La burocrazia uccide le imprese in Sardegna: dai 60 agli 86 passaggi per chi apre un’attività

Un muro di adempimenti ostacola le nuove aziende. Costi tra i 12 e i 20mila euro

SASSARI. C’è un mostro che si aggira tra paesi e città d’Italia. Un mostro che spaventa i piccoli imprenditori, soprattutto quelli che si affacciano per la prima volta nel mondo delle aziende. Un mostro con tante teste e con un nome che incute paura: burocrazia. Il nemico giurato di questo mostro dovrebbe essere la semplificazione, arma più volte brandita da governi nazionali e locali. Insieme alla digitalizzazione dei processi, la semplificazione avrebbe dovuto fiaccare se non abbattere il mostro. Invece cosa è accaduto? L’arma si è rivelata inefficace o forse non si è voluto affondare il colpo.

Le cifre del fallimento. La Confederazione nazionale degli artigiani ha realizzato uno studio sugli adempimenti richiesti a chi vuole avviare una nuova attività. «È un’indagine del 2018, ma da allora le cose non sono certo cambiate in modo significativo», dice Francesco Porcu, segretario regionale della Cna.

Quindi, anche nell’isola, chi decide di aprire una nuova attività imprenditoriale si trova di fronte un muro di scartoffie (sì, la carta c’è ancora e in misura abbondante) e di adempimenti da superare.

L’autoriparatore. L’aspirante autoriparatore è quello che deve armarsi della maggiore dotazione di pazienza possibile. Forse la passione per i motori lo aiuterà ad affrontare quell’elenco di adempimenti. Potrebbero essere fino a 86. Trenta gli enti coivolti, da contattare 48 volte. Bisogna partire dalla Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) e tra Suap, Camera di commercio, Pec e firma digitale, Asl, vigili del fuoco, Agenzia delle entrate, Inps, Inail, incarico a un professionista si arriva a una decina di passi. I più temerari pensano anche di assumere qualche dipendente e così si preparano ad affrontare un’altra decina di passaggi tra Inail, Inps, Centro per l’impiego e medico. Le normative sull’ambiente sono severe e possono richiedere fino a un massimo di altri 16 adempimenti che passano attraverso Provincia, Regione, Abbanoa, Conai, ufficio ambiente del Comune, Camera di commercio, Suap. Non meno importante la salvaguardia di salute e sicurezza: infatti prevede sino a 18 passaggi che coinvolgono l’Asl, i vigili del fuoco, gli enti di formazione e, ovviamente, il medico.

Vuoi avvalerti di un apprendista? Altri 12 adempimenti. E poi mica vorrai restare senza un’insegna (altri tre passaggi) o senza acqua, energia elettrica e, eventualmente, gas? Sono altri 5 passaggi.

La falegnameria. Il compito dell’aspirante autoriparatore è proibitivo. Ma non è di molto più leggero quello dell’aspirante falegname: prevede sino a 78 adempimenti. Possono essree coinvolti fino a 26 enti da contattare 39 volte. «Data la particolarità dell’attività di falegname - spiega la Cna - non sempre è il Suap l’interlocutore di riferimento. Talvolta è un apposito sportello comunale al quale si può inviare tramite Pec e/o in via telematica. Rispetto ad altre attività la falegnameria presenta un numero molto elevato di obblighi ambientali».

Bar o gelaterie. Anche in questo caso il volenteroso aspirante barista o gelataio deve prepararsi ad affrontare l’ostacolo rappresentato da più di 70 passaggi che coinvolgono anche 26 enti con i quali, però, ci si può dover confrontare fino a 41 volte. Inoltre il futuro barista deve frequentare un corso che costa in media 600 euro e dura tra le cento e le 160 ore. Per il futuro gelataio l’iter burocratico vero e proprio si apre con la presentazione della Scia, di solito accompagnata da una notifica sanitaria.

Acconciature. Un po’ meglio va a chi vuol mettere le mani tra i capelli dei clienti: “appena” 65 adempimenti (con 26 enti da chiamare in causa da contattare 39 volte). Prima di presentare la Scica bisogna anche mettere in conto un esame teorico-pratico a conclusione di un corso triennale e di uno stage dalla durata variabile: dalle 500 alle 1.200 ore.

I costi. Per un autoriparatore i costi iniziali possono arrivare a 18mila euro. Quasi a 20mila per una falegnameria. Poco meno di 18mila per un acconciatore, fra i 12mila e 15mila per gelateria e bar. Il mostro non solo fa paura, ma ti chiede anche il conto.

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