Lacconargiu, un tesoro in bottiglia

Nelle terre della famiglia Frau si produce un bianco nato da un progetto Agris di recupero di un antico vitigno del Mandrolisai

La pasta fresca tirata a mano e i dolci tradizionali sono opera di Teresa, il miele è il cavallo di battaglia di suo figlio Federico, mentre Ilaria, l’altra figlia, è l’esperta di marmellate biologiche. Agli arrosti e agli insaccati così come ai vini ci pensa, invece, il padre Raimondo. All’agriturismo “Su creccu”, riaperto al pubblico dal 13 febbraio dopo le restrizioni imposte dalla zona arancione, ci si può sbizzarrire con i prodotti tipici di un territorio, il Mandrolisai, a forte vocazione agricola.

Tuttavia, se proprio andate alla ricerca di un prodotto particolare, un unicum nel panorama vitivinicolo della Sardegna, nel locale alle porte di Ortueri dove tutto, ma proprio tutto, proviene dalle proprietà della famiglia Frau allora dovete chiedere al padrone di casa una bottiglia di Lacconargiu. Questo è il vino che Raimondo Frau, titolare dell’azienda a conduzione familiare con la disponibilità di alcune camere e dell’omonima cantina, considera il suo piccolo capolavoro. Lacconargiu (o albarenzeuli), bianco a Indicazione geografica tipica – Isola dei Nuraghi ottenuto da una selezione di uva bianca autoctona, è un vino di colore giallo intenso. Intensamente profumato ha un variegato bouquet floreale ma è anche il frutto di un progetto di recupero dell’antico vitigno, coltivato ormai marginalmente nelle colline nel Mandrolisai, sotto la regia di Agris.

Proprio in località “Prochile ’e campu”, nei terreni della famiglia Frau, nel corso del 2013 e del 2014, l’agenzia regionale ha sperimentato una microvinificazione a partire da uve coltivate nell’areale di origine. Missione compiuta: Lacconargiu è diventato il fiore all’occhiello della cantina di Ortueri.

«Vendemmiamo a mano e selezioniamo attentamente ogni grappolo» sottolinea Raimondo che, approfittando delle belle giornate di sole, nei giorni scorsi ha potato le viti e si appresta a innestare questa specialità che ha una bassa resa: circa 40 quintali per ettaro. Anche per questa ragione la produzione è limitata. E forse per questo motivo il valore di questo vino è particolarmente alto. Piccole quantità per un prodotto curato nei minimi dettagli da tecnici esperti e coccolato dalla grande passione dei proprietari della cantina.

«Il nostro bianco – aggiunge Raimondo – viene imbottigliato in quantità che variano di anno in anno, a seconda della vendemmia».

Accanto al bianco, il cui grado alcolico oscilla tra i 13 e i 14 gradi e va servito a una temperatura di circa 10-12 gradi centigradi, la cantina “Su creccu” (nome in sardo della quercia che con la sughera è la regina incontrastata di questo territorio nel cuore della Sardegna) propone altre tre etichette. Si tratta di tre rossi: Telargia, Fedeila e Fedeila superiore. Per il primo, un Igt Isola dei Nuraghi dal colore rubino intenso, è previsto l’affinamento in botti di rovere e in serbatoi di acciaio inox sino all’imbottigliamento. Si prosegue con altri 3- 4 mesi in bottiglia. Per i due Fedeila, entrambi dei Mandrolisai Doc, il processo di vinificazione prevede una sosta in barrique per circa 5 mesi e altri 3 mesi in bottiglia. «Abbiamo voluto recuperare quest’antico vitigno che ci regala un vino così particolare e profumato perché crediamo nella nostra tradizione. La nostra cantina – sottolinea ancora il proprietario dell’azienda di Ortueri – nasce da una grande passione per le vigne e per il prodotto vinicolo. Tutte le fasi del ciclo produttivo vengono svolte con grande attenzione e cura in maniera tale da far risaltare in ogni vino la tipicità e il carattere che sanno di forza ma anche di delicatezza. Il nostro Lacconargiu è il massimo esempio di questa cura».

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