Maltrattamenti a scuola le accuse di cinque famiglie

Querelate due maestre, il numero di insegnanti indagati potrebbe aumentare 

INVIATO A BUDONI. Sono almeno cinque le querele per maltrattamenti presentate dai genitori di altrettanti bambini della scuola materna. Lo hanno fatto dopo essere stati convocati nella caserma dei carabinieri e aver visionato le immagini riprese dalle telecamere, installate nelle aule dell’istituto dal primo febbraio al 30 aprile. Immagini tali, a loro avviso, da ritenere che i propri figli, tutti bambini di cinque anni, fossero al centro di costanti atteggiamenti punitivi, immersi per otto ore al giorno in un clima che di pedagogico aveva ben poco. Due le maestre indagate, ma il numero di persone coinvolte potrebbe aumentare. Per i genitori è la conferma di quanto temevano, la spiegazione del mutismo dei figli, una volta a casa, su quanto avveniva in classe. Violenze soprattutto psicologiche, dicono padri e madri, ma non solo; cose che cinquanta, sessanta anni fa sarebbero rientrate nella norma di una scuola che educava anche a schiaffoni, ma che da tempo hanno un altro nome e sono diventate un reato: maltrattamenti. Qualcuno ne avrebbe fatto le spese più di altri, diventando una sorta di capro espiatorio, il Franti della classe: veniva accusato di essere “cattivo”, anche se è difficile soltanto immaginare come possa esserlo un bimbo di cinque anni. A quanto si apprende veniva isolato, gli veniva spesso impedito di andare in bagno, persino di bere acqua. L’ha detto ai carabinieri il padre del piccolo, un uomo nordafricano che da anni abita e lavora a Budoni con la sua famiglia. Lo ha ribadito alla Nuova Sardegna, e come lui altri genitori, dei quali omettiamo i nomi per il diritto alla riservatezza, specialmente dei minori. C’è razzismo in tutto ciò? Difficile dirlo, potrebbe esserci anche questa componente nella vicenda che ha messo a soqquadro il paesone (poco più di 5mila abitanti) della bassa Gallura che da qualche anno ha fatto del turismo la principale attività, attirando lavoratori da ogni dove e accogliendo stranieri più di altri centri dell’isola (6,7% della popolazione contro la media regionale del 3,3).

Le indagini. Tutto comincia nel gennaio di quest’anno quando una coppia di genitori si presenta nella caserma dei carabinieri di Budoni. Hanno paura che il loro bambino venga maltrattato, dicono di aver riscontri, e chiedono ai militari di indagare. Di fronte a loro hanno il maresciallo Gian Luca Lombardi, un investigatore di grande esperienza e dotato di un fiuto non comune. Dopo i primi accertamenti, il comandante della stazione capisce che i timori probabilmente sono fondati, e chiede l’autorizzazione al sostituto procuratore di Nuoro Giorgio Bocciarelli per installare telecamere nell’aula frequentata dal bimbo. L’indagine comincia così, ma poi si allarga: la videosorveglianza viene estesa a un’altra classe. Ed è in particolare qui che, giorno dopo giorno, viene alla luce il clima poco educativo messo in atto da due maestre, che vengono iscritte nel registro degli indagati. La loro identità non si conosce, se non il fatto che avrebbero all’attivo entrambe molti anni di servizio. Le video registrazioni vanno avanti per tre mesi, e documenterebbero un buon numero di vessazioni rivolte verso alcuni bambini. Urla, parolacce, pugni sbattuti sul tavolo (in un caso anche un martello), scappellotti, qualche volta resi più incisivi da un tubo di cartone.

La sospensione. Una volta avuta la certezza di un’attività che difficilmente si può definire educativa, i carabinieri presentano l’esito delle indagini al pm, il quale sollecita la misura dell’interdizione temporanea dall’attività didattica delle due maestre. Il gip Teresa Castagna la dispone, ma la revoca pochi giorni dopo al termine dell’interrogatorio di garanzia delle donne (che nel frattempo si erano rivolte al tribunale del riesame di Sassari). Le maestre avrebbero ridimensionato gli episodi, negando ogni addebito. L’inchiesta comunque va avanti, il 30 giugno la scuola materna chiude per le vacanze estive, ma il sostituto Bocciarelli ritiene che la misura di sospensione delle insegnanti sia comunque doverosa, e ricorre a sua volta al tribunale del riesame contro la revoca. Dovrebbe pronunciarsi ai primi di settembre, in concomitanza con la ripresa delle lezioni.

Le registrazioni. L’indagine, si diceva, non si ferma, e i carabinieri convocano in caserma i genitori dei bambini che sarebbero stati al centro delle vessazioni. Qualcuno si presenta spontaneamente. Le immagini non lascerebbero spazio a fraintendimenti, in almeno cinque casi sino a questo momento, e i genitori decidono di presentare querela per maltrattamenti.

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