Il paladino dell’ambiente: «Così difendo la mia isola»

Deliperi, responsabile del Grig, racconta le sue battaglie contro abusi e cemento «Arte, cultura, natura e paesaggio sono tesori da difendere e non da svendere»

CAGLIARI. Due passioni: l’ambiente e i soldatini di piombo. La prima è nata con lui («amo da sempre la natura, gli animali, la bellezza») l’altra l’ha affinata nel tempo, modellando guerrieri d’ogni epoca abbigliati come la storia insegna. Spauracchio trentennale di immobiliaristi d’azzardo e cacciatori compulsivi, Stefano Deliperi è il responsabile storico del Gruppo di intervento giuridico, un’associazione autofinanziata che difende il paesaggio e i suoi abitanti a colpi di norme amministrative e penali, denunce ed esposti stampati su carta rigorosamente riciclata, una sorta di sanscrito giuridico che negli anni i cronisti hanno imparato a decifrare non senza difficoltà. Diritto, puro diritto, come da ispirazione originaria e secondo i dettami di un’associazione che si rivolge direttamente a chi è deputato a controllare: «Davanti a certi progetti e a certi scempi annunciati la protesta è utile e doverosa – spiega Deliperi – ma per ottenere risultati concreti bisogna usare le leggi». E di risultati l’ormai citatissimo Grig - con sedi a Cagliari e in mezza Italia - ne ha raggiunto a bizzeffe: resort abusivi demoliti, altri fermati sul nascere, da Baccu Mandara a Baia delle Ginestre, da Piscina Rey a Porto Pino. I ricorsi regolarmente vinti contro il calendario della caccia. Ma senza veleno, con eleganza, una specie di nobile distacco dalle cose che ha reso Deliperi un’eminenza dell’ecologia di qualità costringendo persino i nemici a rispettarlo: «Le battaglie in difesa dell’ambiente non sono un hobby – avverte il capo del Grig – perché l’impegno è faticoso, se devo rilassarmi faccio altro».

A scorrere le agenzie di stampa quotidiane e il blog ufficiale dell’associazione, Deliperi non sembra avere molto tempo per il relax. Ma qualcosa resta, prima di tutto i soldatini («disegnarli e scolpirli sul piombo mi toglie dalla testa ogni pensiero») subito dopo l’equitazione: «Quando posso vado da Fantasy, la mia vecchia cavalla. Ha vent’anni ma se li porta bene e porta volentieri anche me». Non c’è da stupirsi, il rapporto diretto con gli animali è il filo conduttore della sua vita. Cani, gatti - ha un bellissimo tigrato - poi gli esseri selvatici che vivono in una natura antropizzata e abusata: «Da ragazzino volevo fare l’etologo – ricorda sorridendo Deliperi – meno male che ho vinto il concorso per la Corte dei Conti, avrei fatto la fame».

È una storia lunga e travagliata, la sua. Ma ventisette anni in una trincea ecologista ingombra di codici e pronunce di giudici amministrativi non hanno fiaccato la sua voglia di combattere: «Oggi la lotta dura è sugli usi civici della Sardegna, tra i 400 e i 500 mila ettari di terre pubbliche finite nelle mani di speculatori privati. Ma se devo richiamare soddisfazioni passate vado al 1998, quando la mia associazione riuscì a ottenere l’annullamento di tredici piani paesistici regionali su quattordici. Mi accusarono di lavorare per il partito del cemento, invece era il contrario. Quegli strumenti favorivano il sacco della Sardegna, che oggi sarebbe un’isola diversa».

Negli anni il Grig ha combattuto contro la cementificazione del colle di Tuvixeddu, di recente l’ha spuntata contro il colosso Saras che voleva trivellare le campagne di Arborea alla ricerca di gas: «Grandi battaglie – ricorda Deliperi – ma quando ci chiamano per segnalare un chiosco su una spiaggia, un abuso minore su una collina, l’impegno è lo stesso. A Pisa volevano smontare un acquedotto mediceo del Seicento per far passare lo svincolo autostradale, siamo riusciti a bloccare tutto. Le leggi ci sono, bisogna usarle e saperle usare con la massima costanza. Altrimenti si fa solo chiasso e chi deve violentare il paesaggio va avanti indisturbato». C’è chi accusa Deliperi di voler chiudere la Sardegna nella classica campana di vetro, un’idea mummificatrice del paesaggio usata spesso dal partito dei costruttori, i suoi irriducibili avversari di sempre: «Esiste il buonsenso – ribatte il capo del Grig – esiste la consapevolezza di sé, che porta alla salvaguardia della nostra identità e produce anche ricchezza. Arte, cultura, natura e paesaggio sono carte vincenti da difendere, non da svendere. Per fortuna negli anni la sensibilità è cresciuta e con quella gli strumenti di pianificazione e le norme di tutela». Un’attenzione cresciuta ma non sempre condivisa dalla politica «che mira al consenso elettorale e di conseguenza ad alimentare certi interessi». Al punto che - come l’assessore regionale Gianni Chessa - si pensa a un’isola da “mettere a reddito”: «Chessa è un uomo intelligente – lo difende Deliperi – è uno che ascolta, speriamo che continui a farlo». D’altronde solo gli sprovveduti assecondano oggi un turismo di massa che sta ammazzando le città: «Penso a Venezia assediata e minacciata dalle grandi navi da crociera, penso a Barcellona dove i residenti chiedono ai turisti di stare alla larga. Penso a luoghi d’arte e di bellezza presi d’assalto, venduti come prodotti e usati senza la giusta misura e senza controllo. In Sardegna, ma sono soltanto esempi, penso a spiagge come la Pelosa, Liscia Ruja, Tuerredda, Punta Molentis ridotte a discariche di umanità. Serve vigilanza seria e limiti rigorosi agli accessi». Quei limiti che, nel loro campo, i cacciatori vorrebbero superare: ogni anno la Regione allunga la stagione venatoria di un mese, Deliperi ricorre ai tribunali amministrativi e quelli gli danno ragione. È come un gioco, dove l’importante è partecipare: «Noi andiamo avanti, prima o poi si accorgeranno che esistono norme europee insuperabili e la smetteranno». Anche se lo scopo è evidente: «Guadagnare consensi fra i cacciatori». Che Deliperi divide in categorie: «Ci parlo spesso, ci sono quelli ragionevoli che davanti a questi incendi spaventosi sospenderebbero volentieri l’attività per qualche anno e gli psicolabili, che sparerebbero a qualsiasi organismo in movimento. Ma la caccia così com’è non ha più senso». Così come - sostiene Deliperi - l’idea fissa di costruire: «Penso ai testi di Antonio Cederna, una fonte di ispirazione per intere generazioni, un’opera ancora attualissima di cui bisognerebbe tener conto. Chi pensa a posizioni stagnanti, a un’ecologia cristallizzata nella negazione di tutto, dovrebbe leggere e cercare di capire». Nel frattempo lui, fra una galoppata in sella a Fantasy e l’allestimento di un’armata di militari in miniatura, la sua strada vuole continuare a percorrerla: «Negli anni il Grig si è allargato – spiega Deliperi – oggi abbiamo sedi operative in Sardegna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Veneto, Emilia Romagna, Campania e Marche. Stiamo aprendo in Puglia, dove ci occuperemo degli ulivi segati col pretesto della xylella. C’è molto da fare e qualcuno deve farlo».

Rimpianti? «Se mi guardo indietro non vedo grandi errori e insuccessi. Semmai trovo episodi divertenti, come il tentativo del comune di Cagliari di installare una colossale funivia tra il molo Martello di Marina Piccola e la Sella del Diavolo. Riuscimmo a bloccare tutto, come altre volte. È dell’anno scorso l’idea di un bronzetto alto venticinque metri da piazzare sul porto di Cagliari, ho sentito anche di un nuraghe ciclopico, anni fa si parlò di un’ovovia che avrebbe sovrastato il centro della città. Tutte cose da accogliere con un sorriso ma anche con molta prudenza, perché dalla barzelletta alla realtà si passa davvero in un attimo». Ma la più bella di tutte è stata la strabiliante corsa dei dromedari, che la giunta Delogu voleva organizzare sulla spiaggia del Poetto: «Era tutto pronto, i quadrupedi dovevano arrivare dal nord Africa per un evento davvero irripetibile nella sua assurdità. Quando la Nuova Sardegna diffuse la notizia – ricorda ridendo Deliperi – gli amministratori comunali vennero sommersi dagli sberleffi dei cagliaritani, malgrado al tempo non esistessero i social. Così l’operazione dromedari venne annullata. Ecco – sorride Deliperi – forse quello posso considerarlo un rimpianto, ci siamo persi le risate per un avvenimento che a Sassari ci avrebbero rinfacciato per i prossimi secoli».

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