Restrizioni, un arancione diverso per la Sardegna

Danni irreparabili dall’automatismo imposto da questo ‘sistema a colori’ per una terra-isola, a bassa densità demografica e di difficile accessibilità

Il mare come difesa e come ‘porta’ spalancata a virus, batteri, patogeni, noti e ignoti. Isole mediterranee ed epidemie/pandemie da sempre a sempre. Non si può dire che l’insularità sia stata uno scudo contro le grandi epidemie per la Sardegna. Peste, colera, Spagnola si sono presentate negli stessi anni sul continente e nella seconda più grande isola del Mediterraneo.  

Per evitare che dal mare arrivassero morbi e contagi sarebbe stato necessario sigillare 1.380 chilometri di coste (quasi 1.900, se si comprendono le isole minori, San Pietro, Sant’Antioco, Asinara, Isola Piana, Caprera, La Maddalena, ecc. ).

Questa impresa riuscì solo nel 1835, in una particolare situazione politico-istituzionale (prima dell’ Unità), quando la Sardegna, facente parte dello Stato sabaudo, fu l’unica regione italiana a salvarsi da una terribile epidemia di colera: il Magistrato di Sanità (una sorta di Comitato Tecnico Scientifico come quello che oggi affianca il Ministro della salute) impose che le navi provenienti da porti mediterranei ‘infetti’ dovessero arrestarsi a distanza di sicurezza dal litorale e che nessuno mettesse piede sulla terraferma.

Il corrispondente del giornale spagnolo che mi chiede di volgere lo sguardo al passato, per raccontare se, come e quanto la cintura protettiva del mare sia stata capace, nei secoli, di proteggere le isole dalle incursioni epidemiche, dalle Baleari, alla Sardegna e alla Sicilia, non è interessato solo al passato, ma anche al nostro presente.

Dagli antichi Magistrati di Sanità, con poteri di decisione e di scelta che, naturalmente, non dovevano inchinarsi ad algoritmi nell’adottare le misure atte a fronteggiare l’emergenza. Per arrivare alle ‘cabine di regia’ e ai CTS del tempo del Covid , che devono basarsi, per le decisioni sulla divisione in zone su indici di contagio che mettono sullo stesso piano la Lombardia e un’isola come la Sardegna , superfici quasi pari (rispettivamente 23.844 e 24.090 kmq) e una densità demografica di più di sei volte superiore (423,4 a 69 ab. per kmq). Sono bastati una piccola oscillazione dell'indice di trasmissibilità, Rt, nell’ultima settimana (da 0,89 a 1,08 o da 0,985 e 1,01) ma anche su questo - come sull’evolversi della situazione epidemiologica nel periodo in esame, 8-14 marzo - ‘non v’ha certezza’.

E, ancora, altri piccoli ‘scostamenti’ dal rigido automatismo che regola realtà epidemiologiche regionali tanto diverse tra loro, dal Nord al Sud, dall’Italia continentale alle grandi isole, per decidere il brusco passaggio che ha bypassato il giallo, passando da bianco ad arancione con tutto il corollario di misure restrittive. Questo nonostante il basso tasso di occupazione delle terapie intensive – pur richiamato di continuo come il dato fisso a cui riferirsi - decisamente al di sotto della soglia d’allarme. E la confortante situazione per quanto riguarda nuovi focolai in Rsa, case di riposo per anziani, ospedali o luoghi di cura con ricoverati fragili e vulnerabili (per vecchiaia o copatologie) che l’anno scorso avevano creato all’allarme.

Niente potrebbe dare meglio l’idea dei danni – non solo economici, pur enormi - che l’automatismo imposto da questo ‘sistema a colori’ produce in una terra-isola, a bassa densità demografica, di difficile accessibilità, e con le caratteristiche insediative della Sardegna, dove occorrerebbe flessibilità e una divisione delle zone in base alle misure di contenimento. Ma, avanzate le critiche – più che fondate- al sistema dei colori, non ci si può però sottrarre al doveroso mea culpa, individuale e sociale, per aver perduto il privilegio di quella zona bianca che aveva fatto sognare la ripresa e guadagnato all’isola visibilità e interesse, anche all’estero.

Assembramenti, spuntini tra città e campagna, dopo la caccia, e il tradizionale rito osservato, a dispetto del virus, da giovani maturandi nelle varie cene dei ‘cento giorni’. Per tacere dell’allentamento generale delle precauzioni consigliate, hanno portato ad un trend in crescita di nuovi casi e ai nuovi focolai con conseguente declassamento dell’isola (che paga anche il ritardo con cui si procede alla vaccinazione). Mentre occorrerà riparare a ogni costo le falle del sistema dei controlli nei porti: quello in atto, come ci raccontano ogni giorno le cronache, equivale al dito del leggendario bambino olandese che cercava di tappare il buco della diga di mare e di fango che minacciava il suo villaggio.
 

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