Distruzione e tanta rabbia E ora si contano i danni

Disastro a Bonorva e Uri: colpite diverse aziende e lo stabilimento Santa Lucia

BONORVA. È un miracolo se non ci sono state vittime e se i danni non hanno assunto proporzioni ancora più gravi. A tarda notte, sabato, c’è stata grande paura perché la difficoltà a controllare voci di eventuali dispersi è diventata concreta: i lavoratori delle campagne sono corsi a cercare di salvare quel poco che ancora non era stato devastato dal fuoco. Alla fine sono rientrati tutti: distrutti, con le mani e la faccia bruciate dal forte calore, la gomma delle scarpe sciolta, il respiro fiaccato dal fumo respirato per gran parte della giornata. La guerra contro gli incendi che hanno attraversato il territorio di Bonorva e Uri – in provincia di Sassari – l’ha vinta ancora il fuoco, ma l’impegno straordinario degli uomini e il massiccio dispiegamento di mezzi (tutti quelli disponibili se si considera che in Sardegna erano in atto ben 28 roghi, altri ugualmente gravi a Orgosolo e Sarule, tanto per citarne alcuni) ha evitato conseguenze tragiche per le persone.

I danni più importanti nel territorio di Bonorva, dove le operazioni di spegnimento – dopo due giorni di fuoco – ieri a tarda sera erano ancora in corso. Dopo l’avvio delle bonifiche, infatti, i primi segnali del vento di maestrale hanno fatto ripartire le fiamme, con “riaccensioni” continue. Due i fronti attivi di circa 800 metri. In tutto più di 2mila ettari di superficie bruciata con i primi focolai rilevati in località “S’Ena ’e Sunigo” che sembravano contenuti. L’incendio invece ha preso consistenza, probabilmente perchè - come succede quando si è in presenza di così elevate temperature - ha camminato sotto traccia e ha assunto una forza dirompente. In alcuni punti le fiamme hanno fatto salti anche di 30 metri, passando da una parte all’altra della strada. Una forza distruttiva che è stato impossibile contrastare apertamente ma che le forze in campo hanno cercato fino all’ultimo di contenere: impiegati una decina di elicotteri e tre canadair, il SuperPuma, personale del Corpo forestale e vigilanza ambientale e di Forestas, vigili del fuoco, volontari della Protezione civile e barracelli, carabinieri e polizia.

Per Bonorva è un disastro ambientale senza precedenti negli ultimi vent’anni, oltre ai danni alle aziende agricole che hanno perso le scorte di fieno (centinaia le rotoballe incenerite) e attrezzature, c’è da registrare la grave situazione allo stabilimento dell’acqua minerale Santa Lucia. L’incendio è arrivato dalla parte del cortile e si è infilato fino alla fabbrica: è stata una lotta dura, andata avanti per lunghe ore con l’impiego anche di volontari che hanno messo in campo mezzi privati per sbarrare la strada al fuoco. «Ripartiremo più forti di prima – hanno detto i titolari della storica azienda – tutti insieme ce la faremo».

Massimo D’Agostino, sindaco di Bonorva, medico, è rimasto accanto alla sua gente fino all’ultimo istante. A lui sono arrivate anche le proteste cariche di rabbia e gli insulti che chi vede andare in cenere i sacrifici di una vita rivolge genericamente allo Stato. «Ricorderò il contributo dato da tutti – ha detto il sindaco – sono stanco. Oltre 2mila ettari in fiamme sono una emergenza sociale, bisognerà fare in modo - che fatti simili non si verifichino più». La gara con il fuoco, purtroppo, la perdi se lui parte prima. Per questo la prevenzione è fondamentale: occorre ripopolare le campagne, riprendere i lavori delle fasce tagliafuoco, rafforzare i presidi nei territori. Così si fa veramente prevenzione non con le passerelle elettorali del dopo.

A Uri, altro fronte caldo, le operazioni di spegnimento si sono concluse ieri sera alle 17,50. Dopo una lunga battaglia contro il fuoco cominciata il giorno prima con l’incendio che era partito in località “Marroso”. Anche qui elicotteri, SuperPuma e un canadair in azione. Le fiamme hanno interessato una superficie di quasi 500 ettari lambendo le abitazioni. Matteo Emanuele Dettori, assessore comunale alla Protezione civile, a emergenza rientrata ha scritto: «Mi chiedo come può un essere umano, arrivare a tanto. Quale mente malata e quale delinquente può trovare soddisfazione nel vedere i propri paesaggi anneriti, i propri animali carbonizzati e tante e tante persone che mettevano a repentaglio la propria vita per salvare il salvabile. Grazie di cuore a tutti coloro che hanno combattuto la guerra contro il fuoco: a loro va la nostra stima e il nostro plauso». Sulle cause dell’incendio sono in atto le indagini del Nucleo investigativo del Coro forestale che oggi potrebbero presentare un primo rapporto in Procura.

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