Confezioni sempre più fondamentali

Palma (Cnr): packaging e refrigerazione adeguati allungano la vita al prodotto

VIDDALBA. Gran parte della produzione sarda di carciofi finisce sui banchi della grande distribuzione in nord Italia. Anche per questo c’è sempre maggiore attenzione per la fase post-raccolta, in particolare per la refrigerazione e il packaging. Ne ha parlato al convegno di Viddalba Amedeo Palma, ricercatore del Cnr-Ispa di Sassari, che partecipa al progetto cluster CarBio di Sardegna Ricerche. «Il carciofo è un fiore – spiega – e quindi ha caratteristiche particolari: respira molto e, quindi, se lo chiudiamo all’interno di una confezione inadeguata, consuma l’ossigeno, fermenta, si altera prima e cambia gusto. I materiali non sono tutti uguali, hanno differenti capacità di essere permeabili, occorre il giusto compromesso tra la necessità di proteggere e quella di evitare l’accumulo di anidride carbonica. Ciò consente di allungare la vita al prodotto e utilizzare parti che altrimenti vengono tolte e vendute a prezzi bassi. Occorre anche imparare che ciascuno dei vari tipi di taglio (c’è chi propone solo il capolino, altri lasciano porzioni di gambo di 10-15 centimetri, o tagliano la parte alta con le spine) necessitano di differenti attenzioni nel confezionamento. Da una nostra indagine tra le aziende emerge una grande eterogeneità nel packaging: si muovono in base all’esperienza o su consiglio dei venditori di materiali (cartone, polistirolo o polipropilene). Alcune adottano confezioni corrette, ma altre no, provocando l’imbrunimento del carciofo. E poi raccomandiamo di far sì che il prodotto viaggi in condizioni di refrigerazione adeguate, considerando che una volta a destinazione viene messo in vendita a temperatura ambiente. I consigli che forniamo consentono interventi non drastici e a costo zero, ma con notevoli benefici: facendo le cose per bene, i carciofi si conservano anche per 18 giorni». (a.palm.)

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