Piano casa, gli ambientalisti esultano

Wwf e Verdi: accolta la nostra richiesta. Per il Grig è «una scelta di civiltà», per Legambiente «una decisione opportuna»

SASSARI. Quelli del Grig la definiscono «una scelta per preservare il futuro, una scelta di civiltà»: il riferimento è alla decisione del governo Draghi di impugnare il Piano casa della Regione Sardegna, in coro con tutte le altre associazioni ambientaliste che hanno accolto con grande favore la notizia. «Altro cemento sulle coste non vuol dire turismo, significa solo degrado ambientale e perdita di attrattiva» commenta il Gruppo d’intervento giuridico, parlando di «legge scempia-coste che moltiplica le volumetrie in zona costiera, in area agricola e nei centri storici, aumentando il rischio per l’incolumità pubblica con l’incentivazione delle residenze nei seminterrati, frutto della bulimìa cementizia di una politica tanto miope quanto deleteria, che vuol rendere la Sardegna un miserabile contenitore di metri cubi e poco più». Per il gruppo di Stefano Deliperi «il solo contentino della rinuncia agli incrementi volumetrici anche nella fascia di tutela integrale dei 300 metri dalla battigia marina è ben poca cosa, una foglia di fico. Questo è solo un piano per la speculazione edilizia».

L’impugnazione decisa dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro degli affari regionali Gelmini è per il Wwf Italia «un’ottima notizia». L’associazione del Panda di recente aveva chiesto al governo di impugnare presso la Corte costituzionale il Piano casa (legge regionale 1/2021) in quanto si tratterebbe di un provvedimento che «capovolge completamente l’impianto di tutele paesaggistico-ambientali contenute nel Piano paesaggistico regionale, prevede un’indiscriminata colata di cemento, con possibilità di edificazione a pioggia nelle zone rurali e naturali (anche di pregio) e incrementi volumetrici, fino al 50% per le strutture turistico ricettive». Un esposto lo avevano presentato anche i Verdi che parlano di «bella notizia» con il coordinatore nazionale, Angelo Bonelli: «Una legge – dice – che con l’alibi del Covid prevede 10 milioni di metri cubi di cemento su un’isola conosciuta per le su bellezze naturali» ricordando che in un’isola che «ha pagato a caro prezzo il dissesto idrogeologico, l’ultimo evento da citare è l’alluvione a Bitti che ha provocato 3 vittime e danni ingenti», la Regione «autorizza irresponsabilmente la trasformazione di seminterrati in abitazioni. Il presidente Solinas non ha riflettuto sulle conseguenze di questa norma, perché chi andrà a vivere nei seminterrati rischia di rimanere intrappolato nella propria abitazione in caso di alluvione subendo rischi inaccettabili».

Avevamo denunciato – dice infine Legambiente, parlando di decisione opportuna – che quella legge perseguiva un obiettivo sostanziale: far passare il principio che il governo del territorio non ha bisogno di regole e tanto meno di pianificazione sia paesaggistica che urbanistica. L’effetto sarebbe stato quello di smontare sia la legge urbanistica 45/89 sia il Piano paesaggistico regionale ignorando le recenti e ripetute sentenze della Corte Costituzionale che hanno messo in risalto che le regioni non possono ridurre gli Istituti di tutela paesaggistica». E ancora. «In sostanza il Piano casa sembra prefigurare uno scenario di ritorno al passato cementificatorio che presuppone la esclusione dalle risorse economiche disposte dalla Ue condizionate ad obiettivi qualificanti di chiari principi di sostenibilità ambientale e paesaggistica».

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