Sassari, Doria: «Vado a Roma per mandare a casa Conte»

Il candidato al Senato per il centrodestra: «A Solinas non potevo dire di no». Sugli avversari: «Corda non l’avevo mai sentito ma non temo neanche Marras»

SASSARI. «Lorenzo Corda? Sinceramente non lo avevo mai sentito nominare. E non invidio gli elettori di M5s e Pd che dovranno mettere la croce su uno strano simbolo e un’alleanza innaturale. Il Covid? Va bene la prudenza, ma ora non esageriamo. E soprattutto non trasformiamolo nel paravento di tutte le carenze romane. L’elezione a senatore? Se tutto va bene in tre mesi torno a casa insieme a tutto il governo, dai miei studenti e dai miei pazienti. I partiti? Mi stanno stretti. Preferisco le idee, e le persone. Come Solinas, un bene per la Sardegna».

Non usa giri di parole Carlo Doria, candidato per il centrodestra alle suppletive del Senato. E d’altronde non ne avrebbe il tempo. Il chirurgo ortopedico sassarese, direttore della clinica ortopedica dell’Aou, delegato regionale dell’Unità di crisi per il Covid istituita nel nord Sardegna in tandem con Marcello Acciaro, risponde al telefono mentre si taglia i capelli in una barberia di Arzachena. Dopo aver analizzato per la Regione il focolaio locale e incontrato il sindaco. Poi farà un giro in Gallura prima di rientrare oggi a Sassari per la sua presentazione ufficiale (alle 10.30 al palazzo della Provincia). Continuando nel mentre a lavorare in clinica e dispensare consigli ai suoi amati studenti.

Ma chi glielo ha fatto fare?

«Mi è arrivata una telefonata a cui non potevo dire di no».

Di chi?

«Del governatore Solinas».

Dicono siate vicinissimi.

«Sicuramente ci lega un rapporto di amicizia e stima profonda. E politicamente la vediamo alla stessa maniera su molte cose. E poi mi vanto di essere tra quelli che più ha insistito per fargli accettare la candidatura a governatore. Per me era chiaro che era la persona giusta. E i fatti lo stanno dimostrando».

Lei è un candidato sardista?

«Non ho tessere né appartenenze, e Solinas mi ha cercato come espressione della società civile. Voleva uno che si “sporcava le mani” tutti i giorni. Se poi mi chiede se sono autonomista la risposta è sì. Siamo tutti diversi. E noi più degli altri».

Il suo programma?

«Contribuire con la mia presenza in Senato a mandare a casa il tremendo governo Conte. E tornare al mio amato lavoro».

Chi teme di più dei suoi avversari?

«Corda sinceramente non lo avevo mai sentito. Marras chiaramente sì. Non temo nessuno perché penso che l’elettorato di sinistra e quello del M5s siano in difficoltà. E che l’alleanza sia un matrimonio combinato, ma senza passione “sotto le lenzuola”. La pensano diversamente su tutto. E si nascondono dietro il Covid per non decidere nulla».

Non crede al Covid?

«Non credo all’emergenza permanente. Alla esagerata limitazione delle libertà personali. E a chi ci ha riso dietro quando chiedevamo il passaporto sanitario e ora ci vuole fare passare da untori. Serve serietà, prevenzione, calma e pazienza. E non dilettanti allo sbaraglio».

Parlavano di lei come assessore alla Sanità, poi come commissario Aou. Sempre per la sua amicizia con Solinas?

«Nella mia vita professionale penso di avere dimostrato qualcosa. E sono sempre a disposizione per dare il mio contributo “dal fronte”. Sono profondamente coinvolto nel pensare e realizzare un piano di rinascita della Sardegna. Che la liberi dalla sudditanza economica e culturale che cercano di imporci. Do una mano come posso, ma non aspiro ad avere cariche, ho già abbastanza da fare. Alla candidatura ho detto sì perché me lo ha chiesto Solinas. E perché potrò contribuire a oppormi a un governo incapace, e a mandarlo presto a casa».

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