Da Musciora il territorio nel piatto

Il nuovo locale della famiglia  Del Rio indicato come miglior  ristorante sardo da Trip Advisor  Magistrale fregula con polpo

Una nuova luce illumina la ristorazione di Alghero, quella del ristorante Musciora, un localino da 26 coperti, volte a botte, parquet, in via Mazzini 59, “nè in centro, né in periferia”. Aperto nel giugno scorso ha attraversato i marosi della pandemia e, nonostante tante difficoltà, è stato votato come il miglior ristorante sardo dal pubblico di Trip Advisor. All’esterno del locale un tripudio di bottiglie di vino (ovviamente vuote), all’interno una brigata giovane, motivata e professionale, coordinata dal patron Danilo Del Rio. Se sbirciate in cucina, oltre il vetro che dà sulla sala di ingresso, vedrete biancheggiare la cabeza di Tonino Del Rio, cuoco di grande esperienza (ex Corallo), padre di Danilo, che ha pensato di dare una mano al figlio in questa avventura. Tavoli distanziati, a norma anti Covid, apparecchiati in modo minimalista ma elegante: un poggiaposate, il cestino del pane (anzi dei pani), i bicchieri, un tovagliolo immacolato. Nulla che stoni. Neanche la raffinata musica di sottofondo, delicata quanto il silenzioso incedere dei giovani camerieri. Mettetevi pure a sedere, vi arriveranno subito un paio di minuscoli pre-antipasti: una deliziosa crema di ricotta con crumble di olive e un assaggino di focaccia integrale con un olio biologico di un piccolo produttore locale.

Ecco un punto di forza: tutto quello che ti arriva a tavola è rigorosamente di produzione del territorio, dal pesce al pane, dal vino ai formaggi. Ecco anche un’ostrica opulenta appena carezzata da una marmellata di limone, in perfetto abbinamento con le bollicine, metodo classico, di Quarto Moro: emozionante. A seguire un capolavoro di tenerezza ed eleganza: un tenerissimo calamaro sminuzzato e ricomposto con una crema di pisellini freddi. La sequenza prosegue in golosa progressione con un carpaccio di ricciola, qualche favetta fresca, mentuccia, un nonnulla di zucchero e una quasi impercettibile riduzione di Cannonau. Via anche alla ballata degli omega tre: filettino di sgombro con finocchietto, fiordilatte di Santa Maria La Palma e bacchi di ginepro da abbinare ad un fresco gin tonic (il prestigioso Giniu con la tonica Indian) e qualche straccetto di sardina con broccoli crudi e qualche macchia di rapa rossa per un caleidoscopico piatto da vedere prima di assaggiarlo. Gli assaggi proseguono in maniera delicata grazie alla rana pescatrice con carciofi crudi e bottarga di muggine e al carpaccio di tonno marinato a 43 gradi centigradi per 10 ore, finocchi a lamelle e mandorle tostate in un tenero abbraccio con polvere di mirto essiccato.

A questo punto lo stomaco è placato, può accogliere solo una magistrale fregula con polpo da applausi. Una ricetta bene interpretata che esalta il sapore del polpo e il suo perfetto matrimonio con la fregula. Un piatto da ricordare e da riassaggiare. Ma se le forze vi sorreggono potete proseguire la maratona con una golosa sequenza di antipasti caldi. Oppure spostando verso terra la barra del vostro timone gastronomico vi attendono delizie che meritano tutto l’entusiasmo dei gourmet. Nell’elenco dei fornitori il meglio dei produttori locali; dagli olii extravergine di Sartore e Fois ai pani di Masia (che fornisce anche il panpugnat della tradizione

catalana), dai latticini di un piccolo produttore di Santa Maria La Palma alle paste fresche (linguine a parte, che quest’anno sono orfane

dei ricci di mare). Ottima e ragionata la carta dei vini che propone senza inutili esibizionismi le migliori etichette per il rapporto

tra prezzo e qualità. A proposito: un pasto medio costa 35 euro, 50 con il vino. Una nota di merito

la cortesia e la professionalità del servizio, al quale sovrintende personalmente Danilo.



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