Covid, ti odiamo e tutti insieme ti cacceremo dalla nostra vita

Da ormai un anno le nostre vite sono cambiate a causa della pandemia. Ora siamo in zona bianca e respiriamo un po’ ma attenzione: il virus è ancora tra noi, dobbiamo essere responsabili. Ricordando...

Da ormai un anno le nostre vite sono cambiate a causa della pandemia. Ora siamo in zona bianca e respiriamo un po’ ma attenzione: il virus è ancora tra noi, dobbiamo essere responsabili. Ricordando quello che abbiamo vissuto. Inizialmente il Coronavirus è stato preso sotto gamba. Si trovava in Cina ed era molto distante da noi. Quando è arrivato qui si pensava che fosse una semplice influenza, che sarebbe passato subito e le prime due settimane di quarantena sono state prese come delle “vacanze”. Soprattutto noi studenti eravamo felici di stare a casa. Ma la situazione ha iniziato a degenerare. Non era una semplice influenza passeggera, era qualcosa di molto più grave ancora sconosciuta. Le riaperture delle scuole venivano sempre rimandate e si seguivano le lezioni da casa, sempre più lavoratori si sono fermati perché la loro occupazione non veniva definita “essenziale”, mentre chi poteva lavorava da casa. Non hanno subito cambiamenti solo alcune attività come i supermercati e le farmacie. Il più grande cambiamento, invece, è stato per i medici e operatori sanitari, oltre che per tutta la popolazione. Poi è stata dichiarata la pandemia. Non è stato facile per nessuno affrontare tutte quelle restrizioni, non poter vedere il resto della famiglia che non fossero congiunti, gli amici, andare a scuola, uscire. Non poter vivere come sempre insomma. Si viveva nell’attesa di notizie su come comportarci, su cosa si fosse scoperto e la maggior parte delle notizie erano pessime: aumento di contagi, decessi. Durante l’estate poi si è vissuto un po’ più “normalmente”, sembrava quasi tutto finito. Non è stato così, anzi, nell’ultimo mese la situazione è peggiorata ancora di più ed è arrivata la seconda ondata. Per le feste natalizie sono state disposte restrizioni, ogni giorno era segnato da un colore diverso. Non si sono potute vivere le feste come gli altri anni, sono state particolari. Questi colori alla fine sono passati alle regioni in base al numero dei positivi al virus e all’andamento del contagi. Ora la Sardegna è la prima regione a passare in zona bianca: i ristoranti e i locali possono aprire anche la sera, senza chiudere più alle 18, e il coprifuoco è stato prolungato. Per fortuna sono diminuiti i contagi e abbiamo maggiore libertà, ma bisogna ricordare che il virus non è sparito. È sempre lì che aspetta qualche nostra mossa sbagliata. Non bisogna abbassare la guardia. Dobbiamo dimostrare che lo possiamo sconfiggere definitivamente. Ci è stata data una grande possibilità, soprattutto per le attività che potranno lavorare nuovamente, e non dobbiamo sprecarla. Io spero che tutte le persone si comportino nel miglior modo possibile. Ho ancora fiducia che tutto questo finirà, ho fiducia che tutti capiscano, ho speranza per un futuro migliore. Un giorno tutto questo sarà solo un brutto ricordo che racconteremo e saremo orgogliosi di averlo sconfitto.

* Adele frequenta l’Istituto Agrario Pellegrini di Sassari

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