In discoteca non si balla più I gestori: «E i chioschi bar?»

Il provvedimento del Governo contestato dai proprietari dei locali ufficiali

SASSARI. Superata la boa di Ferragosto, arriva la scelta che non sorprende: stop alle discoteche, al chiuso e all’aperto. Dopo un confronto con le Regioni, il Governo ha deciso di rafforzare una linea che già aveva seguito, ma che era stata di fatto annullata da una serie di deroghe messe in campo dalle Regioni. Tra queste anche la Sardegna. Ora, invece, l’ordinanza del ministro della Salute, Speranza, non consentirà eccezioni: le discoteche dovranno chiudere. E sarà riconosciuto un sostegno economico alle attività costrette allo stop. L’ordinanza prevede anche l'obbligo, dalle 18 alle 6, dell’uso della mascherina anche all'aperto «negli spazi di pertinenza dei locali e dei luoghi aperti al pubblico e negli spazi pubblici che per caratteristiche favoriscono gli assembramenti». È questo il risultato di un confronto durato oltre due ore tra i ministri Francesco Boccia, Roberto Speranza e Stefano Patuanelli ed i presidenti delle Regioni.

Contraria, a quanto di apprende, la regione Friuli Venezia Giulia, ma anche nell’isola, dove appena pochi giorni fa il presidente Solinas aveva emesso un’ordinanza che consentiva alle discoteche di restare aperte, probabilmente la decisione non è stata molto gradita. O forse sì, dal momento che la responsabilità della scelta è ora in capo a qualcun altro.

«Il danno atteso dalla chiusura delle discoteche è grosso ma non vedo alternative, serve maggiore attenzione per evitare di tornare ai dati di marzo - ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli -. Faremo il possibile per dare un sostegno economico alle attività che avranno delle perdite, trovando delle poste di ristoro specifiche anche nel dl agosto».

Il provvedimento, com’era prevedibile, ha provocato una valanga di reazioni. Lega e Fratelli d’Italia accusano il Governo di voler punire i giovani, mentre da Forza Italia si parla di provvedimento inevitabile che va però accompagnato da un sostegno per il settore.

Ma è soprattutto dalle associazioni di categoria dei gestori di discoteca che arrivano le proteste più forti: «Era nell’aria. Ce l’aspettavamo, sia per il comportamento discutibile di qualche collega, sia perché l’opinione pubblica ormai ci era addosso - dice Piero Muresu, responsabile dei locali da ballo della provincia di Sassari -. Ma bisognerebbe fare chiarezza sulle diverse tipologie di attività. Girano filmati di baretti in mezzo alle città, dove vengono sistemate quattro o cinque postazioni esterne, che trasmettono musica a alto volume, senza autorizzazione, con migliaia di persone che ballano. E il problema sono le discoteche?».

In effetti chiudere le porte delle discoteche non risolverà certo la questione degli assembramenti serali in questo ultimo scampolo d’estate. «Ma di cosa stiamo parlando - dice ancora Piero Muresu -? Un bar può mandare musica e far ballare, un ristorante può spostare i tavoli e dare spazio alle danze? Oppure assisteremo a indianate in spiaggia senza controllo? E intanto le discoteche sono quasi vuote. Noi titolari e gestori veniamo bersagliati perché non abbiamo rispettato quello che era quasi impossibile da rispettare. Il risultato finale sarà che spariremo, siamo tutti con l’acqua alla gola».

Il Governo ha però annunciato interventi di sostegno economico per il settore: «Sinora ho sentito solo parole. Io ho chiuso da febbraio, non ho visto un centesimo. Molti gestori hanno aperto per disperazione, perché carichi di debiti».

A livello nazionale il Silb Fipe-Associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo ipotizza un ricorso al tar contro la decisione del Governo: «La discoteca - ha detto il presidente Maurizio Pasca - è un grandioso capro espiatorio. Noi non ci sentiamo responsabilì. Osserveremo nei prossimi mesi se a discoteche chiuse il contagio si fermerà! Lo osserveremo attentamente. E agiremo di conseguenza».

@Petretto. @RIPRODUZIONE RISERVATA



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