Fallimento Sept, in appello il Pm chiede 10 condanne: alla sbarra anche Cappellacci

In primo grado all'ex presidente della Regione e ora parlamentare di Forza Italia erano stati inflitti due anni e mezzo di reclusione

CAGLIARI. Alcune pene potrebbero essere scontate, qualcuno fra i dieci condannati in primo grado potrebbe uscire indenne dal lunghissimo processo ma soltanto grazie alla prescrizione. Per il pg Sergio De Nicola la sentenza emessa dal tribunale il 28 settembre 2016 dev’essere confermata: Ugo Cappellacci, Marco Simeone e gli altri protagonisti e comprimari del processo nato dal fallimento dell’industria di vernici Sept sono tutti colpevoli. Nella sua breve requisitoria il magistrato dell’accusa non ha specificato davanti alla Corte d’Appello presieduta da Giovanni Lavena con i consiglieri Silvia Badas e Alessandro Castello quali potrebbero essere i reati estinti e quali no: saranno i giudici a stabilirlo. Di certo è trascorso molto tempo dai fatti - in parte a cavallo del 2000, il fallimento è stato deciso nel 2010 - che condussero in carcere e custodia domiciliare per dieci mesi l’ex sindaco di Carloforte Simeone, accusato di ventisei episodi di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale riferiti all’attività della Sept, un colossale intreccio di artifizi finanziari che alla fine gli è costato la condanna a nove anni di reclusione e ha trascinato nei guai anche l’amico d’infanzia Ugo Cappellacci, allora consigliere della Sept, con l’avvocato civilista Dionigi Scano, condannati entrambi a due anni e mezzo di reclusione.

Per la procura generale, in sostanziale accordo col tribunale, l’ex governatore è colpevole di bancarotta patrimoniale e semplice per aggravamento del dissesto, imputazione scattata per aver firmato come consigliere delegato della Sept, il 28 dicembre 2001, l'atto d'acquisto della società Simeone srl senza l'autorizzazione del consiglio di amministrazione in base a una delega che l'accusa considera generica oltre che in aperto contrasto con l'impostazione della società, la cui assemblea appena qualche anno prima - il 16 aprile 1999 - aveva certificato come l'isola di San Pietro non fosse strategica per il business aziendale. A pagare quella scelta considerata arbitraria, che avrebbe portato nella pancia della società debiti per quasi un milione e un danno di 127 mila euro peggiorando uno stato finanziario già prossimo al fallimento, è stato anche l’avvocato civilista Dionigi Scano che prese parte alle scelte. Per il pg De Nicola i ricorsi in appello non sono sufficienti a modificare il giudizio su fatti e condotte, l’impianto accusatorio elaborato a suo tempo dal pm Giangiacomo Pilia e la ricostruzione del consulente d’ufficio Giuseppe Aste restano validi e confermati.

Il pm ha chiesto alla Corte che venga tenuto conto dei termini di prescrizione per tutti gli imputati partendo dalla sentenza di primo grado, in base alla quale venne inflitto un anno di reclusione ad Antonello Melis, all’epoca dei fatti sindaco della Sept.

La sentenza del tribunale comprende dieci condanne, che riguardano persone entrate nel procedimento con ruoli diversi. A Luigi e Maria Simeone, ritenuti responsabili degli stessi reati contestati a Cappellacci, il tribunale aveva inflitto quattro anni di reclusione, due anni è la pena che riguarda Stefano Fercia, un anno per Elisabetta Morello, Oscar Gibillini e Riccardo Pissard, tutti giudicati nei rispettivi ruoli di controllo responsabili di bancarotta semplice documentale. Assolti tre imputati, il tribunale aveva fatto cadere alcune accuse contestate dalla procura anche a Simeone. Arrestato a ottobre del 2012, l’ex sindaco aveva trascorso 10 mesi tra carcere e custodia domiciliare. Il processo andrà avanti il 4 maggio con le arringhe dei difensori. (m.l)

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