Polemica nel Sassarese, il parco eolico è obsoleto ma non si può rinnovare

Stop da Soprintendenza e Regione per l’impianto della Erg tra Nulvi e Ploaghe

SASSARI. Il parco eolico è già stato fatto vent’anni fa ma non si può rinnovare. Almeno non come vorrebbe la Erg e come sperano Ploaghe e Nulvi, i Comuni che ospitano nei loro territori le 51 turbine. La concessione è ormai in scadenza e quelle pale, a suo tempo al centro di furiose polemiche, sono ormai obsolete dal punto di vista industriale. Nel senso che sono vecchie, poco redditizie per chi le gestisce e in più producono una quantità di energia ridicola per quelle che sono le nuove e attuali tecnologie.

Ecco così pronto il piano di “repowering”: sostituirle con altre più moderne, anche in numero minore, però decisamente più impattanti dal punto di vista estetico perché oltrepassano, e non di poco, i 100 metri di altezza. Di fatto, il parco passerebbe da 51 a 27 pale con un investimento dell’Erg attorno ai 130 milioni di euro. Idea che piace molto alle amministrazioni comunali, per niente invece alla Soprintendenza e alla Regione che infatti hanno bloccato il progetto nella culla. E non piace nemmeno ai giudici del Tar, ai quali si è rivolta la Erg. La società ha già annunciato un ricorso al Consiglio di Stato ma nel frattempo si apre un nuovo fronte di discussione che tocca molti punti delicati: dalla tutela del paesaggio alla ricaduta economica e occupazionale del parco in Comuni che fanno i conti con lo spopolamento, alla produzione nell’isola di energia da fonti rinnovabili fino al futuro del parco stesso che tra poco più di un anno dovrà essere messo in discussione e non è detto che i danni ambientali non possano essere comunque pesanti. E il caso è stato sollevato a livelli alti, come ha raccontato un articolo del Corriere della Sera. «Non discuto la posizione della Soprintendenza, che fa il suo lavoro – dice il sindaco di Ploaghe Carlo Sotgiu–. Premesso che noi come amministrazione comunale non possiamo essere parte in questo procedimento amministrativo, ci sono alcune considerazioni da fare. Prima di tutto bisogna ricostruire il percorso del nostro parco eolico: la convenzione ventennale sta per scadere e in teoria le attuali turbine potrebbero essere dismesse. Il problema è che la fidejussione depositata dalla società, che all’epoca non era la Erg, non basterebbe a coprire i costi di dismissione. In questo modo stiamo rischiando di vedere il territorio deturpato per sempre da pale inutilizzate che farebbero la fine di tante cabine dell’Enel e della Sip. Per questo abbiamo votato l’adesione al progetto: per arrivare a vederlo nei particolari. Ci saremmo opposti a un ampliamento del parco, ma non capisco perché non lavorare su ciò che è già esistente».


Antonello Cubaiu, sindaco di Nulvi, è esplicito: «A suo tempo hanno permesso il far-west, le pale sono state piazzate ovunque senza criterio e le aree sono già compromesse. Non ho elementi per stabilire chi ha torto o ragione, la nostra posizione è quella di essere favorevoli rispettando comunque le regole ma si rischia di passare da un estremo all’altro. Questo progetto vede in ogni caso la riduzione delle pale, noi ne avremmo solo nove con le nuove che aumenterebbero di cinque-sei volte la produzione di energia eolica e non va sottovalutato. Tra l’altro come Comune stiamo avviando progetti sulla mobilità e le fonti sostenibili di energia, siamo molto attenti su questo punto. Poi, certo, c’è la ricaduta economica e per un paese come il nostro è vitale, ma non è il nucleo del problema».

«Un investimento di oltre cento milioni per noi è molto importante – aggiunge Carlo Sotgiu – ma non è il principale punto di discussione. Da ingegnere credo molto nelle fonti rinnovabili e vorrei sapere come la Regione vuole muoversi se davvero nel 2030 dovrà smettere di produrre energia dalle fonti tradizionali. Con queste decisioni si rischia un corto circuito, un futuro di un certo tipo secondo me si può avere solo rinnovando e continuare a lavorare dove i parchi sono già presenti. Prima del lockdown eravamo tutti sostenitori di Greta Thunberg e le sue battaglie per energie rinnovabili e ora si torna indietro, davvero non capisco».

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