Sos Pinna nobilis, la Sardegna in campo

Parassita killer, al via un progetto di scienza partecipata

ORISTANO. La cosiddetta scienza partecipata scende in campo per salvare il gigante dei bivalvi da un parassita che lo sta sterminando. Si chiama “Pinna nobilis: ricerca per la sopravvivenza” il progetto di “citizen science” coordinato dal Centro marino internazionale (Imc) di Torregrande e che coinvolge le Aree marine protette e la Regione Sardegna con l'obiettivo di identificare la presenza di esemplari sani o malati in tutta l'Isola. Prevede la collaborazione di scienziati, ma anche di semplici cittadini, centri subacquei e appassionati per realizzare una mappatura degli esemplari viventi ed effettuare campionamenti non invasivi. Se si riuscirà nell’intento tutti coloro che avranno dato il loro piccolo contributo potranno quindi avere la soddisfazione di sentirsi partecipi di una impresa importante per la salvaguardia dell’ambiente.

Specie protetta. Più comunemente nota come nacchera di mare, la Pinna nobilis, una sorta di cozza gigante, può arrivare a misurare fino a un metro di lunghezza e spesso vive in mezzo alle praterie di Posidonia oceanica, da pochi metri di profondità fino a 40 e anche più. Si tratta del più grande bivalve endemico del Mediterraneo e la sua raccolta è vietata: è infatti una specie protetta dalla direttiva Habitat dell'Unione europea. Tra l’altro pensare di cibarsene è sconsigliabile: pur essendo commestibile, è un cosiddetto mollusco filtratore che accumula grandi quantità di inquinanti e patogeni, tanto che la sua presenza è spesso utilizzata come indicatore dell'inquinamento marino.

Parassita killer. Per restare ancorato al fondale in posizione verticale con la punta conficcata nella sabbia (ancora troppi gli stolti che cercano di strappare o abbattere le nacchere quando ne avvistano qualche esemplare) produce dei filamenti, che costituiscono il materiale con cui si fabbrica il bisso, utilizzato in passato soprattutto in Sardegna per tessere indumenti preziosi. Il divieto di prelevare la Pinna nobilis ha praticamente fatto sparire quell’attività, cui si dedica ormai una sola persona, Chiara Vigo. Purtroppo questo mollusco rischia di sparire a causa di un parassita fino a poco tempo fa sconosciuto che lo ha colpito in tutto il Mediterraneo, l’Haplosporidium pinnae, il cui nome scientifico si rifà proprio a quello della nacchera. Anche le popolazioni in Sardegna non sono state risparmiate. Tutto è cominciato due anni fa in Andalusia (Spagna) dove sono stati registrati per la prima volta i primi sintomi di quello che poi si è rivelato un problema ecologico estesosi alla Francia, quindi all’Italia, al nord Africa e a anche alla Turchia: la morìa di Pinna nobilis che rischia seriamente di portarla all’estinzione.

La missione. E ora la Sardegna scende in campo: l’obiettivo è individuare gli esemplari resistenti all’epidemia in modo da capire con quali criteri è possibile contrastare la sparizione di questa specie. «L'isola è l’ideale per un monitoraggio del genere, in quanto presenta un vasto numero e tipi di ecosistemi di transizione (ad esempio lagune costiere aperte, baie poco profonde, baie confinate rispetto al mare aperto) che contribuiscono a creare zone costiere con diverse gamme di salinità e temperatura in grado di fornire habitat adeguati alla conservazione della nacchera», spiegano gli studiosi della fondazione di ricerca Imc, sostenuta da Sardegna Ricerche e riconosciuta come infrastruttura di ricerca del Parco scientifico e tecnologico della Sardegna, quindi qualificata come ente di ricerca a carattere regionale. «La sopravvivenza di singoli esemplari potrebbe dipendere da variabilità genetiche casuali particolarmente resistenti ai patogeni e che innescherebbero meccanismi di adattamento della specie a nuove condizioni ambientali. Capire come agiscono questi meccanismi potrebbe essere decisivo» affermano a Sardegna Ricerche.

Censire per salvare. L'idea del progetto di scienza partecipata è venuta ai ricercatori dell'Imc Simone Farina (responsabile del progetto), Stefania Pinna, Ivan Guala, Daniele Grech e David Cabana. In Sardegna non mancano gli appassionati veri di mare e di ambiente e gli studiosi contano su di essi: chi volesse partecipare attivamente alla ricerca può usare un modulo online, sul sito dell'Imc, da compilare dopo un avvistamento in mare di un esemplare di Pinna nobilis. Le segnalazioni saranno sottoposte a un processo di convalida e a campagne di campionamento ad hoc in collaborazione con i ricercatori del Cnr e delle università. L'obiettivo è censire il maggior numero possibile di molluschi sopravvissuti e creare una mappa. Grazie alle segnalazioni sarà realizzato un rapporto finale contenente i risultati ottenuti ed eventuali proposte di gestione per la conservazione della specie. E i risultati potrebbero essere un successo di tutta l’isola.

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