Ares e Asl: ecco la mappa Rinviati i nodi dello scontro

La maggioranza non decide ancora sul valzer di ospedali da un’azienda all’altra Incassa però il primo voto favorevole sulla nuova organizzazione complessiva

CAGLIARI. Addio all’Ats, affondata dopo soli tre anni dal taglio del nastro. Benvenute, ma non per tutti, all’Azienda regionale della salute, l’Ares, e alle otto Asl provinciali. Alla fine di una maratona, lunga oltre undici ore, la riforma sanitaria del centrodestra ha marchiato il territorio. Insieme a tre articoli su 49, la mappa è stata licenziata a maggioranza dal Consiglio regionale. Il cammino è ancora lungo, ma la coalizione al governo pare essersi compattata intorno ad alcuni emendamenti dell’ultim’ora presentati dalla Giunta. Hanno avuto l’effetto di disinnescare le mine vaganti. Perché di fatto, almeno in questa seconda giornata di dibattito, queste correzioni in corsa, le ennesime, hanno accontentato tutti. In particolare i fratelli coltelli: i Riformatori, come chiedevano da giorni, hanno ottenuto la medicina digitale, mentre sarà l’Udc, come pretendeva, a mettere il timbro su alcuni aggiustamenti tecnico-organizzativi. La tregua, più o meno armata, dovrebbe resistere almeno fino a quando non sarà affrontato il caso spinoso del passaggio degli ospedali (il Civile di Alghero, e i cagliaritani Microcitemico e Oncologico) da un’Azienda all’altra. In quel frangente, stando alle indiscrezioni, i contrasti potrebbero ritornare a galla, ma è presto per fare previsioni.

Senza sede. Per evitare comunque altri guai, la maggioranza ha preferito non decidere sulla sede della nascente Ares. Ha fatto bene: nella scorsa legislatura il centrosinistra era finito in pezzi sugli uffici dell’Azienda unica, l’Ats, poi aperti a Sassari. Stavolta a decidere sulla logistica sarà la Giunta, in qualità di arbitro fra i furori di campanile sempre in agguato. Dal giorno in cui la riforma diventerà legge, sarà solo l’Ares a occuparsi di appalti, personale e contabilità per tutte le otto Asl. Il centrosinistra e i Cinque stelle non si sono lasciati sfuggire l’occasione per denunciare: «Contestate il centralismo dell’Ats, ma alla fine finite per scimmiottarlo senza però cancellare gli errori, che c’erano, nella nostra riforma».

Lo scontro è andato avanti fino a tarda sera. Solo in un’occasione maggioranza e opposizione sono riuscite a votare insieme, prendendo quest’impegno ufficiale: «Abbatteremo le liste d’attesa». Oggi, invece, comincerà il confronto sui poteri delle resuscitate Asl, una per provincia (Gallura, Nuoro, Ogliastra, Oristano, Sulcis e Medio Campidano) e una ciascuna dentro i confini delle Città metropolitane di Sassari e Cagliari. Le future Aziende sanitarie saranno davvero autonome? Sì, secondo la maggioranza. «Assolutamente no. Finiranno per essere schiacciate, brutalizzate dallo strapotere della politica», hanno replicato dal fronte opposto.

I battibecchi. Non sono mancati i duelli. Stefano Tunis, Sardegna 20.Venti, ha incalzato il centrosinistra con questa ricostruzione: «Sapete quale è stato il vostro errore tre anni fa? Esservi consegnati mani e piedi a un super manager. È stato lui a tagliarvi fuori, a mettervi all’angolo, a mettervi contro i territori». Piero Comandini, Pd, gli ha replicato: «È falso. Noi non abbiamo chiuso neanche un piccolo ospedale. Mentre voi, con questa riforma avventurosa e cinica, buttate a mare quanto di buono è stato fatto in questi anni». Sempre dai banchi della maggioranza, è stata la volta poi di Giorgio Oppi dell’Udc: «La verità è che, da dieci anni, siete sempre e solo voi a controllare i punti chiave della sanità, ma non volete mollare la presa». Gianfranco Ganau, Pd, ha risposto secco da quelli della minoranza: «La vostra vera rivoluzione, in estrema sintesi, è questa: ripescate otto repubbliche indipendenti per spartirvi meglio le poltrone».

WsStaticBoxes WsStaticBoxes