L’Aias chiede il concordato e punta al piano di rilancio

La richiesta al giudice fallimentare di Cagliari: «Vogliamo garantire lavoro e servizi» 

CAGLIARI. La linea è chiara: un’istanza di concordato preventivo in bianco cui seguirà, nero su bianco, un piano di ristrutturazione aziendale che preveda la tutela dei 1200 dipendenti e dei tremila ospiti dei centri, con prospettive di continuità del servizio di assistenza ai disabili. In questa scelta che s’annuncia come fondata sulla trasparenza, l’Aias sembra mettere in secondo piano la posta al centro della partita con la Regione: i crediti vecchi e nuovi, che andranno riesaminati con una retrospettiva documentale da offrire in ultima analisi al giudice fallimentare. Con un dettaglio significativo: la proposta di concordato implica il riconoscimento della posizione debitoria e quindi dell’insolvenza, che per la Procura ammonterebbe a circa 20 milioni: dieci nei confronti dei dipendenti e altrettanti verso l’agenzia delle entrate.

I tempi perché questa operazione si concluda sarà il giudice Andrea Bernardino a stabilirli ma molto dipenderà dalla credibilità del piano e dalle garanzie. Sul piano strettamente tecnico cambia poco: l’istanza di fallimento presentata dal pm Daniele Caria, partita dai ricorsi dei dipendenti senza stipendio da un anno, rimane in piedi e al momento non c’è nulla di concreto che possa scongiurarla. La richiesta di concordato in bianco - la cui accettazione è scontata per legge, insieme alla conseguente sospensione della procedura fallimentare - potrebbe spostare di sessanta giorni la decisione del tribunale oppure congelarla per una verifica approfondita del piano, che potrebbe essere affidata a un consulente del collegio giudicante. Ipotesi entrambe possibili trattandosi di un’azienda privata che fornisce però un servizio pubblico essenziale. Quello che conta sarà la decisione sulla credibilità del piano di ristrutturazione, legata a filo doppio alle garanzie finanziarie: in altre parole il tribunale dovrà accertare se al di là delle parole ci sono i soldi, soldi veri, sufficienti a pagare dipendenti, Fisco e insieme la prospettiva dei costi del servizio.

Ieri mattina l’aula d’udienza del giudice Bernardino era piuttosto affollata: l’associazione della famiglia Randazzo si è presentata con una pattuglia di avvocati adeguata al peso della procedura in corso. Nessuno attendeva decisioni in giornata, la mossa dell’istanza di concordato era nell’aria da tempo. Gli avvocati Massimo Bottari, Massimo Delogu, Enzo Pinna e Stefanino Casti hanno messo giù le carte in apertura dell’udienza e a quel punto al giudice Bernardino non è rimasto che applicare la legge e riservarsi per la decisione, che potrebbe arrivare già entro la settimana. A quel punto la folla di legali, affiancata da Vittorio Randazzo, si è trasferita alla sede Aias di viale Poetto, dov’era stata programmata una conferenza stampa. Chi s’attendeva attacchi alla Regione e rivendicazioni di crediti è rimasto deluso: neppure una parola di conferma su quanto hanno riportato le cronache degli ultimi mesi. Impugnato il timone della vertenza, il commercialista Gianluca Timpone e l’avvocato Bottari - con Vittorio Randazzo seduto a fianco ma in perfetto silenzio - hanno spiegato che l’incontro coi cronisti doveva servire solo a rassicurare dipendenti e pazienti sul fatto che l’Aias non intende abbassare la guardia: «Il piano di ristrutturazione che presenteremo al giudice fallimentare - hanno spiegato - garantirà la continuità dei servizi alle tremila persone ospiti dei centri e darà prospettive certe ai dipendenti. Dev’essere chiaro a tutti che esistono tutte le condizioni per fare il concordato in piena continuità aziendale, senza che i servizi ne risentano in alcun modo». Nessuna anticipazione sul contenuto del piano, sulle garanzie, sulla dotazione finanziaria che dovrà inevitabilmente sostenere l’offerta al tribunale, rivolta a sospendere la procedura fallimentare: «Per il momento - ha insistito Timpone - possiamo solo ribadire che il nostro sarà un piano di ristrutturazione a 360 gradi, sarà fatto tutto il necessario per assicurare il servizio Aias nel pieno rispetto dei livelli di legge». Calendario alla mano, della procedura fallimentare per l’Aias non si riparlerà prima di gennaio 2020.


 

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