La messa a punto di Solinas: rimpasto dopo le elezioni

La giunta in carica

Il presidente: «Scontata una verifica a un certo punto della legislatura» «Le tensioni nel Psd’Az? Normale dialettica, poi troviamo la sintesi»

SASSARI. L’emergenza Covid sembra offrire una tregua, anche se qualche segnale preoccupante si scorge all’orizzonte e il numero dei contagiati è risalito verso quota quaranta. La politica, messa in un cantuccio per mesi da bollettini e virologi, si riprende i suoi spazi. Anche perché si avvicinano importanti appuntamenti elettorali come le suppletive per il Senato e le Amministrative di ottobre. Dopo le cose potrebbero cambiare in Regione. È lo stesso presidente Christian Solinas a confermarlo.

Presidente, dopo le elezioni cambierà qualcosa nella sua Giunta?

«È naturale porsi, nel percorso della legislatura, dei termini per verificare l’azione amministrativa. Va fatta una valutazione sulla giunta e sulle commissioni. Per ciò che riguarda il Consiglio quel termine è imposto. Per la Giunta non è prefissato, ma è corretto tracciare un primo bilancio. La valutazione sull’attività di questi mesi deve tenere conto dell’evento di proporzioni bibliche che abbiamo vissuto».

In questi mesi il Covid vi ha tenuto uniti?

«Ci ha richiamato a affrontare in maniera compatta, unitaria, un’emergenza importante, che ha impattato sul tessuto economico e produttivo e che siamo riusciti a gestire. La Sardegna è percepita come una delle Regioni più sicure grazie a come è stata condotta l’emergenza».

La politica torna in primo piano. Durante il consiglio nazionale lei è stato accusato di aver parlato più da presidente della Regione che da leader del partito. Trova che sia normale?

«Il Psd’Az è un partito che dopo 100 anni celebra ancora congressi, elegge i propri organi interni, tiene consigli nazionali. Il fatto che ci siano opinioni diverse è un grande valore. Poi si trova una sintesi e anche l’ultimo consiglio nazionale si è concluso con un voto praticamente plebiscitario».

Nessuna divisione all’interno del partito?

«Il Psd’Az ha storia lunga, fatta anche di posizioni e sensibilità differenti. Anche questo è il segreto della sua longevità. È compito del segretario nazionale, ed è un obbligo statutario, quello di portare a sintesi le differenti sfumature. Grazie al dialogo si è arrivati all’accordo unitario che ci ha portato alla mia elezione a segretario nazionale. Grazie al dialogo abbiamo raggiunto l’accordo per le elezioni politiche che ha portato il Psd’Az ad avere nuovamente, dopo tanto tempo, una rappresentanza in Parlamento, oltre alle candidature di Lorenzo Palermo a Nuoro e di Antonio Moro nel nord Sardegna. Poi siamo arrivati unitariamente alla candidatura e al programma civico, sardista e di centrodestra che ha vinto elezioni grazie a un consenso ampio nella società sarda».

Eppure i segni di tensione sono evidenti in diverse realtà. A Nuoro, ad esempio...

«Ripeto, il dibattito è segno di vitalità. Nuoro è una città importante, roccaforte culturale per il sardismo. È bene che ci sia discussione e confronto. Tutto questo dovrà trovare una composizione che abbia sintonia con la linea politica votata dal congresso. La via maestra è la coalizione di centrodestra, civica e sardista che consente di ampliare il perimetro delle coalizioni classiche con un riferimento a civismo e sardismo».

Sono dunque escluse altre ipotesi?
«La via maestra è questa. Se dovesse rivelarsi impraticabile sarà per ragioni a noi non imputabili».

Anche la situazione di Oristano è molto confusa...

«A Oristano il partito è cresciuto in maniera esponenziale. La crescita va governata e elaborata. Fino a che il Psd’Az aveva percentuale di voti che non gli consentiva di eleggere consiglieri, la gestione era più semplice. Oggi con un gruppo di tre consiglieri e con assessore escluso dalla Giunta che stava lavorando molto bene, il Psd’Az è una forza politica di peso, abbiamo avuto un tesseramento importante con tante nuove adesioni. La sfida ora è integrare la vecchia classe dirigente con i nuovi arrivi».

State soffrendo le conseguenze dell’abbraccio con la Lega?

«È stato un accordo fatto sul solco del federalismo per le elezioni politiche del 2018. Il Psd’Az, il più antico partito federalista italiano, con la Lega, il più grande partito federalista del momento. Su questo solco, che è culturale prima che politico, è nata l’alleanza programmatica che ha avuto successo alle politiche. Successo confermato alle regionali, pur nella distinzione dei simboli. Un ottimo risultato, segno che i sardi hanno apprezzato. Questa alleanza governa l’isola e credo si riproporrà nei centri sopra 15mila abitanti».

Ma la convivenza è difficile?
«Siamo un partito di combattenti e reduci. Questa nostra indole battagliera è rimasta nei decenni. Ci caratterizza anche la lealtà nei rapporti, ma questo non significa che non ci siano confronti su idee e programmi, anche serrati. Io ho l’onore e l’onere di portare a sintesi questi confronti. Per ora abbiamo portato a casa risultati importanti: l’accordo sugli accantonamenti, 1,6 miliardi di rimborsi, ridotto la compartecipazione della Regione al risanamento della finanza pubblica. Poi i provvedimenti durante l’emergenza Covid: siamo la Regione che ha dato gli stanziamenti pro capite più cospicui, la Regione che ha impegnato più fondi propri. Ora porteremo a conclusione la riforma sanitaria e poi quella degli enti locali».

In piena pandemia il vostro alleato principale, la Lega, ha mandato nell’isola un nuovo coordinatore, Eugenio Zoffili. Segno che qualcosa non stava andando per il verso giusto?

«A Eugenio Zoffili mi legano rapporti di stima personale e politica tali che non posso che essere contento di poter collaborare con lui, continuando nel percorso intrapreso con Guido De Martini».

Però non mi ha risposto...

«È stata una decisione interna alla Lega».

Altro partito con il quale avete qualche problema è quello dei Riformatori. Ultimo episodio la discussione sulla riforma sanitaria. Anche qui normale dialettica?

«I Riformatori hanno alcune sensibilità spiccate su materie particolari come sanità e lavori pubblici, sulle quali tendono a valorizzare elementi cardine di una loro proposta programmatica. Credo si possa trovare una soluzione dialogando sul tema».

Alcune forze della coalizione non entrate in consiglio hanno avuto più volte posizioni critiche verso la sua Giunta. Deve fare autocritica su qualcosa?

«La nostra è una coalizione ampia e articolata, con numerosi gruppi in consiglio, con numeri differenti. E con gruppi che hanno contribuito alla vittoria, ma che non hanno avuto eletti. È mio intendimento mantenere in equilibrio la coalizione. Sento di dovere qualcosa in più a liste che non hanno raggiunto quozienti ma che hanno dato un contributo».



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