Il Parco geominerario sotto la lente dell’Unesco

Due commissarie in missione nell’isola per verificare requisiti e attività Il limite da superare: i siti non sono contigui ma distribuiti in tutto il territorio

SASSARI. Due anni fa la visita si era conclusa con un cartellino giallo e la scritta “rivedibile”. Questa volta, forse, la promozione potrebbe essere dietro l’angolo: per il Parco geominerario sardo significherebbe conquistare il diritto di rimanere all’interno della rete internazionale dei parchi, il “Global geopark network” e continuare a fregiarsi del sigillo dell’Unesco. A stabilirlo saranno le due commissarie che nei giorni scorsi erano in missione nell’isola e a breve presenteranno una relazione. L’esclusione del Geoparco sarebbe clamorosa, considerato che è stato il primo parco europeo (oggi sono una quarantina) a entrare nella rete nel 2001. Quando le regole erano diverse e non prevedevano alcuni requisiti oggi considerati essenziali. Nel caso della Sardegna, è penalizzante l’obbligo di contiguità e unitarietà tra le varie aree che compongono il Geoparco: impresa impossibile in Sardegna dove del sistema fanno parte aree molto distanti geograficamente tra loro, come l’Argentiera nel Sassarese e il Sulcis. Ma l’ostacolo può essere aggirato.

L’ispezione. Marie Louise Frey e Cathrien Posthumus, le commissarie olandese e tedesca dell’Unesco Global Geoparks, sono arrivate in Sardegna con una missione precisa: verificare le attività messe in campo dal Geoparco e controllare che i requisiti richiesti siano rispettati. Per questo accompagnate dal presidente del Parco geominerario Tarcisio Agus e dal direttore Ciro Pignatelli, hanno visionato diversi siti per capire che tipo di lavoro viene volto, anche attraverso il confronto con amministratori regionali – come l’assessore all’Ambiente Gianni Lampis – con i rappresentanti dell'Università e delle istituzioni, con le realtà locali, i sindaci e gli operatori economici e culturali. Da Caprera alla Maddalena, dall’Argentiera alla Valle di Lanaittu a Oliena, dal museo didattico di Genoni alle dune fossili del parco di Molentargius a Cagliari, le due commissionarie hanno parlato con archeologi e personale impegnato nei laboratori, negli scavi e nello studio dei materiali. Poi a Iglesias, alla presenza anche di Vincenzo Tiana, presidente del Comitato scientifico di Legambiente, è stata esaminata la documentazione e la cartografia del Geoparco, con le novità risalenti agli ultimi due anni.

I requisiti. Se nel caso della Sardegna è impossibile rispettare alla lettera la richiesta di contiguità tra le diverse aree del Geoparco, la ciambella di salvataggio potrebbe arrivare – ed è quasi una certezza – dal provvedimento adottato dalla giunta regionale che ha affidato al Geoparco la gestione di tutti i geositi isolani, cioè di tutte le aree di interesse geologico: dalle gallerie minerarie alle grotte naturali alle aree di nidificazione di specie protette, alle zone dunali, solo per fare qualche esempio. Di fatto, grazie a questo provvedimento, i confini del Parco Geominerario coincidono con quelli della Sardegna e dunque le aree inserite nel sistema, pur non essendo contigue, vanno a formare un corpo unico. Una novità importante rispetto a due anni, quando proprio per l’assenza di unitarietà nel sistema geoparco, i commissari dell’Unesco avevano sospeso il giudizio in attesa di una ulteriore verifica avvenuta in questi giorni. Il verdetto potrebbe arrivare già a settembre ma è possibile, considerate l’elevato numero di relazioni da esaminare (ci sono tanti parchi che chiedono di entrare nella rete) potrebbe slittare ai mesi successivi. Se il parere sarà positivo e il Parco geominerario avrà il via libera per restare all’interno della rete, conquisterà due record: il primo a farne parte e il più esteso tra quelli europei.

I numeri. Il parco geominerario storico della Sardegna è nato negli anni 90. Inizialmente le sue dimensioni erano limitate all’area delle miniere corrispondenti al territorio di 87 comuni e 3800 chilometri quadrati. La funzione era quella di valorizzare e cercare di creare un’alternativa valida e sostenibile in chiave ambientale alle aree minerarie per le quali in quel periodo era iniziata la fase di dismissione. Successivamente numeri e funzioni sono cresciuti: oggi il Parco geominerario interessa un’area di circa 24mila chilometri quadrati all’interno dei quali sono distribuiti i 400 geositi affidati in gestione, con una presenza diffusa nel territorio e in quasi tutti i Comuni della Sardegna.

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