La sabbia di Is Aruttas torna a casa dopo 40 anni

Il figlio di un emigrato a Roma ne ha trovato un sacchetto nella casa di famiglia Entro fine luglio sarà nel Sinis: «Spero che il mio gesto possa essere un esempio»

SASSARI. L’idea è rimediare a una leggerezza commessa tanti anni fa. Era la fine degli anni 70 quando una famiglia di emigrati sardi aveva “scoperto” la spiaggia di Is Aruttas, allora come adesso un lido incontaminato incastonato nelle coste del Sinis. Quarant’anni fa, però, la popolarità di Is Aruttas non quella di oggi. La spiaggia era poco conosciuta e poco frequentata. La sua particolarità, gli ormai famosissimi “chicchi” di quarzo, esercitava comunque un’enorme attrazione su chiunque capitasse da quelle parti. La famiglia di Lorenzo Guredda non aveva fatto eccezione e, dopo aver visitato la spiaggia, ne aveva “rapito” una manciata per portarla a Roma, dove si erano trasferiti da tempo. Dopo aver varcato il Tirreno, quel sacchetto di sabbia è rimasto nella casa di famiglia in attesa di un lieto fine che è stato programmato proprio in questi giorni. La sabbia di Is Aruttas, infatti, ritornerà a casa dopo quarant’anni. Se ne occuperà Lorenzo, un ragazzino all’epoca della prima visita nel Sinis, che adesso ha 50 anni e che, dopo aver ritrovato il sacchetto nella soffitta della casa dei genitori, ha deciso di restituirla alla spiaggia.

La storia. «Stavamo completando un trasloco quando, nella soffitta dei miei genitori, ho trovato un sacchetto pieno di sabbia – racconta Lorenzo –. Non è molta, non credo arrivi a superare i 500 grammi, ma quando l’ho vista ho subito capito da dove arrivasse e ho deciso di riportarla a casa». Lorenzo Guredda parla con l’accento romano ma le sue radici sono sarde e ha sempre seguito le vicende che arrivano dall’isola da cui sono partiti i suoi nonni. E la questione dei furti di sabbia non è passata inosservata: «Credo sia una pratica davvero pericolosa per la salute degli ecosistemi marini. Quarant’anni fa non avevamo pensato a questo aspetto – spiega Lorenzo – e abbiamo sicuramente commesso una leggerezza. Ora, però, riporterò a Is Aruttas quella sabbia perché è giusto così e perché spero che questa storia possa essere un esempio per chi ancora custodisce la sabbia e magari anche per quelli che invece potrebbero decidere di portarsene via un po’».

I ricordi. Riportare la sabbia a casa è anche l’occasione per ritornare a Is Aruttas, adesso una delle spiagge più conosciute dell’isola ma, all’epoca a cui risale la prima visita di Lorenzo, praticamente un paradiso sconosciuto e lontano da ogni tipo di circuito turistico: «Ricordo che erano stati i miei parenti a parlarci di questa spiaggia e della sua particolarissima sabbia. Noi siamo originari di Siniscola e quindi, dalla costa est ci siamo spostati verso quella ovest. All’epoca avevo una decina d’anni e oltre alla spiaggia, bellissima e praticamente deserta nonostante fosse estate, ricordo un dettaglio curioso: per arrivare a Is Aruttas non esistevano cartelli stradali. L’avevamo trovata seguendo le indicazioni della gente del posto. Entro la fine di luglio ritornerò ancora una volta a Is Aruttas e non vedo l’ora. Ci sono stato l’ultima volta 15 anni fa ma allora non sapevo che nella soffitta dei miei c’era un sacchetto di sabbia».

Il web. Proprio mentre tanti sardi inorridiscono davanti all’incredibile compravendita di sabbia, minerali, pietre e ciottoli aperta sulle pagine di eBay, questa volta le notizie che viaggiano sul web hanno avuto il merito di attirare l’attenzione di Lorenzo Guredda che, quando si è trovato davanti al sacchetto di sabbia, ha collegato la storia e ha deciso di agire di conseguenza: «Non sono un tipo a cui piace finire sotto i riflettori ma in questo caso credo che sia davvero importante raccontare questa storia. Abbiamo una casa in Sardegna, nella zona di Puntaldia, e ricordo una spiaggetta fantastica fatta di solo conchiglie. Dopo la costruzione del porticciolo turistico quella spiaggetta è sparita. Spero che cose così non capitino mai più e dunque ho deciso di fare qualcosa anche se non sarà un intervento sostanziale». Intanto, i granelli sottratti quarant’anni fa ritorneranno a casa e saranno un esempio per tutti. Che poi, è proprio questo quello che serve per evitare che anche Is Aruttas diventi un ricordo.

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