La fortunata cicogna che non sa volare si ferma a Chilivani

Il piccolo esemplare è caduto da un nido su un traliccio. Salvato e assistito dalla proprietaria del terreno

SASSARI. Il suo nido, per un giorno, è stato una vasca da bagno. Imbottita con un plaid blu scuro, morbido e caldo, con le stelle disegnate. Un colore simile alla coperta di cielo stellato che rimbocca le notti delle cicogne sui tralicci di Chilivani. Non aveva paura delle mani dell’uomo. Si è fatta prendere in braccio, accarezzare e rassicurare. Non ha mai accennato una minaccia col becco: l’ha aperto solo per ricevere cibo, acqua e una speranza di sopravvivere.

Il giorno del primo volo ha preso coraggio. Ha fatto stretching a dieci metri di altezza, come i grandi atleti prima di una prova olimpica. Ha disteso tutta la sua silhouette da elegante concorde, sbattendo le piume, e infine ha spiccato il salto; ha planato per un po’, per poi atterrare goffa in mezzo all’erba. Non era ancora pronta per la sfida con la gravità.



Per Maddalena Uleri, 70 anni, quegli uccelli sono dei simpatici vicini di casa. Lei, da 9 anni, li ospita volentieri e gratis all’interno del suo terreno. Le fanno compagnia e tenerezza, tutte intente a sbrigare quella pratica per la quale la fantasia le ha da sempre disegnate: depositare la vita qua e là. Ecco, a Chilivani una volta tanto le cicogne lavorano per se stesse, smettono i panni di corrieri Prime per bimbi infagottati, e si dedicano all’attività più appagante dell’universo: la riproduzione. Il loro nido d’amore, due volte l’anno, è il traliccio Enel piantato nel mezzo della campagna. E questo, a pensarci, è a suo modo commovente. Perché l’esistenza di questi pennuti giramondo è una sterminata avventura: due migrazioni l’anno, una in primavera e una in inverno. Infilzando in volo i continenti: Africa, Europa e Asia, planando sulle “termiche”, le correnti d’aria calda prodotte dal suolo scaldato dai raggi solari. Andata e ritorno. Partenza a febbraio, circa un mese di viaggio, poi nidificazione e ad agosto rientro in Africa. Ecco queste cicogne che hanno solcato latitudini, librandosi sopra le meraviglie del pianeta, tra città antiche e deserti, alla fine scelgono un pezzetto di terra nel nulla di Chilivani per mettere su famiglia. Per Maddalena Uleri è un piccolo orgoglio.

«L’altra mattina ho visto una cosa bianca sotto il traliccio – racconta – pensavo fosse una busta. Mi sono avvicinata per raccoglierla e mi sono accorta che invece era il piccolo di cicogna. Non era riuscito a spiccare il volo». Al fratellino, una settimana prima, era andata peggio. Si era sporto dal nido durante gli allenamenti, ed era precipitato. «Lo avevo raccolto che era già morto». Invece questo piccolo era decisamente provato, ma ancora vivo. Lasciarlo lì significava consegnarlo alle volpi o ad altri predatori. «Mi sono fatta aiutare da due amici e ho portato la cicogna in casa. Era molto mansueta, un po’ rassegnata, ho pensato di ospitarla nella vasca da bagno. Ho steso delle coperte, le ho apparecchiato una sorta di nido. Si è addormentata, come si sentisse al sicuro. Poi ho avvisato l’ospedale degli animali di Bonassai e atteso che venissero a prenderla. Era nata senza una zampa, aveva un moncone infetto, le mancavano le dita». Babbo e mamma cicogna hanno ronzato per un giorno attorno alla casa: «Forse percepivano la sua presenza. Non li avevo mai visti così vicini e agitati». Poi l’indomani si sono rassegnati e sono andati via. Così la piccola cicogna è rimasta sola, ma in buone mani. I veterinari di Bonassai l’hanno avvolta in un asciugamano, hanno ringraziato la signora Uleri, e l’hanno portata via. Le impianteranno una protesi alla zampa e le insegneranno a volare. Fai buon viaggio, piccola, e ricordati che da Chilivani non si sfugge: sia che viaggi da Sassari a Olbia o da Pechino al Cairo, resta sempre una tappa obbligata.
 

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