Impugnato il Piano casa della Sardegna: «Nascosto in quella legge c’è un condono edilizio»

Piano casa impugnato dal Governo, contestati quasi tutti i 31 articoli. Sanna: resta in vigore fino alla pronuncia

SASSARI. Aumenti di cubature «sproporzionati e contrari alle norme» e campagne a rischio di effetti ambientali devastanti «in termini di frammentazione degli agroecosistemi». Sono solo alcune delle motivazioni che hanno spinto il governo Draghi, su proposta della ministra Mariastella Gelmini, a impugnare il Piano casa votato dal centrodestra il 14 gennaio dopo una lunga maratona in Consiglio regionale. Dai documenti consultati dall’Agi - le motivazioni dell’impugnativa non sono ancora state pubblicate - emerge come non siano solo pochi articoli a essere contestati dall’esecutivo, bensì l’intero impianto della legge. Sarebbero 21 i punti controversi. Per il governo, infatti, il Piano casa sardo di fatto apre a «un condono edilizio regionale surrettizio» e a una «distorsione della concorrenza nell'accesso ai fondi del superbonus edilizio». Anche il via libera all'edificazione di fabbricati residenziali riservata agli imprenditori agricoli entro i 1000 metri dal mare viene contestata dal governo perché «rischia di compromettere gli ecosistemi dunali e retrodunali» ed è contro il Piano paesaggistico regionale. La legge, secondo il governo, allenta il sistema di regole e di tutele finora in vigore, rendendo più semplice costruire, ristrutturare e ampliare praticamente ovunque, anche nelle zone agricole in lotti minimi di un ettaro, fatta eccezione per la fascia dei 300 metri dal mare, dalle zone umide e da laghi, stagni e bacini artificiali.

Insomma, una stroncatura a 360 gradi che investe quasi tutti i 31 articoli del Piano casa, fin dall’inizio contrastato dalle opposizioni di centrosinistra e 5 stelle, nonché dalle associazioni ecologiste, sul piede di guerra non appena la giunta Solinas ha iniziato a mettere mano alle normative urbanistiche. La Regione aveva presentato le sue controdeduzioni, ma al ministero dell’Ambiente non sono bastate. Senza contare che a esprimersi contro sono stati anche il ministero della Cultura e la Protezione civile nazionale, che hanno portato all'impugnazione davanti alla Consulta per violazione della normativa statale in materia di tutela del paesaggio, dell'articolo 117 della Costituzione e di altre norme, incluso il testo unico dell'edilizia del 2001.

Dal canto suo, l’assessore all’Urbanistica, Quirico Sanna, che più di tutti si è battuto per il Piano casa, si mostra sereno e affida il suo commento a Facebook. «Parleremo quando vedremo le motivazioni. Per il momento voglio ricordare che la legge rimane in vigore e produce effetti legittimi fino a quando una sentenza, della Corte costituzionale, stabilisca che a legge è incostituzionale». Intervento stigmatizzato dal deputato del M5s, Mario Perantoni. «La decisione del Governo di impugnare il Piano caso è il passo che noi speravamo ma non basta: occorre sospenderne l’efficacia, così come la Consulta ha disposto recentemente per una legge della Val D’Aosta. Di certo non è istituzionalmente tollerabile che l’assessore all’Urbanistica utilizzi i social per ricordare ai cittadini che “la sua legge” rimane in vigore e produce effetti fino alla sentenza della Corte senza dire cosa succederà dopo la dichiarazione di incostituzionalità. Questo atteggiamento – conclude il parlamentare grillino – ci costringe ad appellarci alla Consulta perché in via cautelare sospenda gli effetti del Piano casa sardo che, se attuato, provocherebbero danni gravi e irreparabili agli interessi pubblici e privati». (al.pi.)

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