Piscinas, oltre i 60 giorni in spiaggia si rischia

Ordinanza del sindaco. Troppi metalli pesanti vicino alla foce del Rio Irvi

ARBUS . Sarà forse eccessivo parlare di spiaggia a rischio per la salute, ma Piscinas rischia di essere il primo litorale con i tempi di esposizione decisi da un’ordinanza. Già perché il sindaco di Arbus, Comune di cui fa parte la spiaggia, ha dovuto emanare un’ordinanza in cui prevede che nel tratto più vicino alla foce del Rio Irvi non si possa sostare più di 60 giorni per 10 ore al giorno, e in quella più lontana per 150 giorni per 10 ore per volta. Il rischio è riportare danni alla pelle.

Non è un eccesso di salutismo del primo cittadino, ma un’azione quasi obbligata. Perché l’oasi caratterizzata dal fascino delle sue dune, è ferita dalla foce del Rio Irvi, che trasporta metalli pesanti, che arrivano dalle ex miniere di Montevecchio. E il colore del fiume non lascia troppi dubbi.

Ma quello del sindaco nojn è un divieto. È un’indicazione per turisti e bagnanti che stanno a lungo sulla spiaggia di Piscinas. La concentrazione di metalli pesanti, trasportati fino al mare dal Rio Irvi che sgorga dalle miniere dismesse del cantiere di Casargiu, fra Montevecchio e Ingurtosu, potrebbe potenzialmente costituire un rischio per la salute cutanea. Come scrive il sindaco Ecca nell’ordinanza che ha fatto affiggere in questi giorni in cartelli posizionati nei tratti di spiaggia.

I tratti in cui l’Istituto superiore di Sanità ha trovato i componenti estranei non propriamente salutari, rilevati con le verifiche iniziate nel 2017 e poi proseguite periodicamente. «Un avviso per informare, non per vietare. Perché non c’è niente da vietare», precisa il sindaco, che dice di essersi attenuto alle prescrizioni dell’Istituto. Quei cartelli andavano messi per comunicare ai fruitori della spiaggia gli esiti delle analisi effettuate dagli organi sanitari superiori, Ats compresa. Cosa dice l’Istituto superiore della sanità sulla situazione della spiaggia di Piscinas, è riportato in sintesi nell’ordinanza del sindaco di Arbus.

Nella sconfinata spiaggia (oltre 4 chilometri fra mare e dune) sono stati presi in considerazione tre tratti. Quello immediatamente a ridosso della foce del Rio Irvi, quello limitrofo e infine il tratto appena più a sud dove operano gli stabilimenti balneari e la struttura alberghiera. Le indicazioni dell’Istituto superiore della Sanità sono queste: dalle analisi effettuate potrebbero esserci potenziali rischi per la pelle umana per chi è esposto per 10 ore al giorno e per 60 giorni nel primo tratto (lungo la foce Rio Irvi), 10 ore al dì per 90 giorni nel tratto immediatamente dopo e infine 10 ore per 150 giorni nella parte di arenile utilizzata dalle strutture balneari.

«L’ordinanza informativa avrebbe dovuto avere in realtà destinatari più definiti perché maggiormente interessati – sostiene la Asl di Sanluri – sono il personale dei chioschi e degli stabilimenti balneari in spiaggia, quelli dell’hotel Le Dune, gli addetti ai parcheggi a pagamento».

Sarebbero loro i soggetti più esposti ai rischi e per questo il sindaco avrebbe dovuto informarne direttamente i datori di lavoro.

Cosa che non è avvenuta e che ha generato le rimostranze degli interessati e i rilievi della Asl. «Ho fatto notare – spiega Antonello Ecca – che sono proprio queste le persone a minor rischio perché lavorano vestite e non sulla spiaggia, ma ciascuno la vede a modo proprio».

Il sindaco ritiene di aver fatto quanto in suo dovere: «Ho fatto l’ordinanza segnalando ai frequentatori di Piscinas le indicazioni dell’Istituto superiore della Sanità – continua il sindaco Ecca –, questo mi si chiedeva. Anche se i rischi, a ben vedere, sono alquanto remoti».

A monte di quanto avvenuto questi giorni, c'è l’irrisolto problema del “fiume rosso” Rio Irvi, che risale agli inizi anni Novanta quando sono state chiuse le miniere di Montevecchio e, in questo frangente, del cantiere di Casargiu.

Da Pozzo Fais sgorgano incontrollate le acque minerarie reflue cariche di metalli pesanti (fra cui cadmio, arsenico, piombo, cobalto), che poi si gettano attraverso il Rio Irvi in un tratto ristretto della spiaggia di Piscinas, dove la sabbia costituisce una barriera filtrante e trattiene i residui metalliferi. La Regione ha stanziato da diversi anni 40 milioni di euro per la bonifica e per la costruzione di un depuratore a monte del Rio Irvi, ma l’Igea, società in house in capo all’assessorato Industria, delegata al risanamento delle ex miniere, tarda a realizzarlo. E a Piscinas periodicamente riemerge il problema della bomba ecologica costituita dal Rio Irvi.

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