Il coronavirus morde ancora, in Sardegna il dato peggiore da gennaio

Il sindaco di Olbia Settimo Nizzi impegnato nelle vaccinazioni

Altri 287 casi e rapporto con i tamponi al 10%. Vaccini, inoculate 200mila dosi

SASSARI. Nel mondo invaso dal Covid tutte le azioni hanno una conseguenza mai immediata, ma quasi sempre dilazionata. Gli effetti dei vaccini non si vedono subito, ma dopo tempo. E anche gli effetti di comportamenti scorretti non arrivano in giornata, ma almeno a due settimane di distanza. La Sardegna tornata arancio sta probabilmente pagando oggi le conseguenze dello stile di vita mutato durante tre settimane di zona bianca. Ieri il contagio ha fatto un balzo verso l’alto: 287 nuovi casi. Per trovare un dato peggiore bisogna tornare al 16 gennaio (non a caso 15 giorni dopo le feste di fine anno) quando ci furono 368 nuovi positivi mentre il picco assoluto è del 13 dicembre dello scorso anno con 633 casi.

Una conta preoccupante. Il bollettino di ieri, al termine di una settimana in zona arancione e una settimana prima dell’ingresso nella zona rossa pasquale prevista in tutta Italia, è di quelli che non fanno dormire sonni tranquilli: la percentuale di positività in rapporto ai tamponi eseguiti (2.775) è schizzato oltre il 10 per cento. Ci sono altre due vittime, oltre sette ricoverati in più in reparti ospedalieri non intensivi e due in più in quelli intensivi. Si fa di nuovo seria la situazione a Sassari (91 contagi) e a Nuoro (85). Hanno pesato, probabilmente, le situazioni delicate che si sono create in piccoli comuni. A Bono, Pozzomaggiore, Sindia, Bolotana il virus ha dilagato negli ultimi giorni.

Articolo completo e altri servizi nel giornale in edicola e nella sua versione digitale

WsStaticBoxes WsStaticBoxes