Controlli sugli stranieri che sbarcano in Sardegna, missione impossibile

Attraversano il confine e prendono la nave per l’isola. In caso di positività è poi difficile rintracciarli

SASSARI. L’ultimo caso in ordine di tempo è emblematico. Un equipaggio che solitamente effettua viaggi in giro per il mondo, specie di quelli avventurosi: è partito dalla Germania e ha raggiunto la Liguria a bordo di un fuoristrada attrezzato per la lunga permanenza. A Genova l’imbarco e l’arrivo a Porto Torres. Controlli? Di routine. È possibile quindi attraversare nazioni diverse, mischiando i percorsi previsti dalle liste che distinguono gli obblighi a seconda dei Paesi di provenienza, poi spostarsi nelle regioni italiane (rosse o arancioni) e infine arrivare in Sardegna. Dove poi proseguire le vacanze.

È un problema che era stato sollevato fin da subito quello degli sbarchi degli stranieri e ogni giorno nell’Isola ne arrivano a decine. Il porto di Porto Torres - per esempio - ha collegamenti marittimi attivi con Barcellona e con la Corsica (per una parte dell’anno anche direttamente con la Francia) e la complessità del controllo in questi casi è moltiplicata per cento volte. Al momento la situazione sembra di difficile soluzione: «Molti scrivono nell’autocertificazione “Holiday”». Quindi vacanze, anche se poi cercano di rimediare e apportano correzioni. Ma il vero problema sta nell’efficacia dei controlli, nella possibilità di rintracciare le persone sbarcate una volta che lasciano gli scali marittimi. Il più delle volte non vengono forniti indirizzi di destinazione certi e in caso di positività (anche con il tampone effettuato nelle 48 ore successive all’arrivo) riuscire a rintracciare i passeggeri è una impresa titanica. Certo, le verifiche ci sono all’arrivo e in questa fase la situazione è più facile da controllare, ma è la gestione complessiva del servizio che dovrebbe essere rivista.

Torna d’attualità la richiesta del pieno coinvolgimento della compagnie marittime, con la possibilità di effettuare i controlli e tutti gli accertamenti previsti nel porto di partenza e non in quello di arrivo. Sarebbe la soluzione a gran parte dei problemi: perché chi non è in regola non parte, chi risulta positivo viene bloccato prima di imbarcarsi ed evita - tra l’altro - di creare situazioni di possibile contagio anche a bordo dei traghetti. E consente agli operatori dei porti di arrivo di agire senza dover continuamente fronteggiare le emergenze legate proprio alla gestione di passeggeri che trasferiscono sullo scalo di arrivo tutti quei problemi che, invece, avrebbero dovuti essere già risolti prima dell’imbarco. Qualunque sia la destinazione.

Restano le falle, quindi, che con il traffico dei passeggeri stranieri sono ancora più evidenti. (g.baz.)

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