplici e derivano da un miraggio palesato davanti agli occhi di tanti agricoltori dopo che, nel 2016, la produzione di cannabis light era diventata legale: «Correva una voce che spiegava quanto fosse facile coltivare un prodotto di questo tipo e, soprattutto, quanto fosse redditizio per via delle molteplici applicazioni riconosciute alla canapa. Ovviamente non è così – aggiunge Stefano – perché non ci si può improvvisare nella coltivazione di un prodotto sconosciuto. Comunque, io sapevo come fare e ho convinto i miei a darmi una mano». Il primo raccolto, però, fu una doccia fredda. «Io e altri coltivatori avevamo un contratto di forniture per conto di una grande azienda». Ma quando iniziarono le prime spedizioni della merce iniziarono anche i problemi: «Io non avevo ancora spedito ma gli altri coltivatori già si lamentavano di aver ricevuto una lettera dall’azienda in cui gli si diceva che i prodotti non andavano bene. Credevo che fosse davvero un problema di qualità, poi ho ricevuto la lettera anche io nonostante non avessi ancora inviato il carico e ho capito che era una truffa». Ora è stato aperto un contenzioso ma, nel frattempo, il raccolto in eccesso rischiava di andare perduto. Sino a quando la madre di Stefano non ha iniziato a fare esperimenti: «Considerata la delusione per la prima fornitura mancata, avevamo appena deciso di metterci in proprio. Nel frattempo, mia madre aveva iniziato a sperimentare e il primo frutto è stato un liquore. Se devo dire la verità – confessa Stefano – all’inizio ero scettico, molto scettico. Poi l’ho assaggiato ed era davvero buono». Gli assaggi sono continuati e, oltre ai palati di famiglia, il liquore alla canapa mieteva successi anche tra gli amici. A quel punto, non restava che giocare un’altra scommessa: «Ci siamo messi in regola e abbiamo iniziato a produrre i liquori alla canapa che si chiama Canapesia. Per fortuna sembra che sia stata una buona idea. Per adesso i liquori si possono acquistare nella sede della nostra azienda, in via Tirso 16 a Marrubiu, ma abbiamo già incaricato alcuni rappresentanti di occuparsi della distribuzione in provincia di Cagliari e di Sassari e posso dire che abbiamo ricevuto richieste di fornitura anche in Francia e in Germania». Per il momento la Canapesia è disponibile aromatizzata al mango, alla cannella, alla fragola e all’ananas. Ma tra qualche settimane la produzione verrà integrata con altri liquori: «Siamo pronti a lanciare il Canapirto, a base di canapa e mirto con una gradazione superiore, ma anche il liquore aromatizzato alla pompìa e alla ciliegia – spiega il titolare di Hemp Coast Sardinia – e in futuro punteremo sui fichi d’India e le more». Chi lavora con la canapa, però, dovrebbe essere preoccupato dagli sviluppi che potrebbero arrivare dalla sentenza della Cassazione: «Non io – conclude Stefano – nelle nostre produzioni il principio attivo è praticamente assente». La sfida, dunque, prosegue. E la Canapesia è pronta a vincerla.

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