La moglie sarda: «Il mio amore da Oscar con Riccardo, l’altro Fellini»

Lina Chelo e Riccardo Fellini nel giorno del loro matrimonio

Il fratello del celebre regista è sepolto a Bosa, città d’origine di Lina Chelo: «Lì ci siamo conosciuti prima di andare a Roma: è stato come riportarlo a casa»

BOSA. L’altro Fellini, Riccardo, riposa nel cimitero monumentale di Bosa. La sua tomba rivestita di marmo scuro è nella cappella di famiglia della moglie Lina Chelo. Attore prima e regista dopo come il suo ben più illustre fratello Federico (maggiore di un anno) che con i suoi film ha fatto incetta di Oscar e contribuito a far conoscere il cinema italiano in tutto il mondo,

Riccardo Fellini, a destra, con Franco Fabrizi, Alberto Sordi e Leopoldo Trieste sul set de "I vitelloni"

Riccardo, morto a Roma, il 26 marzo del 1991 è stato sepolto in Sardegna per volontà della consorte. «Volevo che stessimo ancora vicini, non ho mai smesso di dargli carezze», dice la vedova. Proprio parlando con lei ad Alghero, appena quaranta chilometri più a nord della sua Bosa, a vent’anni di distanza dalla morte, di quello che si può definire senza se e senza ma, l’uomo della sua vita, emerge di Riccardo Fellini, un ritratto particolare e a tratti inedito.

Un profilo dolce e deciso. Il loro è un amore senza tempo, che sopravvive anche alla morte di uno dei due. E malgrado dalla sua dipartita siano trascorsi quattro lustri, irradia la vedova di una bella luce. Le sue parole, quando parla e si riferisce all’uomo che ha sposato dopo una convivenza di oltre undici anni, diventano carezze pronunciate da una voce calda resa giusto un po’ ruvida dalle tante bionde accese.

L’incontro a Bosa. «Federico ha vinto gli Oscar del cinema, ma mia mamma quelli della cucina. Faceva una zuppa di aragosta conosciuta ovunque. E ancora oggi chi la nomina ha l’acquolina in bocca», dice con orgoglio la signora Lina Chelo dall’appartamento a pochi passi dalla chiesa di Sant’Agostino. Chissà se Riccardo Fellini, all’epoca ospite dell’hotel ristorante Chelo a Bosa Marina, durante una tappa sarda del suo tour nazionale per un documentario in fieri (Gli animali degli italiani), che stava realizzando per la Rai, non si sia infatuato prima di quel piatto di crostacei prelibato e poi della figlia dei proprietari.

Tra i due, è cosa certa, malgrado i venti anni di differenza anagrafica, scoppiò l’amore. Quello vero, fatto di passione, rispetto e di una complicità durata fino agli ultimi giorni di vita di Riccardo, portato via presto da un male apparentemente banale ma rivelatosi letale. La vita insieme a Roma. «È vero, Riccardo era molto più grande di me, ma non è mai stato un problema. Aveva un carattere vivo e forte, entusiasmo e uno spirito che potremmo definire giovanile associato alla maturità, tanto che io non mi sono mai resa conto di questa differenza di età», racconta Lina Chelo.

«Ci siamo conosciuti a Bosa marina nell’albergo della mia famiglia, poi scritti per mesi come si usava allora. Lettere su lettere che ci facevano desiderare nuovi incontri. Poi io ho lasciato la Sardegna per raggiungerlo a Roma. Ormai era quello che volevamo entrambi». La coppia ha condotto una bella vita. Sicuramente ricca di eventi e di incontri. Il mondo era quello del cinema e Roma la città effervescente e vitale dove ogni cosa nasceva. «Abbiamo trascorso dodici anni insieme prima che morisse dopo un breve periodo di ricovero in una stanza dell’ospedale Umberto I di Roma, la stessa dove ebbe la stessa sorte un anno più tardi suo fratello e mio cognato Federico. Per me quegli anni furono almeno il doppio tanto fu intensa quella stagione soprattutto per la bellezza del nostro rapporto e per una complicità che sazia», racconta la signora Fellini.

«Si, lo posso dire. Eravamo felici». Un amore unico e grande il suo verso il marito romagnolo: un amore da Oscar verrebbe da dire. «Quando è mancato Riccardo ero ancora giovane, potevo sicuramente rifarmi una vita, ma non ne ho mai sentito il bisogno», dice Lina, come se la presenza del suo uomo, di suo marito, seppure per una stagione della sua esistenza, bastasse. Non richiedesse appendici e corollari. «Dopo la sua morte mi è sembrato naturale portarlo a Bosa, nella mia Bosa. Quando me lo chiese Federico glielo dissi. Lo porto in Sardegna. Anche io sarei tornata a casa ed era un modo per averlo vicino – spiega Lina – per poterlo andare a trovare con facilità».

I fratelli Fellini. Riccardo era stato anche attore: per Federico uno dei “vitelloni” (1953), poi regista e documentarista. Aveva una luce propria ma il successo del regista della Dolcevita sembrava non contemplare un altro Fellini. Il rapporto tra i due non fu sempre idilliaco, ma si ricompose di affetto e attaccamento negli ultimi anni quando la malattia stava iniziando a minare il fisico di Riccardo. «Qualche incomprensione c’è stata – ricorda Lina Chelo – ma si volevano un gran bene. Federico e Giulietta erano molto affettuosi anche nei miei confronti.

Riccardo aveva una sensibilità particolare, per alcuni aspetti era anche troppo avanti per l’epoca, era un animalista ante litteram: “Quegli animali degli italiani” è il titolo di un film che realizzò per la televisione». Il destino dopo un fugace passaggio ha riportato lui, “l’altro Fellini”, in “un’altra sabbia”: quella ferrosa di Bosa davanti a un mare turchese lontana dai clamori della sua Rimini d’infanzia dove invece riposa suo fratello Federico. Strana sorte per entrambi che pur essendo nati al mare non lo amavano affatto. Pagina Successiva: 1>>

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