Non era il capo della banda: Gessy Chessa assolta dopo 10 anni

Gessy Chessa con l'avvocato Franco Luigi Satta

La 38enne di Loculi era accusata di rapina e attentati: «È finito un incubo» 

NUORO. «Un incubo, oggi per me è finito un incubo. Ma chi se li scorda i 23 giorni a Badu ’e Carros, e i due anni e mezzo ai domiciliari? L’assoluzione di oggi, per la rapina al cinema di Pratosardo, non può cancellare quello che ho sofferto e quello che sono diventata, nel frattempo. Il mio lavoro, il mio trasferimento da Loculi a Golfo Aranci, il fatto di essere mamma. Oggi sono un’altra persona, ma quello che ho sofferto in questi 10 anni di accuse ingiuste, inchieste e processi, lo so solo io. Ci sono voluti 10 anni, prima che lo capissero, che ero e sono innocente». Fino all’ultimo, Gessy Chessa prova a ricacciare indietro le lacrime, ma poi proprio non riesce e così le lascia andare libere giù per il viso, mentre il suo compagno le cinge la spalle e le offre il braccio per uscire. «Avvocà, grazie, grazie di tutto», dice, attardandosi ancora un momento e rivolgendosi a uno dei suoi legali, Franco Luigi Satta, e poco dopo, facendosi largo nell’aula di udienza, ringraziando anche l’altro suo difensore, Salvatore Murru che ne ha seguito il caso sin dall’inizio insieme all’avvocato, scomparso alcuni anni fa, Giannino Guiso.

Tutti assolti. Da ieri mattina Gessy Chessa, 38 anni, nata a Loculi ma da qualche anno trasferita a Golfo Aranci dove lavora in un hotel, per la giustizia è pulita. Pulita come l’aria. Lei e gli altri suoi quattro compagni di vicenda processuale, ieri sono stati assolti, infatti, da ogni accusa in un processo che più intricato non si può perché figlio di un’inchiesta tormentata e ricca di svolte, cambi di passo, accelerate, cambi di giudice e lungaggini. Ma il presidente del tribunale collegiale di Nuoro, Giorgio Cannas, ieri mattina, leggendo il dispositivo della sentenza è stato molto chiaro: tutti assolti. Assolti da ogni capo d’accusa.

Il processo. Quello di primo grado che si è concluso ieri riguardava tre fatti di cronaca confluiti alla fine nello stesso percorso giudiziario perché nati dalla stessa inchiesta e dalle stesse intercettazioni: la rapina al cinema del centro commerciale di Pratosardo, commessa a Nuoro il 10 gennaio del 2009, il tentato omicidio dell’allevatore di Siniscola, Ivano Bandinu, l’attentato incendiario all’auto di un carabiniere, Sandro Fanara. Per l’accusa, dietro tutti questi fatti, a vario titolo, c’erano i cinque imputati per i quali ieri si è concluso il processo di primo grado. Della rapina a Pratosardo erano accusati solo Gessy Chessa, Antonio Francesco Pipere, di Orgosolo, e Andrea Mulas, di Orotelli. Per loro, rispettivamente, la Procura aveva chiesto una condanna a 6 anni e 6 mesi, 8 anni e 8 mesi, e 4 anni e 8 mesi. E il tribunale collegiale invece li ha assolti tutti. Del tentato omicidio, invece, erano accusati solo Pierluigi Cincotti, Giambattista Loi, e Antonio Francesco Pipere. Ma nei loro confronti, e per questo capo di imputazione, lo stesso pm Emanuela Porcu aveva chiesto l’assoluzione. E il tribunale è stato dello stesso parere. Restava, poi, un altro capo di imputazione: quello relativo all’attentato all’auto di un carabiniere. E di questo era accusato il solo Giambattista Loi. Il pm ne aveva chiesto l’assoluzione e il tribunale è stato concorde. E così, anche per i versanti tentato omicidio e attentato, il tribunale ha accolto in pieno gli argomenti sostenuti dalla difesa rappresentata, per Cincotti, dall’avvocato Francesco Pala e per Loi, dall’avvocato Luciano Trubbas. Per l’attentato al carabiniere e per il tentato omicidio, Gessy Chessa era già stata assolta con il rito abbreviato, e la sentenza è diventata definitiva. E ieri mattina, poi, per lei è arrivata un’altra assoluzione: quella più attesa e sudata, visto che le è costata 10 anni tra inchiesta e processo.

Non era la capo banda. «Secondo l’accusa – spiega l’avvocato Franco Luigi Satta – sarebbe stata la regista telefonica della rapina ma nel corso del dibattimento abbiamo dimostrato che a suo carico non c’era nulla, alcuna prova. Aveva solo occupato quella cella telefonica, ma non c’era niente altro. Si trattava solo di un tentativo di prova indiziario dell’indizio». «Da un lato – commenta anche l’avvocato Salvatore Murru, co-difensore di Gessy Chessa – c’è la soddisfazione perché finalmente la giustizia ha riconosciuto l’innocenza di questa ragazza che per anni è stata additata come la capo-banda e ha dovuto anche portare il peso di una pena accessoria come quella di finire spesso al centro delle cronache. E dall’altro, c’è tanta amarezza, perché non si può arrivare a una sentenza di primo grado dopo 10 anni». «È stata una bellissima vittoria – commenta l’avvocato Patrizio Rovelli, legale di Pipere – Il mio assistito era considerato il capo del drappello nella rapina, ma la giustizia ci ha messo 10 anni per dichiararlo innocente. E dieci anni tra inchiesta e processo sono già una condanna». «Per Pipere sono stati anni di inferno – spiega infatti l’avvocato Angelo Magliocchetti – ma alla fine siamo riusciti a demolire l’ipotesi accusatoria fondata su mere congetture. È stato un bel lavoro di squadra. Seppur dopo 10 anni, oggi, è stata riconosciuta la verità».

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